Dieta prevenzione e trattamento dell’ipertensione

Dopo 18 mesi si è riscontrato un calo ponderale di 4,3 kg con una riduzione media della pressione arteriosa sistolica e diastolica,

Ipertensione arteriosa

La dieta svolge un ruolo fondamentale nella prevenzione dell’ipertensione arteriosa.

Anche in ambito terapeutico, in caso di ipertensione di primo grado l’approccio dietetico dovrebbe essere il provvedimento iniziale, da protrarre per molti mesi prima di iniziare un trattamento farmacologico, a parte i soggetti con rischio cardiovascolare elevato.

Non solo, gli ipertesi in terapia possono sempre beneficiare di alcune variazioni dietetiche. La riduzione della pressione arteriosa conseguente alle correzioni dietetiche è più marcata negli ipertesi rispetto ai normotesi.

Lo studio PREMIER ha valutato gli effetti di un cambiamento dello stile di vita sulla pressione arteriosa nell’arco temporale di 18 mesi18. La ricerca ha coinvolto pazienti con valori pressori normali – alti  o ipertensione arteriosa di primo grado, senza terapia farmacologica antipertensiva.

Il gruppo in trattamento seguiva uno stile di vita caratterizzato da incremento dell’attività fisica, elevato consumo di frutta e verdura e discreto apporto di prodotti caseari magri.

Dopo 18 mesi si è riscontrato un calo ponderale di 4,3 kg con una riduzione media della pressione arteriosa sistolica e diastolica, rispettivamente, di 9,5 e 6,2 mmHg. Questi brillanti risultati dovrebbero far riflettere sulle strategie da adottare per prevenire e curare l’ipertensione arteriosa.

Tra i diversi suggerimenti nutrizionali proposti per ridurre la pressione arteriosa, quelli maggiormente presenti negli articoli scientifici degli ultimi anni sono i seguenti:

  1. diminuzione del sale;
  2. riduzione del peso corporeo;
  3. moderato consumo di vino;
  4. abbondante consumo di verdura e frutta;
  5. qualità degli alimenti;
  6. astensione dallo zucchero aggiunto.

Cum grano salis

Il sale da cucina ha vissuto in passato momenti di gloria, esercitando molte funzioni positive fra cui quella di conservazione del cibo. Chimicamente si tratta di cloruro di sodio ed è bene familiarizzare con le informazioni nutrizionali, che possono riportare o il contenuto di sale o quello di sodio.

Gli alimenti naturali abitualmente apportano una piccola quantità di sodio. La gran parte del sale che assumiamo con la dieta deriva dai cibi commerciali addizionati di: cloruro di sodio, bicarbonato di sodio, sodio glutammato e fosfato di sodio.

Nei Paesi industrializzati ne sono ricchi i prodotti da forno, le zuppe, le salse, i formaggi, i salumi, le carni processate, i prodotti affumicati e in scatola. Il sale che si aggiunge a tavola, detto sodio discrezionale, costituisce una piccola parte della quantità assunta giornalmente con l’alimentazione19.

Sodio e pressione arteriosa

In generale, all’aumentare del consumo di sale da cucina la pressione arteriosa tende a salire. Numerose evidenze scientifiche pongono in primo piano il ruolo del sodio nell’insorgenza dell’ipertensione arteriosa, soprattutto con l’avanzare dell’età.

Anzi, secondo alcuni ricercatori l’elevato consumo di sodio è l’elemento dello stile di vita più rilevante fra quelli che impattano negativamente sulla pressione arteriosa (sedentarietà, sovrappeso e obesità, scarso consumo di frutta e verdura). 

Uno studio che ha evidenziato l’importanza del sale per l’insorgenza dell’ipertensione arteriosa è INTERSALT (International Study of Salt and Blood Pressure)20.

Si tratta di una ricerca clinica imponente, condotta in 52 popolazioni per un totale di oltre 10.000 partecipanti. I risultati evidenziano una stretta correlazione fra ipertensione e sale, con un incremento di 7 mmHg nella pressione arteriosa sistolica ogni 2,3 g di aumentato consumo di sodio.

A questo punto ci si potrebbe chiedere: “Diminuire il consumo di sale può abbassare la pressione arteriosa?”. La risposta è: “Sì”. Una brillante ricerca pubblicata nel 2001 ha dimostrato che si può ridurre la pressione con la dieta iposodica.

