Come vivere le emozioni

Possiamo sperimentare una sensazione di vuoto, di tristezza e di disperazione.

Finestra di tolleranza

Possiamo vivere le emozioni quando sono in una “finestra di tolleranza” in cui siamo in grado di sentirle, pensare, relazionarci, avvertirne il significato per la nostra vita e, di conseguenza, rispondere in modo funzionale ai nostri bisogni.

Con una metafora, possiamo sentire la musicalità delle emozioni entro un certo intervallo di volume: se è troppo basso non la udiamo, se è troppo forte diventa “rumore”.

Quando siamo al di fuori della finestra di tolleranza sentiamo di non riuscire a gestire le emozioni derivanti da esperienze o situazioni che stiamo sperimentando e ne siamo sopraffatti.

Le nostre reazioni possono essere svariate ma solitamente rientrano all’interno di stati di iperattivazione (simpaticotonica) e stati di ipoattivazione (parasimpaticotonica).

Nello stato di iperattivazione possiamo sentirci ipervigili, costantemente all’erta come se dovesse accaderci qualcosa di terribile da un momento all’altro.

Possiamo essere eccessivamente irritabili, diffidenti nei confronti degli altri e mettere in atto comportamenti distruttivi. Possiamo sperimentare stati di forte ansia e una sensazione di voler scappare dalla situazione difficile.

A livello corporeo possiamo avvertire rigidità, tensione muscolare, tachicardia, iperventilazione, difficoltà a digerire, stipsi. Quando invece ci troviamo in uno stato di ipoattivazione possiamo sentirci eccessivamente stanchi, senza energia.

Possiamo sperimentare una sensazione di vuoto, di tristezza e di disperazione. Proviamo sentimenti di vergogna, magari senza comprenderne il motivo. Ci sentiamo rallentati cognitivamente, come se non potessimo pensare e provare nulla, spenti.

A livello corporeo possiamo avvertire afflosciamento dei muscoli e provare stati di nausea (fino al vomito) e diarrea. Più ampia è la nostra finestra di tolleranza, più possiamo vivere le emozioni e rispondere in modo efficace alle difficoltà.

Più è ristretta, meno ne siamo in grado e stimoli anche di piccola entità diventeranno difficili da gestire. L’obiettivo immediato delle cure è riportare le emozioni all’interno della finestra di tolleranza; quello a lungo termine, molto più importante, è ampliare la nostra finestra di tolleranza!

Stili di vita, comprensione, disturbi psichici

Che cosa può fare il medico, non specialista in psichiatria o psicoterapia, per ampliare la finestra di tolleranza dei suoi pazienti?

Il tema è interessante e sorprendentemente ricco di possibilità. Una vasta categoria è quella degli interventi sulla relazione, dell’empatia, delle tecniche per gestire le emozioni: qui vi sono molteplici metodi a diposizione del medico non psicoterapeuta.

Le categorie fondamentali sono le stesse che rappresentano i cardini della Medicina di Segnale: l’attività fisica, l’alimentazione, il sonno, le relazioni, il piacere ma anche la luce, il contatto con la natura e, ovviamente, la regolazione dello stress.

Consideriamo per esempio l’attività fisica. Tutti gli sportivi sanno che esiste una “finestra aerobica” all’interno della quale ci si può allenare in modo sicuro aumentando progressivamente la propria resistenza, forza e capacità di reazione nelle attività atletiche.

Nei principianti è una finestra molto stretta ed è sufficiente uno sforzo di limitata intensità perché venga il fiatone e le pulsazioni cardiache salgano ai limiti superiori, ma allenandosi si resta sorpresi di come, in tempi relativamente brevi, la propria tolleranza allo sforzo aumenti progressivamente.

Alcuni hanno anche notato che quando praticano sport stanno meglio, hanno più energia, l’umore tende a essere più fiducioso. Pochi però sanno che i sistemi implicati nell’esercizio fisico sono esattamente gli stessi che regolano l’attivazione delle emozioni e cioè il sistema simpatico e il parasimpatico.

Molti meno ancora sono informati del fatto che i medesimi sistemi regolano anche tutte le altre attività corporee: il respiro, il funzionamento intestinale, la secrezione gastrica, salivare, biliare e anche il sonno, il sistema metabolico, immunitario e tanti altri.

Aumentare la capacità aerobica contribuisce in modo sia diretto sia indiretto, attraverso gli effetti metabolici, ad ampliare la tolleranza alle emozioni.

Nella depressione e nell’ansia di grado lieve e medio, cioè le forme di gran lunga più diffuse, avviare una persona inattiva agli sport aerobici ha un impatto nella maggioranza dei casi superiore nel tempo a quello prodotto dai farmaci ansiolitici e antidepressivi in commercio, con tutti gli ulteriori vantaggi sugli organi e sistemi corporei.

Depressione e ansia, attività fisica

In tutti questi casi l’esercizio fisico diventa, perciò, uno degli interventi di prima scelta.

I farmaci antidepressivi, per i loro effetti somatici di riduzione della tensione e/o aumento dell’energia, possono trovare la loro indicazione strategica in un numero limitato di casi quando la persona non ha la motivazione a intraprendere l’attività fisica e non si riesce a stimolarla attraverso altri interventi.

