Carenza di vitamina B12

La sua carenza può dare gravi sintomi neurologici e mentali

Vitamina B12 ad alte dosi nel trattamento della demenza

Una menzione a parte merita il riequilibrio dei livelli di vitamina B12, che secondo alcuni potrebbe da solo risolvere ogni problema di demenza e secondo altri sarebbe del tutto inutile.

Precisiamo come sia noto che la vitamina B12 sia importantissima per la funzionalità delle cellule nervose e che la sua carenza può dare gravi sintomi neurologici e mentali, e che più in genere le vitamine del gruppo B sono essenziali per il funzionamento del sistema nervoso, e in particolar modo lo sono se il livello dell’omocisteina è alto, e infatti nel protocollo del dottor Bredesen sono menzionate.

Uno dei grossi problemi è che il livello da noi considerato “normale” della vitamina B12 si attesta su una fascia tra i 200 e 910 pg/ml, mentre in Giappone vengono considerati normali livelli compresi tra 500 e 1.300[1] (da tenere presente che il neonato ha un livello sanguigno di circa 2.000 pg/ml).

[1] Vedi l’articolo Serum and cerebrospinal fluid vitamin B12 levels in demented patients with CH3-B12 treatment–preliminary study, pubblicato su Japanese Journal of Psychiatry and Neurology 1988 Mar;42(1):65-71, autori Mitsuyama Y, Kogoh H; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/3398357

vitamina B 12

Non a caso Bredesen considera 500 il livello minimo per avere dei benefici, tenersi su livelli più bassi potrebbe essere insufficiente anche perché il tasso di B12 nel sangue non necessariamente corrisponde al livello di B12 effettivamente disponibile nella sua forma attiva (motivo per il quale alcuni consigliano l’esame dei livelli – urinari a sanguigni – di acido metilmalonico, un indicatore secondario dei livelli di B12, in quanto più alto è il livello di tale sostanza e maggiore è la carenza della vitamina).

Nell’articolo Vitamina B12 ad alte dosi nel trattamento della demenza Joseph G. Hattersley potete trovare molte informazioni al riguardo, e molte altre sulla B12 in generale nell’articolo Carenza di vitamina B12 di David Edelberg, MD.

verdura aceto

Tenuto conto che facilmente uno studio sulla B12 manca il suo bersaglio perché ci si attiene a livelli “normali” troppo bassi, e che i risultati, anche quando sono positivi potrebbero, ugualmente sottostimare gli effetti benefici dell’integrazione di tale vitamina, segnalo l’articolo Cognitive impairment and vitamin B12: a review, ovvero Deterioramento cognitivo e vitamina B12: una rassegna[2], i cui autori, dopo avere passato in rassegna diversi studi sulla questione, hanno concluso che livelli bassi di B12 sono associati con l’Alzheimer, la demenza vascolare e il morbo di Parkinson, che una dieta vegetariana e l’uso di metformina (medicinale utilizzato per taluni casi di diabete) contribuiscono ai bassi livelli di vitamina B12, e che la carenza di B12 è associata col deterioramento cognitivo.

[2] Pubblicato su International Psychogeriatrics 2012 Apr;24(4):541-56, autori  Moore E, Mander A, Ames D, Carne R, Sanders K, Watters D; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22221769.

Gli autori ci informano che l’integrazione di B12 per via orale o per endovena ad alte dosi (1 mg al giorno) si è dimostrata efficace nel migliorare le capacità cognitive solo nei pazienti che avevano un’esplicita carenza di tale vitamina o che avevano alti livelli di omocisteina, e che “piccolo sottoinsieme di casi di demenza è reversibile con la terapia della vitamina B12” trattamento “di bassissimo costo e assolutamente sicuro”.

Esistono però studi scientifici che arrivano a risultati opposti, come mostra l’articolo High Dose B Vitamin Supplementation and Cognitive Decline in Alzheimer’s Disease: A Randomized Controlled Trial[3], che si riferisce ad uno studio randomizzato controllato col placebo (il tipo di studio più preciso, almeno in teoria) e i cui autori concludono affermando che “Questo regime di alte dosi di integratori di vitamina B non rallenta il declino cognitivo in individui con morbo di Alzheimer leggero o moderato”.

