Malattie infiammatorie croniche intestinali

L’infiammazione sistemica cronica di basso grado, il killer silenzioso

IBD (Inflammatory Bowel Disease)

La parola chiave di queste patologie è l’infiammazione. In realtà l’infiammazione è un meccanismo primordiale che ci ha permesso di sopravvivere per milioni di anni. Ci ha difeso dal pericolo, ci ha permesso di far fronte a infezioni, traumi, intossicazioni.

Il problema sorge quando l’infiammazione sfugge al controllo. I processi infiammatori sono cronicamente stimolati a bassi livelli e si arriva all’infiammazione cronica sistemica, della quale già si è incominciato a parlare in maniera divulgativa nel 2004 in un articolo pubblicato sulla rivista Time.

L’infiammazione sistemica cronica di basso grado, il killer silenzioso. Questo è il terreno di sviluppo delle malattie infiammatorie croniche intestinali o IBD (Inflammatory Bowel Disease), ossia patologie croniche, multifattoriali e recidivanti del tratto gastroenterico che comprendono la malattia di Crohn, la colite ulcerosa e le cosiddette “coliti indeterminate”.

◗ La colite ulcerosa interessa solo la mucosa del colon ed è caratterizzata da un’infiammazione a partenza dal retto che può estendersi per continuità fino a interessare tutte le porzioni prossimali del colon (pancolite).

Il morbo di Crohn può colpire qualsiasi tratto dell’apparato gastrointestinale (dalla bocca all’ano) in modo discontinuo, sebbene colon e ileo terminale risultino essere i segmenti più frequentemente interessati.

La flogosi è transmurale, ossia coinvolge tutto lo spessore della parete intestinale.

La colite indeterminata è caratterizzata da un’infiammazione confinata al colon, ma con un profilo istologico che non permette inizialmente una diagnosi differenziale tra colite ulcerosa e morbo di Crohn.

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Si stima che in Italia quasi 200.000 mila persone soffrano di queste patologie. E il numero è in costante aumento. Le IBD registrano la maggiore incidenza geografica nel Nord America e nel Nord Europa e tale incidenza risulta essere aumentata nelle popolazioni che emigrano da aree geografiche a basso rischio verso quelle a rischio più elevato.

Questo dato suggerisce che la componente genetica si unisca a quella ambientale nel determinare lo sviluppo della malattia. Le cause dell’infiammazione cronica dell’intestino sono ancor oggi sconosciute.

L’ipotesi patogenetica più accreditata è quella di una reazione immunologica abnorme da parte dell’intestino nei confronti di antigeni (per esempio batteri normalmente presenti nell’intestino), con produzione di mediatori dell’infiammazione e perdita dei meccanismi di tolleranza.

Questo squilibrio immunologico può instaurarsi per un’alterata interazione tra fattori genetici propri dell’individuo e fattori ambientali. È noto che le IBD presentano una certa “familiarità”, ovvero la tendenza a un maggior rischio nei parenti delle persone affette, ma non sono malattie ereditarie.

Recentemente è stato individuato un gene (NOD2) che, se mutato, rende più suscettibili alla malattia di Crohn. Tra i fattori ambientali il più importante è il fumo che, curiosamente, predispone alla malattia di Crohn ma sembra essere protettivo nei confronti della retto colite ulcerosa.

Anche situazioni di disagio psichico (ansia, depressione) possono essere chiamate in causa. Come si manifestano e con quali complicanze: sia la malattia di Crohn sia la colite ulcerosa sono patologie ad andamento cronico o ricorrente e si presentano con periodi di latenza alternati a fasi di riacutizzazione. 

I sintomi sono diversi:

per la malattia di Crohn i sintomi iniziali più comuni sono la diarrea e il dolore addominale, soprattutto localizzato nella parte inferiore destra dell’addome (corrispondente all’ultima ansa ileale, la sede più frequente di malattia);

la rettocolite ulcerosa, invece, si presenta quasi sempre con diarrea con muco e sangue rosso vivo, associata a dolori addominali prevalenti nei quadranti inferiori, crampi alleviati dalla defecazione, urgenza rettale e “tenesmo” (sensazione di incompleta evacuazione), talvolta anemia.

Entrambe le forme sono quindi caratterizzate da fasi di attività alternate a fasi di quiescenza. Quando l’infiammazione intestinale si riacutizza compaiono anche sintomi sistemici quali febbre, dimagramento, profonda stanchezza, inappetenza.

Nel tempo la malattia di Crohn può complicarsi con la formazione di stenosi (restringimenti del lume del tratto di intestino colpito fino all’occlusione intestinale), fistole (comunicazioni tra intestino e cute o fra organi addominali) o ascessi.

Queste complicanze possono richiedere un intervento chirurgico. La complicanza tipica della rettocolite ulcerosa è invece il megacolon tossico (quadro acuto di dilatazione del colon che necessita di intervento chirurgico).

Inoltre nei soggetti con rettocolite ulcerosa si ha un rischio aumentato di sviluppare un tumore del colon. In alcuni casi possono essere presenti manifestazioni extraintestinali tra cui patologie articolari, oculari, cutanee, epatiche.

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Bibliografia: Medicina di Segnale

Francesca Bacchiocchi
Francesca Bacchiocchi
Fano
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