Risposte allergiche inspiegabili

Alcune risposte allergiche inspiegabili possono dipendere dalla scarsissima qualità dei cibi di cui ci nutriamo

Traumi ed esperienze

Ancora più stupefacenti, forse, sono i lavori che correlano determinate esperienze traumatiche con gli alimenti che casualmente l’individuo sta assumendo in quel momento.

Benché sia poco nota a livello clinico, questa correlazione è molto forte.

In un esperimento “lavori di Seligman (2)” sono stati somministrati a cavie contemporaneamente zucchero e un potente inibitore del sistema immunitario.

Dopo un mese di induzione dell’associazione risultava possibile abbattere il sistema immunitario delle cavie somministrando semplicemente lo zucchero: il loro cervello aveva interiorizzato l’associazione e rispondeva biologicamente come se stesse ricevendo insieme anche l’inibitore.

Perché l’organismo ha attivato un sistema tanto complesso (e oggi pericoloso) per identificare tossine e allergeni potenzialmente dannosi? Indubbiamente il sistema è nato a scopo difensivo.

Se all’interno di certi frutti dolcissimi è contenuto un potente veleno (o una sostanza capace di scatenare una reazione allergica), sarà bene che il mio cervello inizi l’operazione “pulizia(tosse, vomito, orticaria, prurito) non appena sente il sapore o l’odore del frutto incriminato.

Ciò naturalmente può avvenire solo se l’associazione frutto/tossina si è instaurata con una certa forza.

Oppure in seguito a una ripetuta assunzione di frutto e allergene, o ancora per concomitanza con un forte evento traumatico che può aver fissato in modo indelebile un quadro emotivo contingente attraverso la mediazione dell’amigdala

Perché aspettare un nuovo incontro con la tossina?

Se mi accorgo di avere occasionalmente incrociato il frutto che di norma la contiene, reagirò con un’intelligente condotta di eliminazione a prescindere dalla presenza o assenza dell’allergene che il mio corpo ritiene pericoloso.

Se pensiamo alla composizione dei cibi industriali, che oggi contengono coloranti, sbiancanti, conservanti, addensanti, esaltatori di sapidità, residui di lavorazione, metalli pesanti, edulcoranti, viene da rabbrividire ragionando sui collegamenti attuati dal nostro cervello per evitarne il più possibile il consumo.

Alcune risposte allergiche inspiegabili possono dipendere dalla scarsissima qualità dei cibi di cui ci nutriamo. 

Le emozioni influenzano la risposta immunitaria

Ciò che il nostro cervello collega a un rischio per la vita (reale o presunto) può scatenare una reazione intensa verso tutti gli alimenti che in qualche modo avremo associato a quel pericolo.

Ridimensionare tale collegamento può essere un obiettivo complesso da raggiungere sia attraverso una rieducazione alimentare (magari a partire dai cibi spazzatura) sia per mezzo di un’efficace psicoterapia.

Che la componente psicologica nelle allergie sia comunque marcata non è un dato che possa essere messo in dubbio. 

Uno dei più antichi casi documentati di intervento psicosomatico risale al XIX secolo e riguarda un medico di Baltimora, John Noland MacKenzie.

Egli mise a punto un esperimento tanto semplice quanto geniale: mostrò una rosa artificiale, del tutto simile a un fiore vero, a una paziente allergica a questa pianta, scatenando in lei una violenta crisi d’asma.

Da allora la medicina sa perfettamente che i fattori psicologici rivestono un ruolo importante nelle patologie allergiche.

Infatti l’alterazione reversibile dei bronchi causata dall’infiammazione allergica che si instaura nel polmone spesso non è sufficiente da sola a spiegare l’imponente disfunzione respiratoria che osserviamo nell’asma.

Molti dati in letteratura suggeriscono che nell’asma esista una profonda interazione tra allergia, stress ed emozioni.

Questi fattori sono correlati tra loro in modo tale che ciascuno di essi – pur influenzando gli altri – è in grado da solo di produrre i sintomi.

Nello specifico dei fattori psicologici sappiamo che lo stress emozionale modifica i parametri immunitari e che probabilmente tutte le malattie allergiche a base organica risentono dello stato psicoemotivo.

Per questo motivo il manifestarsi della malattia è stato spesso collegato a periodi di elevato stress.

Questo aspetto riveste particolare interesse per gli atleti: lo stress emozionale prolungato a cui si sottopongono coloro che gareggiano frequentemente può favorire l’insorgenza di crisi durante le gare in soggetti predisposti.

Per questo motivo

Lo stress sembra però giocare anche un altro ruolo nella genesi dell’asma, non collegato direttamente agli effetti sul sistema immunitario. 

Respiro e stato emozionale sono profondamente interconnessi. Le emozioni influiscono su frequenza, ritmo e modalità del respiro.

Sono principalmente le emozioni negative quali paura, ansia, rabbia e depressione a modificare sfavorevolmente il funzionamento respiratorio: 

è stato dimostrato che inducendo uno stato d’ansia in soggetti sperimentali si riscontrava come conseguenza un aumento della frequenza respiratoria, un maggiore coinvolgimento dei muscoli respiratori accessori (scaleni e trapezi) e una diminuzione della respirazione diaframmatica.

Tuttavia molte prove supportano anche il grande effetto positivo sulla sfera emozionale che si può ottenere curando la respirazione: pensiamo alla tradizione meditativa orientale, dove l’attenzione alla respirazione rappresenta uno dei cardini fondamentali.

Non è un caso. La scienza ha dimostrato che il controllo del respiro si accompagna a importanti modificazioni nel funzionamento cerebrale:

nel cervello di monaci Zen che respirano a un ritmo di sei cicli al minuto (normalmente noi a riposo respiriamo a una frequenza doppia, se non tripla) l’attività dell’amigdala – un importante nucleo del sistema limbico del cervello – diminuisce drasticamente.

E oggi sappiamo che sistema limbico e attività emozionale sono strettamente collegati.

Bibliografia: Medicina di Segnale

2 Seligman MEP. Imparare l’ottimismo. Come cambiare la vita cambiando il pensiero. Firenze: Giunti, 2013; ed. orig.: Learned Optimism. How to change your mind and your life. New York: Knopf, 1991.

Patrizia Bravetti
Patrizia Bravetti
Roma
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Contattai Francesco Ciani preoccupata per il mio HPV.. su Instagram Instagram trovai un post di una sua cliente che era riuscita a farlo sparire grazie al suo aiuto 💪🏻 Ed è successo che la sua cura mi ha rimesso al mondo! Mi fece notare come è tutto collegato.. io stavo male di tante altre cose cose prima dell’hpv.. Ero molto stanca, in disbiosi.. un mattone sullo stomaco anche a digiuno appena alzata, intestino che non andava.. quindi debolissima, strisciavo praticamente.. e questo condizionava tutto.. Con la sua cura sparito il mattone sullo stomaco, l’intestino ok! Mi sento benissimo e con tanta energia 💥 e fiducia! Nonostante le difficoltà del momento.. Chiedere aiuto è importante! E fidarsi a intuito della persona giusta! 😊💕

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