Capire il lavoro della tiroide

Noi siamo l’ipotalamo, la legna è il cibo e la legnaia il tessuto adiposo.

Le variabili sono due

Immaginiamo di essere i proprietari di una casa di montagna dotata di una grande stufa. 

È nostro compito gestire il riscaldamento di questa casa e dobbiamo farlo senza correre il rischio di rimanere a secco con la legna. Disponiamo della stufa, per bruciare legna e scaldare, e di una capiente legnaia dove stivare legna.

Naturalmente è nostro interesse non stivare legna inutile (che ci toccherebbe pagare anticipatamente) ma dobbiamo anche preoccuparci di disporre sempre di quantità adeguate di legna per alimentare la stufa e mantenere una temperatura adeguata.

Le variabili in gioco sono due: la temperatura esterna e la possibilità di rifornirsi di legna al mercato. In funzione di queste prenderemo le nostre decisioni posizionando l’asticella sul livello di scorte e sulla temperatura della stufa più idonee alla nostra sopravvivenza. 

In tale metafora la casa in montagna è il nostro organismo, la stufa rappresenta la tiroide.

Noi siamo l’ipotalamo, la legna è il cibo e la legnaia il tessuto adiposo. Per semplicità abbiamo omesso l’ipofisi, che potrebbe essere un garzone che mette legna nella stufa su nostro ordine.

Creiamo ora un primo scenario: la temperatura esterna è molto bassa, perciò richiede molta legna da mettere nella stufa.

I rifornimenti di legna però sono frequenti e abbondanti, dunque tutto va per il meglio. Le scorte possono essere basse e la stufa lavora a pieno regime (eutiroidismo). Se modifichiamo lo scenario semplicemente riducendo frequenza o entità dei rifornimenti, accade subito qualcosa. 

La stufa, di per sé, è sempre la stessa ma noi proprietari di casa (l’ipotalamo) adottiamo immediatamente qualche provvedimento difensivo. 

Prima di tutto riduciamo un pochino la potenza della stufa (teniamo chiusa qualche stanza, accettiamo 20 gradi invece dei 22) e in secondo luogo (non si sa mai) aumentiamo un pochino le scorte in legnaia (depositi adiposi). Se la situazione si normalizza rapidamente, tutto torna velocemente e reversibilmente come prima.

Se invece la situazione di carestia permane (come accade per esempio nel caso di una lunga dieta ipocalorica o di una situazione cronica di malassorbimento intestinale), le modifiche possono stabilizzarsi in senso ipotiroideo.

Il che significa legnaia sempre più piena e stufa che brucia a un ritmo sempre più basso. Non importa se le scorte sono elevate: il buon proprietario di casa che non ha certezza di nuovi rifornimenti tenderà a bruciare nella stufa solo una minima parte della legna acquistata, rinunciando a un po’ di comfort in cambio di una maggiore sicurezza futura.

Il tutto in quasi totale indipendenza dalla quantità di calorie assunta: la stufa infatti è saldamente sotto il controllo del padrone di casa ed è a lui che si deve fare riferimento se vogliamo ripristinare con i corretti segnali una situazione di maggior equilibrio.

Lo ripeto ancora per maggiore chiarezza: la stufa non fa niente da sola. Esegue solo i comandi dell’ipotalamo/ padrone di casa. Non ha dunque alcun senso, come vedremo più avanti, accanirsi farmacologicamente sulla stufa stessa. 

Se la decisione centrale è (saggiamente) quella di abbassare il riscaldamento, qualunque forzatura artificiale non potrà che scatenare una reazione contraria ancora più forte.

È esattamente ciò che accade nell’esperienza clinica quotidiana. In termini evolutivi si può dire che noi siamo gli eredi di quegli organismi che sono sopravvissuti comportandosi metabolicamente nel modo descritto. Gli altri, che avevano magari la tendenza a bruciare tutto nella stufa, non hanno eredi che siano qui a raccontarcelo.

Quanto è diffusa la patologia tiroidea?

Lo studio NHANES III (2), condotto su oltre 17.000 abitanti degli Stati Uniti negli anni 1988-1994, ha  evidenziato una prevalenza di ipotiroidismo pari al 4,6% nell’intera popolazione considerata. 