Lo studio DASH-Sodium (Dietary Approaches to Stop Hypertension Sodium study) ha valutato gli effetti sulla pressione arteriosa della classica dieta americana posta a confronto con una ricca di verdure, frutta e cereali integrali21.

I migliori risultati si sono ottenuti fra i partecipanti con valori pressori elevati: la riduzione pressoria sistolica media è stata di 11,5 mmHg, pari a quella che si raggiunge mediamente con un singolo farmaco antipertensivo.

Raccomandazioni sulle quantità di sodio

Nei Paesi industrializzati il consumo di sodio è troppo elevato. Negli Stati Uniti, per esempio, è stato stimato intorno a 3,6 g/giorno  (22).

Il Joint National Committee ne consiglia un apporto giornaliero pari a circa 1,5 g, obiettivo non così facile da raggiungere.

Difatti alcune società scientifiche raccomandano livelli di 2,3 g/giorno (23). Finora si è parlato di sodio, ma nelle informazioni nutrizionali riportate sulle confezioni dei cibi talora è indicata la quantità di sale. Partiamo quindi da un semplice ragionamento: “Qual è la percentuale di sodio nel sale da cucina?”.

Sale da cucina = Cloruro di sodio = Cloro (60%) + Sodio (40%). In altre parole, 1 g di sale da cucina è composto da 400 mg di sodio (0,4 g) e 600 mg di cloro.

Per sapere quanto sodio è contenuto in una determinata quantità di sale basta moltiplicarne il peso per 0,4 (40%): Sodio (grammi) = Sale (grammi) × 0,4

Proviamo ora a fare una prima conversione.

Alcune società scientifiche raccomandano un’assunzione giornaliera di 5 g di sale al giorno; a quanto sodio corrisponde questa raccomandazione? Applichiamo la formula appena riportata: 5 g di sale × 0,4 = 2 g di sodio.

Per ottenere la quantità di sale conoscendo la quantità di sodio, si applica invece un’altra formula. Ritorniamo alla quantità di sodio nel sale da cucina: il sodio rappresenta il 40% del peso. Meno della metà! Facendo una proporzione si scopre che il peso del sale è più del doppio di quello del sodio che contiene: esattamente 2,5 volte.

burro e verdure

Ecco scoperta la seconda formula di conversione: Sale (grammi) = Sodio (grammi) × 2,5 Consideriamo un esempio pratico, ritornando al consumo di sodio stimato negli Stati Uniti, pari a 3,6 g/giorno. A quanto sale corrispondono?

Facile, basta moltiplicare per 2,5: 3,6 g di sodio × 2,5 = 9 g di sale Una quantità impressionante, vero?

Oltre il 75% del sale presente nella nostra alimentazione deriva dai cibi confezionati. Per tale motivo occorre scegliere con attenzione questi prodotti, imparando a leggere le informazioni nutrizionali con l’ausilio delle due formule di conversione.

Negli anni Cinquanta, in considerazione dell’elevata incidenza di ictus cerebrale, il governo giapponese avviò diverse campagne volte a promuovere un idoneo stile di vita e una riduzione del consumo di sale. 

Con questa massiccia sensibilizzazione pubblica si ottenne un calo nel consumo di sale da 13,5 a 12,1 g giornalieri. 

Sebbene i consumi di sale fossero ancora elevati si registrarono comunque, a livello della popolazione, una sensibile riduzione della pressione arteriosa e una diminuzione dell’80% della mortalità per ictus cerebrale.

Consigli per ridurre il sodio nella dieta

Alcune semplici regole possono aiutarci nel ridurre il consumo di sale:

◗ scegliere cibi confezionati con basso contenuto di sodio (informazioni nutrizionali);

◗ ridurre il consumo di salumi, formaggi, alimenti in scatola, prodotti da forno, salse e sughi, dadi e zuppe pronte;

◗ utilizzare le spezie al posto del sale.

Bibliografia: Medicina di Segnale

Simone Agostini
Simone Agostini
Fano
Leggi Tutto
Ringrazio Francesco per la sua professionalità, il grande cuore che ha, la sua estrema sensibilità e umiltà nei confronti delle persone che hanno bisogno. Mi sono trovato molto bene e ho iniziato a prendermi cura di me stesso. ✨✨✨

Cerchi Soluzioni?

Puoi utilizzare questa barra di ricerca o usare WhatsApp

Leave a Reply