Il Cuore il centro

L’infarto cardiaco e l’ictus cerebrale, sono la prima causa di morte a livello mondiale e in Italia

Cardiologia e l'infarto

L’infarto cardiaco e le coronarie. Una prima precisazione: le arterie sono i vasi sanguigni che portano il sangue dal cuore alla periferia, mentre al tragitto inverso pensano le vene.

La prima arteria che “esce” dal cuore è l’aorta, da cui emergono subito le coronarie (così chiamate perché sono disposte inizialmente a corona intorno al cuore) che lo riforniscono di sangue ben ossigenato.

Anatomicamente le coronarie principali sono due, destra e sinistra (sebbene quest’ultima suddivisa in due rami) che irrorarono rispettivamente la parte destra e sinistra del cuore.

L’infarto cardiaco, ovvero la morte di una parte del cuore, si realizza quando insorge un’interruzione del flusso sanguigno di una coronaria principale o di un suo ramo.

rose rosse 2

L’aterosclerosi e l’ateroma coronarico

Generalmente l’infarto cardiaco si realizza perché la parete di un’arteria coronaria è danneggiata dall’aterosclerosi, complessa patologia che porta alla formazione dell’ateroma o placca, molecola di LDL ossidata VLDL.

L’ateroma è costituito da un accumulo di cellule e di sostanze, come i grassi (molto evidenti nel core lipidico), all’interno della parete al punto tale che, accrescendosi, riduce il lume dell’arteria coronaria configurando la cosiddetta stenosi.

In passato si pensava che l’infarto fosse causato da una placca ingranditasi progressivamente sino al punto da ostruire totalmente l’arteria.

Si è scoperto, invece, che l’ateroma può rompersi improvvisamente e su questa lacerazione si deposita un trombo che ostruisce acutamente la coronaria.

Le placche inclini a rompersi, definite “instabili”, sono caratterizzate da un piccolo cappuccio fibroso e da numerose cellule infiammatorie, concetto importante soprattutto in termini di prevenzione2.

L’aterosclerosi è una malattia insidiosa che impiega decenni a danneggiare gravemente le arterie. Ecco perché occorre intraprendere opportune strategie preventive a prescindere dallo stato di salute percepito e dall’assenza di sintomi.

grassi

I fattori di rischio cardiovascolare

La letteratura scientifica è ricca di articoli e libri che invitano a seguire uno stile di vita salubre, in grado di ridurre significativamente l’incidenza e le complicanze delle malattie cardiovascolari.

Una pietra miliare della cardiologia consiste nell’individuazione dei fattori di rischio capaci di favorire l’insorgenza dell’infarto cardiaco, suddivisi in modificabili e non modificabili. Questi ultimi sono l’età, il sesso e la familiarità, mentre la lista dei modificabili è ampia al punto che giornalmente un ricercatore, al canto del gallo, ne propone uno personale.

Per tale motivo oggi si identificano fattori maggiori, più importanti, affiancati dall’esercito dei minori fra i quali, per esempio, la frequenza cardiaca elevata o un incremento del numero dei globuli bianchi nel sangue. 

I fattori maggiori più citati in letteratura sono: il fumo, il diabete, la pressione arteriosa alta (ipertensione), l’obesità viscerale, lo stress psicosociale ed elevati livelli di colesterolo nel sangue (ipercolesterolemia).

pallonni in aria

Esistono, inoltre, fattori protettivi quali l’attività fisica e l’abituale consumo di frutta, verdura e moderate quantità di vino3. Nel seguito si approfondiscono due fattori di rischio: il colesterolo ematico e la pressione arteriosa. Una stima grossolana della predisposizione all’insorgenza dell’infarto si effettua valutando tutti i fattori di rischio presenti in un soggetto.

Come ausilio per il clinico alcune società scientifiche europee hanno proposto un algoritmo definito “Score” (Systemic Coronary Risk Estimation) per stimare la probabilità di un primo evento cardiovascolare fatale (ictus cerebrale e infarto cardiaco) in individui con uno o più fattori di rischio cardiovascolare4.

Sebbene la stima del rischio cardiovascolare possa aiutare il medico, bisogna considerare che talora può essere fuorviante.

Prevenzione primaria e secondaria

La prevenzione delle malattie cardiovascolari è altamente efficace. Generalmente è classificata in due ampie categorie: primaria e secondaria.

◗ Per prevenzione primaria s’intende la correzione dei fattori di rischio onde evitare l’insorgenza di una malattia. ◗ La prevenzione secondaria si attua invece nel paziente che ha già manifestato una patologia, come l’infarto cardiaco, per impedire una ricaduta e per scongiurare l’insorgenza di complicanze.

Un esempio: una persona sana che smette di fumare fa prevenzione primaria e riduce il rischio di infarto cardiaco, mentre chi l’infarto l’ha già avuto, astenendosi dal fumo fa prevenzione secondaria diminuendo la probabilità di subirne un altro.

Tuttavia alcuni individui con molteplici fattori di rischio importanti (per esempio alcuni fumatori diabetici), pur non avendo mai presentato un infarto, sono classificati in prevenzione secondaria per il rischio cardiovascolare molto elevato.

Bibliografia: Medicina di Segnale

Simona Mancini
Simona Mancini
Cattolica
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