Ha inoltre dimostrato chiaramente che la grande maggioranza degli ipotiroidismi riscontrati è rappresentata in realtà da forme subcliniche (93% dei casi), cioè paucisintomatiche e caratterizzate biochimicamente dalla sola elevazione del TSH.

2 Hollowell JG, Staehling NW, Flanders WD, Hannon WH, Gunter EW, Spencer CA, et al. Serum TSH, T(4), and thyroid antibodies in the United States population (1988 to 1994): National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES III). J Clin Endocrinol Metab. 2002;87(2):489-99.

Solamente una minoranza degli ipotiroidismi riscontrati risulta clinicamente significativa (0,3% della popolazione) e caratterizzata, in particolare, dal rialzo del TSH e dalla riduzione di fT3 e fT4. In ampi studi effettuati su popolazioni dei Paesi occidentali con sufficiente iodio nella dieta, l’ipotiroidismo manifesto è stato rilevato nello 0,3-0,4% degli individui.

Tra costoro, più del 90% aveva un livello di TSH al di sotto dei 10 mUI/L, valore che è considerato la soglia per il trattamento (3). I bambini con ipotiroidismo subclinico spesso recuperano la normale funzionalità tiroidea e solo una piccola percentuale sviluppa una forma clinica (4).

3 Garber JR, Cobin RH, Gharib H, Hennessey JV, Klein I, Mechanick JI, et al; American Association of Clinical Endocrinologists and American Thyroid Association Taskforce on Hypothyroidism in Adults. Clinical practice guidelines for hypothyroidism in adults: Cosponsored by the American Association of Clinical Endocrinologists and the American Thyroid Association. Endocr Pract. 2012;18(6):988-1028.

4 Fatourechi V. Subclinical hypothyroidism: An update for primary care physicians. Mayo Clin Proc. 2009;84(1):65-71.

Le donne hanno maggiori probabilità di soffrire della condizione. Negli studi di popolazione le donne hanno dimostrato di avere una probabilità 7 volte maggiore rispetto agli uomini di presentare livelli di TSH superiori a 10 mUI/L. 

Ogni anno, tra il 2 e il 4% delle persone con ipotiroidismo subclinico progredirà a ipotiroidismo conclamato. Il rischio è maggiore nei pazienti con anticorpi antiperossidasi tiroidea (antiTPO).

Comprendere oltresì ciò che persiste o resiste come sintomo o disagio è fortemente propedeutico nella comprensione di Sè, sia nel trattamento, che non troverà resistenze che il corpo potrebbe spostare da altre parti se cerchiamo di spegnere il messaggio.. come richiesta di aiuto e risoluzione, perchè ci stiamo separando da noi stessi e dal personale percorso della vita che sei nel posto in cui sei inserita. 

Quali i sintomi?

Le persone affette da ipotiroidismo spesso risultano asintomatiche o presentano solo lievi sintomi. Numerosi segni e sintomi sono associati all’ipotiroidismo e possono essere correlati con la causa di fondo o con gli effetti del deficit di ormoni tiroidei.

La tiroidite di Hashimoto può presentarsi con struma (gozzo) dovuto a una tiroide ingrossata. L’appetito del paziente è alterato.

Vi sono facile affaticabilità, diminuzione della frequenza cardiaca, calo della libido, talvolta aumento di peso, stipsi, torpore mentale, eccessiva sonnolenza diurna (il paziente può arrivare a dormire 10-14 ore al giorno), intorpidimento muscolare (si vedono i muscoli rilasciarsi lentamente dopo contrazione), ridotto metabolismo di tutte le ghiandole endocrine con i relativi scompensi che ne derivano, menorragia e polimenorrea ovvero flussi mestruali eccessivi o troppo  frequenti

A volte si può riscontrare ipoglicemia reattiva (un calo della glicemia dopo un pasto ricco di carboidrati, con sintomi come sonnolenza e ansietà).

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Bibliografia: Medicina di Segnale

Michela Montesi
Michela Montesi
Fano
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Francesco è una persona Speciale. A me personalmente ha arricchito la vita. Ogni volta che vado da lui per un qualsiasi motivo, mi sento completamente compresa. Mi ha aiutata diverse volte! 4 anni fa, grazie a Francesco, ho saputo ritrovare la voglia di guardare avanti, di reagire e di darmi valore. È un'anima speciale e ognuno di noi dovrebbe conoscerlo ed ascoltare le sue parole.💚💕

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