Se la persona non ha cause specifiche che possano impedire l’attività o patologie psichiche di grado severo, una classica prescrizione è la seguente:

Assuma il tale farmaco fino a quando non ha raggiunto 150 minuti alla settimana di attività aerobica per almeno due mesi, poi dimezzi il dosaggio; dopo altri due mesi, se l’ha mantenuta, lo sospenda”.

Bisogna verificare che si tratti realmente di attività aerobica e non genericamente di movimento. 

In quanto solo se si raggiunge e si mantiene per un certo tempo il movimento aerobico possono verificarsi i cambiamenti autonomici, metabolici e del sistema nervoso centrale che modificano lo stato dell’umore.

Inoltre, attraverso l’attività fisica la persona sente crescere in tempi relativamente rapidi la propria resistenza con incremento dell’autoefficacia e della motivazione. 

I primi passi sono i più difficili; superata l’inerzia iniziale, diviene progressivamente più facile.

Nei disturbi maggiori, come il disturbo bipolare o la schizofrenia, l’attività fisica non eviterà l’esigenza delle terapie farmacologiche, ma ridurrà i sintomi e di conseguenza i dosaggi necessari. 

Potrà altresì limitare gli effetti collaterali, prevenire le alterazioni metaboliche e l’aumento del peso tanto frequenti nei pazienti inattivi e in terapia a lungo termine con neurolettici.

Questi esiti, oltre a evitare cadute dell’immagine di sé e dell’autostima, contribuiscono a una maggiore efficacia dei farmaci stessi. 

Per quanto riguarda l’alimentazione, i benefici sono molteplici e a vari livelli. Si può citare a titolo di esempio l’importanza della prevenzione delle ipoglicemie, raramente riconosciute per il loro ruolo reale.

Carboidrati insulinici

Se consideriamo nuovamente i pazienti che soffrono di attacchi di panico, come ben noto sono ipersensibili alla tachicardia, che viene interpretata come segno di pericolo di morte o di pazzia imminente ed è un fattore scatenante le crisi.

Se si esegue un’accurata anamnesi alimentare, spesso si potrà notare che la colazione è assente oppure è costituita solo da carboidrati semplici e che una quota rilevante delle crisi, quando il pasto è inadeguato, avviene a metà mattina o a metà pomeriggio.

A volte è sorprendente osservare come le crisi diminuiscano quando si convincono i pazienti, a poco a poco, a fare una “colazione da re”. 

Ovviamente non sarà sufficiente per la risoluzione, ma se non si corregge quest’abitudine la psicoterapia, che costituisce la cura centrale, risulterà molto meno efficace perché continueranno a esservi gli stimoli scatenanti le crisi.

Le ipoglicemie provocano non solo tachicardie ma anche stati d’ansia, peggioramenti dell’umore, perdita di energia, cali di pressione e vari stati emotivi che, in soggetti sofferenti, rappresentano fattori scatenanti di abusi alcolici, aumento dei pensieri ossessivi, atti aggressivi. 

Nei pazienti con disturbo borderline di personalità, notoriamente con impulsività estremamente accentuata e abbinata a stili di vita irregolari, costituiscono una delle cause più frequenti di atti aggressivi o autolesivi.

Nonostante queste siano solo alcune delle conseguenze, raramente nella valutazione psichiatrica si tiene conto della prevenzione delle ipoglicemie. 

Abbiamo voluto riportare alcuni accenni al valore che può assumere una medicina che valuti la persona non solo nei sintomi ma, a un livello di integrazione più elevato, nei “segnali regolatori” della forza naturale di adattamento; in particolare, che metta in primo piano il ruolo degli stili di vita nella comprensione e nella cura dei disturbi psichici.

È doveroso che le cure psicoterapiche ed eventualmente farmacologiche siano integrate con la valutazione a questo livello e che la ricerca ne approfondisca gli effetti sulle funzioni interne e di adattamento all’ambiente esterno.

Nelle linee guida la promozione di stili di vita sani e adattivi viene espressa come indicazione generica, mentre dovrebbe essere considerata una malpractice non favorirli.

In qualunque branca medica sarebbe giudicato come un grave errore professionale trascurare la valutazione e le terapie fondamentali per la diagnosi e la cura corretta, ma questo concetto trova applicazione per le procedure diagnostiche e gli interventi strumentali e farmacologici. 

Viene invece trascurato riguardo agli stili di vita, nonostante l’evidenza sempre più marcata del loro effetto sia clinico sia metabolico.

Bibliografia: Medicina di Segnale

Francesca Boraso
Francesca Boraso
Varese
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Franci grande AnimA così mi piace chiamarti .. grande esperto, grande professionista sempre attento anche ai più piccoli particolari. Sei una persona inesauribile di informazioni .. e poi insegni con amore attenzione a vivere meglio e bene .. aiuti ad aggiungere Vita alla già meravigliosa Vita. Ringrazio per averti conosciuto a per essermi stato sempre di grande aiuto a me e alla mia famiglia. 😊💕

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