[3] Pubblicato su Journal of thje American Medical Association, autori Aisen PS, Schneider LS, Sano M, et al.; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2684821/

dieta

Qualche dubbio però viene quando andiamo a vedere in fondo all’articolo le dichiarazioni sui conflitti i di interessi (competiting interests) e scopriamo che alcuni degli autori di tale studio hanno lavorato per le case farmaceutiche e proprio per produzione di farmaci per la cura dell’Alzheimer. Credo ci voglia poco a capire che ai produttori di farmaci per il morbo di Alzheimer non converrebbe mai dimostrare che esista (almeno per un certo sottoinsieme di casi) una cura alternativa a quella dei propri prodotti, non brevettabile (le vitamine non sono brevettabili) e a bassissimo costo[4].

[4] In realtà se analizziamo bene come è stato realizzato lo studio vengono diversi dubbi, dal momento che i pazienti osservati avevano “livelli normali di acido folico, vitamina B12 e omocisteina”. A questo punto se i livelli erano davvero normali, si tratta proprio di quei pazienti che secondo l’articolo precedente potrebbero non ricevere alcun beneficio, mentre se avevano livelli “ufficialmente normali” ma in realtà bassi (intorno ai 200 pg/ml) potrebbero essere stati soggetti con difficoltà di assorbimento tali da impedire all’integratore di fare effetto, come spiegato più avanti. Uno studio svolto con maggiore precisione avrebbe potuto misurare il tasso di B12 prima durante e dopo i 18 mesi di cura per verificare l’effettivo assorbimento della vitamina, ed eventualmente utilizzare le iniezioni intramuscolo di vitamina B12 in caso di conclamata incapacità di assorbimento.

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Inoltre l’articolo scientifico Status of vitamin B-12 and B-6 (“Lo stato delle vitamine B12 e B6”)[6], che collega le carenze di queste due vitamine del gruppo B alla depressione ed alle difficoltà cognitive, e l’articolo Misdiagnosed vitamin deficiency (“Carenza vitaminica non diagnosticata”)[7], mostra la correlazione tra carenza di vitamina B12 confusione, depressione e perdita di memoria. Molte altre informazioni sulla carenza di vitamina B12 sono reperibili sul libro ad essa dedicato Could It Be B12?: An Epidemic of Misdiagnoses (“Potrebbe essere la B12? Un’epidemia di diagnosi sbagliate”), scritto da Sally M. Pacholok.

[6] Titolo completo Status of vitamins B-12 and B-6 but not of folate, homocysteine, and the methylenetetrahydrofolate reductase C677T polymorphism are associated with impaired cognition and depression in adults, pubblicato su Journal of Nutrition 2012 Aug;142(8):1554-60, autori Moorthy D, Peter I, Scott T et al.; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22739363[7] Titolo completo Misdiagnosed vitamin B12 deficiency a challenge to be confronted by use of modern screening markers, pubblicato su Journal of the Pakistan Medical Association 2012 Nov;62(11):1223-9, autori Iqtidar N, Chaudary M N; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23866416.

colazione

Ma cosa può causare una tale carenza di vitamina B12 oltre alla dieta e alla citata metformina?

La carenza di succhi gastrici (bassi livelli di HCL nello stomaco) impedisce l’assorbimento della vitamina B12, e quindi i farmaci antiacidi sono una delle cause principali del problema (notare che spesso vengono assunti dagli anziani, e che ironicamente il reflusso è spesso connesso a una carenza di succhi gastrici che impedisce il normale funzionamento dello sfintere gastroesofageo (la valvola che connette stomaco ed esofago). 

Un tipico meccanismo che innesca la carenza di vitamina B12 è la presenza di candida nell’intestino (spesso causata da cure di antibiotici e altri farmaci) , la quale a sua volta è spesso associata con disbiosi intestinale  (e parassitosi) [8] nonché carenza di zinco e di vitamina B6; la carenza di queste due sostanze induce carenza di succhi gastrici e quindi difficoltà di assorbimento della B12 da cui la carenza.

