Anamnesi alimentare

Ogni volta che mangio pane o pasta mi gonfio e mi vengono crampi addominali

Il colloquio

Il paziente che segnali nel colloquio che “ogni volta che bevo un bicchiere di latte corro in bagno” o che “senza il kiwi a colazione non mi scarico” o ancora che “ogni volta che mangio pane o pasta mi gonfio e mi vengono crampi addominali” non ha bisogno di nessun test per capire che ha una sensitivity nei confronti, rispettivamente, dei latticini, del nichel o del glutine.

Qualche domanda aggiuntiva mirata potrà a quel punto individuare con maggiore precisione gli alimenti da assoggettare a rotazione. Troppo semplice? Eppure le soluzioni semplici, anche se sgradite a chi vorrebbe riempire ogni paziente allergico di farmaci, sono quelle più efficaci, che invece di sopprimere un sintomo puntano alla guarigione dalla malattia.

Deve essere sempre il primo obiettivo di un medico che applichi in scienza e coscienza i principi della medicina di segnale. Una dieta intelligente richiede conoscenza delle food sensitivities e rotazioni alimentari ben costruite per ripristinare la tolleranza verso ogni alimento.

Compito del medico o del nutrizionista, food tutor di segnale sarà dunque quello, delicatissimo, di compendiare tutte le informazioni disponibili a livello anamnestico (comprese quelle sulle food sensitivities) aiutando il paziente a strutturare un regime alimentare in grado di rimuovere le cause alimentari delle sue patologie.

Nessun automatismo, nessuna linea guida: solo scienza e coscienza all’opera sulla base del maggior numero di dati utili disponibili.

Soglia di tolleranza

L’obiettivo delle nostre rotazioni sarà quello di mantenere il livello di infiammazione sempre sotto la soglia sintomatica, sia essa rappresentata da gonfiore intestinale, dermatite, rinite o semplicemente da stanchezza eccessiva o gonfiore muscolare durante l’allenamento.

L’esistenza di un livello di soglia è tipica di quasi tutti i fenomeni biologici, ma in ambito allergologico clinico il fatto che i fenomeni infiammatori si sommino l’uno all’altro è ben noto sia ai medici sia ai pazienti.

Studi recenti testimoniano infatti che l’allergia non dipende solo dalla reazione a una singola sostanza, ma dalla somma di molte piccole reazioni che aumentano il livello di infiammazione di base dell’organismo, predisponendolo cioè a manifestarsi al contatto con sostanze anche solo lievemente irritanti.

In questa concezione dell’allergologia, il livello di soglia non è altro che l’espressione della capacità umana di adattarsi. È importante ricordare che secondo questa visione concettuale, la risposta allergica non è mai un meccanismo che c’è o non c’è. È invece un meccanismo estremamente modulato, sempre presente, che può stare al di sopra o al di sotto di un livello di soglia individuale.

Questo vale per tutti i fenomeni allergici classici: rinite, asma, dermatite, orticaria, diarrea, congiuntivite. Quando una persona diventa clinicamente allergica (cioè manifesta dei segnali di allergia o di sensitivity), lo fa perché ha superato il livello di soglia della propria capacità di adattamento. Non serve allora prendersela solo con i pollini o con il formaggio, ma bisogna considerare cosa sia avvenuto in quell’organismo, e aiutarlo a ricreare tolleranza.

Infiammazione nascosta

Un esempio che fornisce una buona immagine del nostro lavoro è quello che paragona le food sensitivities ad una brace accesa sotto la cenere fredda. In queste condizioni una lieve allergia, ad esempio ai pollini, può scatenare sintomi allergici anche intensi. 

La ragione è semplice: la lieve allergia agisce sulla brace come benzina.

Se il fuoco è spento non succede nulla, ma se sotto la cenere la brace e accesa, come nel caso della contemporanea presenza di una sensitivity, ottengo una fiammata. In questi casi la vera terapia è una dieta per il recupero della tolleranza alimentare che permetta di riportare il livello di infiammazione nell’organismo al di sotto del livello soglia.

Di aiuto può essere anche l’utilizzo di minerali ad azione antiallergica come zinco, rame e manganese, di fitoterapici di supporto come l’olio di Ribes nigrum e di antistaminici naturali come l’uovo di quaglia

Seguendo una dieta di rotazione su questi alimenti si ha spesso in poche settimane una forte riduzione dei sintomi che si scatenano soltanto quando un fattore disturbante esterno sia particolarmente forte.

Far comprendere le cause che scatenano un disagio o tutto ciò che alimenta, resiste o persiste, è un ottima comprensione associata poi ad un wash intestinale supportato da una alimentazione di rotazione, imparando ad ascoltarsi per come meglio assimilare, digerire a fini plastici guastando comunque gli alimenti e il piacere della condivisione a tavola.

Bibliografia: Medicina di Segnale

Lucia Frassineti
Lucia Frassineti
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