La guarigione è sempre comprensione
La dieta a ridotto apporto di carboidrati può sostenere il sistema immunitario, anche quando i farmaci o una patologia rallentano le fisiologiche funzioni antiossidanti.
In tale contesto svolgono un ruolo molto importante i livelli di glutatione, una molecola non proteica che si produce nelle cellule, composta da 3 aminoacidi precursori: cisteina, acido glutammico e glicina.
La sintesi endogena di glutatione risente fortemente dell’assunzione di carboidrati e zuccheri a causa dei meccanismi infiammatori e della deplezione di micronutrienti innescati dal glucosio e dall’insulina [562].
Il glutatione interagisce e si lega ai farmaci, ai composti chimici estranei, ai metalli pesanti per neutralizzarli, scomporli ed eliminarli.
Inoltre, sostiene il sistema immunitario, regola la crescita e la divisione cellulare, protegge il DNA, neutralizza lo stress ossidativo, avvia reazioni enzimatiche.
Quando si sta affrontando una patologia e si assumono dei farmaci, le riserve di glutatione si esauriscono più rapidamente, riducendo così l’efficienza del sistema immunitario e la capacità dell’organismo di contrastare una infezione, un virus o una condizione patologica.
Anche la mutazione MTHFR e l’omocisteina elevata interferiscono con la formazione endogena di glutatione, che necessita, tra le altre, di molecole di NAD+. Il NAD deriva dalla vitamina B3 (niacina).
NAD (abbreviazione di Nicotinamide Adenine Dinucleotide) è un coenzima indispensabile alla vita coinvolto in molte funzioni, tra cui: respirazione cellulare, biogenesi mitocondriale e reazioni redox [563].
Il piccolo intestino è tra i principali siti di assorbimento della vitamina B3 [564]. L’eccesso di stress ossidativo, come accade nei pazienti infettati da SARS-CoV-2, disturba l’equilibrio della microflora intestinale, avviando carenze da malassorbimento gastrointestinale.
Una integrazione funzionale ai processi metilativi sostiene e preserva la sintesi biologica del glutatione ( Omocisteina e Stress).
Dieta
Una dieta a ridotto impatto glicemico, come la dieta chetogenica, può migliorare la risposta immunitaria al SARS-CoV-2.
Se lo stato di chetosi viene mantenuto costante, rispettando la dieta, il beta-idrossibutirrato (βHB), il chetone ematico più abbondate, promuove indirettamente la sintesi di glutatione e riduce i radicali liberi, attraverso molteplici meccanismi, tra cui l’attivazione di alcune specifiche proteine.
In particolare, accelera l’attività della proteina UCP (responsabile della produzione di calore da parte dell’organismo), che elimina i radicali liberi derivanti dalla creazione di energia, prevenendo i danni ossidativi nei mitocondri [565],[566].
Covid studi clinici
Inoltre, sempre durante la chetosi, aumenta la proteina Sirtuina 3 (SIRT3) che attiva sistemi di contrasto ai radicali liberi, tra i quali: MnSOD (superossido dismutasi manganese-dipendente), un enzima dall’attività antiossidante; stabilizzazione geni (FOXO) che proteggono da ossidazione e regolano la morte cellulare programmata (apoptosi)[567].
È stata pubblicata, sulla rivista Nutrition[568], l’anteprima di uno studio che si concluderà con un trial clinico[569] controllato randomizzato per il trattamento dell’infezione da SARS-CoV-2 di gravità moderata, utilizzando la dieta chetogenica.
Il protocollo (KETOCOV-1 10517) è stato sviluppato presso l’IRCCS di San Martino di Genova e presentato al Comitato Etico Regionale su iniziativa dell’infettivologo Matteo Bassetti.
Nell’anteprima dello studio si spiega come le forme più gravi di questa patologia, caratterizzate da “sindrome da tempesta di citochine” e da coagulazione intravascolare disseminata, colpiscano per lo più persone affette da sindrome metabolica, diabete, ipertensione e obesità.
I ricercatori ipotizzano che la dieta chetogenica, riducendo l’apporto di glucosio, possa favorire i fisiologici processi antinfiammatori, attraverso la modulazione del metabolismo immunitario.
Una dieta chetogenica normo-calorica può ridurre, nei macrofagi M1, la disponibilità di glucosio in modo da inibirne l’iperattivazione che provoca l’aumento delle citochine proinfiammatorie.
La lattoferrina, una glicoproteina con effetti antivirali, immunomodulatori e antinfiammatori ad ampio spettro, può modulare la risposta immunitaria nell’infezione da Sars-CoV-2[570].
Un’altra sostanza su cui c’è molta ricerca è l’ivermectina[571], con proprietà, antimicrobiche, antivirali e anticancerogene, efficace per trattare e prevenire l’infezione da Sars-CoV-2[572], accelerando la guarigione[573] e riducendo ampiamente la mortalità[574].
Un’altra rimedio importante è la Luteolina «I sintomi più comuni sono la disfunzione cognitiva e l’affaticamento, in particolare la cosiddetta “nebbia cerebrale” [chiamata anche nebbia mentale o nebbia cognitiva]. La patogenesi della nebbia cerebrale è attualmente sconosciuta, ma può comportare la neuroinfiammazione attraverso i mastociti stimolati dagli stimoli patogeni e dallo stress a rilasciare mediatori infiammatori che attivano la microglia e portano all’infiammazione nell’ipotalamo.
Bibliografia: Stress, Alimentazione, Infiammazioni nascoste modificato by Francesco CIani

