Sindrome del colon irritabile

In passato è stata denominata in molti modi (colite, colite spastica, colite nervosa…)

L’IBS è un disturbo funzionale

La sindrome del colon irritabile o IBS (Irritable Bowel Syndrome) in passato è stata denominata in molti modi (colite, colite spastica, colite nervosa …) ed è stata spesso sottovalutata. Il paziente veniva considerato un malato immaginario e sostanzialmente un depresso.

Nei Paesi industrializzati l’IBS ha una prevalenza del 20% nella popolazione adulta: una persona su cinque ne è affetta ed è quindi tra le più frequenti cause gastroenterologiche di consultazione medica sia in medicina generale sia nella specialistica.

Colpisce più le donne degli uomini ed esordisce prima dei 35 anni nella metà circa dei casi. Tutto questo genera un forte impatto sulla qualità di vita dei pazienti, oltre che sull’economia sanitaria per la necessità di visite mediche, esami e per le assenze da lavoro.

L’IBS è infatti un disturbo funzionale gastrointestinale cronico e ricorrente con alterazione della sensibilità viscerale dell’intestino, delle funzioni motorie intestinali e disturbi della sfera psicologica. Appare chiaro come sia alterato il dialogo intestino-cervello (gut – brain axis).

Il 70% della serotonina viene prodotta dalle cellule intestinali e, sempre nell’intestino, dalla digestione delle proteine si ricavano gli amminoacidi essenziali per la sintesi dei neurotrasmettitori. Una disbiosi intestinale appare quindi fondamentale nella patogenesi dell’IBS.

Il primo passo per identificare l’IBS è un’accurata raccolta dei sintomi. I sintomi più comuni sono il dolore o fastidio addominale (che spesso si allevia con la defecazione), il senso di gonfiore e l’alternanza diarrea/stitichezza o la dominanza di una delle due (IBS con alvo prevalentemente diarroico, stitico o alterno).

mangiare

Tuttavia i sintomi variano da persona a persona. In alcuni soggetti l’IBS causa disturbi leggeri, sopportabilissimi, che non interferiscono con le normali attività giornaliere. In altri soggetti invece l’IBS può ridurre significativamente la qualità di vita.

I sintomi invalidanti possono essere sia intestinali sia extraintestinali (stanchezza cronica, insonnia, disturbi della sfera sessuale, cefalea …). L’aumentata sensibilità viscerale determina un’eccessiva risposta agli stimoli, quindi anche il normale processo digestivo in certi momenti può aggravare i sintomi.

In questi soggetti un pasto troppo abbondante, il consumo di caffè o di alcol possono provocare dolori addominali e urgenza alla defecazione. I pazienti con IBS sono inoltre molto sensibili a latte e derivati e generalmente tendono ad autoescludersi svariati alimenti.

Negli ultimi anni è stata posta l’attenzione su un gruppo di alimenti indicati con l’acronimo FODMAP (Fermentable Oligosaccharides, Disaccharides, Monosaccharides and Polyols): si tratta di oligosaccaridi (lattosio, fruttosio, fruttani) e polioli (mannitolo, sorbitolo, maltitolo, xilitolo e isomalto) scarsamente assorbibili, osmoticamente attivi e rapidamente fermentabili dai batteri.

Per tali caratteristiche possono esacerbare la sintomatologia dei pazienti con IBS. La dieta a basso contenuto di FODMAP è frutto di uno studio del Dipartimento di Medicina della Monash University in Australia.

Una dieta che elimini o riduca drasticamente tutti questi cibi può attenuare i sintomi dell’IBS, tuttavia non è detto sia benefica per la salute e per lo stato nutrizionale del paziente nel lungo termine. Infatti i carboidrati fermentabili aiutano ad aumentare la massa fecale, migliorano l’assorbimento del calcio, modulano la funzione immunitaria, favoriscono la crescita e il funzionamento di alcuni gruppi microbici benefici come i bifidobatteri.

Ulteriori studi in questo campo sono pertanto necessari. Di recente è stato preso in considerazione anche il ruolo nel glutine, specialmente nell’IBS con alvo prevalentemente diarroico, e del microbiota intestinale.

È stato osservato che circa il 10% dei pazienti con episodi di gastroenterite acuta batterica sviluppa successivamente i sintomi tipici dell’IBS, suggerendo un legame tra batteri patogeni e IBS, la cosiddetta “IBS postinfettiva”.

Inoltre nei pazienti con IBS sono state riscontrate, grazie all’avvento delle moderne tecniche di biologia molecolare, alterazioni qualitative e quantitative rispetto ai controlli sani con aumento di streptococchi, E. coli e clostridi e una riduzione di lattobacilli e bifidobatteri.

intestino tenue

Infine, come terapia, per alleviare i sintomi dell’IBS, vengono utilizzati modulatori della flora intestinale come antibiotici, probiotici e prebiotici.

Nelle IBS l’aspetto più importante, che non deve mai essere sottovalutato, è la ricerca delle cosiddette red flags, ossia i sintomi di allarme (dimagrimento, anemia, masse addominali palpabili) che devono indurre il medico a sospettare che quei sintomi possano nascondere una malattia più pericolosa.

il Wash intestinale con il Plasma marino associato a complessi prebiotici e probiotici, vitamina D, Ascorbato di sodio, rimendi funzionali come recupero digestivo, (fegato che è il regista), pancreas, stomaco, come la digestione, assimilazione ed regolare transito intestinale, sono di centrale utilità per tutti e quatto gli assi metabolici.

Bibliografia: Medicina di Segnale

Rossella Sisto
Rossella Sisto
Ancona
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