Cos’è una Food Sensitivity

Recuperare appieno la tolleranza immunologica verso il cibo e verso l’ambiente è possibile

Si può guarire

Occorre sfatare, prima di tutto, un mito: da una food sensitivity si può guarire.

Recuperare appieno la tolleranza immunologica verso il cibo e verso l’ambiente è possibile. Questo obiettivo deve essere raggiunto gradualmente, con una corretta impostazione dietetica che permetta all’organismo di riconoscere come amici gli alimenti che mangiamo tutti i giorni.

Un neonato è per definizione allergico e intollerante a tutti i cibi, con l’eccezione del latte materno.

Con l’inizio dello svezzamento, un passo alla volta, il bambino impara a tollerare ogni alimento e alla fine di questo periodo di adattamento impara a utilizzare tutti i cibi come fonte di energia per il suo sviluppo.

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Allo stesso modo anche l’adulto può rieducare il proprio sistema immunitario verso la tolleranza immunologica. Una volta identificate le eventuali sensitivities si imposterà uno schema che rispecchi in tutto e per tutto lo svezzamento infantile, alternando giorni di consumo e giorni di non consumo degli alimenti sospetti.

Una dieta di sola eliminazione, invece, rischia di accentuare la reazione immunologica, soprattutto se si dovessero reintrodurre senza prudenza i cibi a cui si è più sensibili (Flinterman AE, et al. «Acute allergic reactions in children with AEDS after prolonged cow’s milk elimination diets.» Allergy 61, n. 3 (Mar 2006): 370-4.).

L’impostazione di una dieta per il recupero della tolleranza immunologica deve sempre prevedere nella settimana dei giorni di reintroduzione. 

Ad esempio nelle prime 2-3 settimane si prevedranno come giorni liberi solo il mercoledì e la domenica.

Passate queste prime settimane si procederà aumentando gradualmente il numero dei giorni liberi. Mantenuto questo schema per un mese o due si passerà, per un periodo più lungo, ad aumentare il numero dei giorni “liberi“.

Questa fase è importante per stabilizzare i progressi fatti fino a quel momento. Come nello svezzamento infantile, per rieducare il sistema immunitario sono necessari 8-12 mesi.

Attenzione: la presenza di un’allergia alimentare può ridurre il valore della prestazione sportiva, impegnando il sistema immunitario e “distraendo” il resto dell’organismo.

Dieta a rotazione per lo Sport

Un atleta in questa condizione potrà essere agevolato dall’astensione, nei giorni appena precedenti una competizione importante, da quei cibi per i quali abbia mostrato particolare sensibilità.

In sintesi, una dieta di rotazione è una dieta che prevede l’assunzione libera (in una singola giornata che deve poi essere seguita da un tempo di eliminazione di 2-3 giorni) dell’alimento verso il quale si è individuata la sensitivity.

Uno dei suoi effetti positivi è il controllo delle reazioni infiammatorie senza la perdita di tolleranza nei confronti dell’alimento. L’alternanza di pasti liberi e di giorni di pulizia aiuta gradualmente l’organismo a ricostruirsi una tolleranza nei confronti delle sostanze che provocano i sintomi. La terapia di un’intolleranza alimentare, cioè, deve divenire la guida verso un nuovo svezzamento.

Nello sportivo si possono distinguere due modi di applicazione:

il primo che riguarda l’eventuale presenza di un disturbo infiammatorio (pensiamo a sportivi con problemi articolari, di colite, di malassorbimento e altro, in cui lo studio delle allergie alimentari è un obbligo) e il secondo che riguarda invece la gestione ai fini dell’ottimizzazione della resa sportiva.

Mentre nel primo caso si seguirà contemporaneamente la guarigione del problema e il miglioramento della performance, sotto la guida di un medico esperto nella gestione di questi problemi, nel secondo si cercherà di gestire la dieta in relazione al calendario sportivo e ai bisogni individuali.

tennis

In uno sportivo sano, ad esempio, gran parte della stagione può essere gestita con solo un paio di giorni di dieta alla settimana, passando poi ad una particolare attenzione dietologica nelle fasi di preparazione più intense o in avvicinamento a periodi di allenamento o competizioni che rappresentano un obiettivo specifico.

In prossimità di una gara ci si può posizionare su una dieta che lasci libertà alimentare, per esempio, tre giorni alla settimana (in genere il mercoledì e il sabato e domenica, in modo da rispettare anche un po’ di impegni familiari).

Se però la competizione è – come spesso accade – domenicale, può essere conveniente lasciare libertà dal lunedì, rispettando invece la dieta nei giorni immediatamente precedenti.

Bibliografia: Medicina di Segnale

Rossella Sisto
Rossella Sisto
Ancona
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