[8] Vedi il libro “Disbiosi” http://scienzamarcia.altervista.org/documenti.doc.

Anche la carenza di pepsina, spesso riscontrata in correlazione con la carenza di succhi gastrici (tanto che gli integratori comunemente contengono sia HCL che pepsina), rende difficile l’assorbimento della B12. La presenza di parassiti intestinali complica ulteriormente il problema in quanto spesso ci sottraggono questa vitale sostanza.

Tutto quanto appena detto fa capire che l’integrazione di vitamina B12 con pillole e capsule potrebbe non servire o essere insufficiente, perché il problema centrale potrebbe essere il mancato assorbimento; di conseguenza quando si scopre una carenza di B12 la prima cosa da fare in genere è integrare con le iniezioni intramuscolo (che massimizzano l’assorbimento in quanto esso non dipende dall’assimilazione intestinale) o addirittura endovena (ovviamente in una struttura ospedaliera o comunque sotto controllo medico) e poi passare agli integratori per via orale (oppure associare sin dall’inizio entrambe se la carenza è molto forte).

Altra strategia che permette di evitare le iniezioni è quello di assumere la B12 come gocce sublinguali o tavolette che si sciolgono sotto la lingua (integratori sublinguali); in questo modo si evita ancora una volta di dipendere dall’assorbimento intestinale ma si fa passare la B12 attraverso il sistema linfatico.

La disbiosi intestinale (carenza di batteri buoni e presenza di batteri e funghi patogeni) induce carenza di vitamina B12 e di altre vitamine del gruppo B (nonché di K2) anche perché alcuni i batteri buoni presenti normalmente nell’intestino producono tali sostanze tramite fermentazione [9], ed in effetti anche gli integratori di B12 vengono ottenuti con lo stesso meccanismo, e non per sintesi chimica [10]. Anche la B12 dei bovini è prodotta dai batteri che vivono nel loro sistema digerente in condizione di simbiosi [11].

[9] http://www.medicitalia.it/minforma/Gastroenterologia-e-endoscopia-digestiva/1650/Disbiosi-flora-batterica-intestinale-microbiota-intestinale-cosa-sono[10] Vedi per esempio l’articolo Microbial production of vitamin B12 Applied Microbiology and Biotechnology 2002 Mar;58(3):275-85, Martens JH, Barg H, Warren M, Jahn D; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/11935176[11] Vedi Vitamin B12 sources and microbial interaction, pubblicato su Experimental Biology and Medicine (Maywood). 2018 Jan;243(2):148-158, autori Watanabe F, Bito T; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29216732.

Da notare che sono scarse le fonti vegetali di vitamina B12 effettivamente biodisponibile ed assimilabile, a parte l’alga nori e l’alga spirulina. Ci sarebbe in realtà un’altra fonte, ma in questo mondo di pesticidi, aria inquinata, dispersione di metalli tossici (geo-ingegneria clandestina), è una fonte che presenta purtroppo molti inconvenienti. Si tratterebbe infatti di mangiare la frutta e la verdura senza nemmeno lavarla, perché proprio sullo strato esterno alcuni batteri, normalmente presenti nell’ambiente, fermentano e producono vitamina B12.

La dieta vegana può mettere a rischio anche i bambini allattati al seno, perché da una parte hanno scarse riserve di B12 nel fegato, e dall’altra la rapida crescita in cui è impegnato il loro corpicino, richiede quantità alquanto elevate di tale vitamina.

Per ottenere il massimo contenuto di B12 dalle uova (possibilmente di galline non nutrite con OGM e non allevate in gabbia, insomma da fonti davvero affidabili) è consigliabile metterle in un pentolino con acqua fredda, aspettare che l’acqua arrivi a bollire, spegnere e lasciare l’uovo al caldo ancora 2/3 minuti.

Elena Bottoni
Elena Bottoni
Pesaro Urbino
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