Rinofima e naso del bevitore

Malattia linguaggio dell’AnimA 

Già il nome di questo deformante sintomo spiega ampiamente le sue caratteristiche. Rhino sta per naso, phyma deriva dal greco e significa gonfiatura, escrescenza. In Africa, il termine rhino viene utilizzato per indicare il rinoceronte ( da rhinoceros ).

Spesso a questo sintomo se ne aggiunge un altro, la cosiddetta rosacea, che peggiora la situazione.

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La rosacea, termine latino che si riferisce al colore rosa, determina un cambiamento dell’incarnato: sul viso si formano delle macchie rosse, che presto si trasformano in squame, pustole e papille.

Come il rinofima, anche questa malattia si sviluppa dove c’è una costituzione seborroica, caratterizzata cioè da una tendenza a disfunzioni delle ghiandole sebacee.

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Talvolta il rinofima può rappresentare uno stadio dell’acne rosacea, la cosiddetta rosacea hyppertrophicans, poiché entrambe derivano da ipertrofia delle ghiandole sebacee e del tessuto connettivo.

Si tratta di protuberanze che si formano al centro del viso, in particolare sul naso, prodotte dalle ghiandole cutanee, responsabili del resto della secrezione di tutto il sebo della nostra pelle.

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Nella rosacea e nel rinofima le ghiandole sebacee svolgono il loro compito con eccessiva solerzia e i soggetti si trovano, per così dire, a nuotare nel grasso.

A causa di questa sovrapproduzione le ghiandole tendono alla costipazione, e questo è causa di infiammazioni.

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Il sintomo vuole attirare l’attenzione di tutti sul viso e soprattutto sul naso. Il fatto che qualcosa venga secreto in quantità eccessiva a livello corporeo, fa nascere il sospetto che in tal modo si cerchi di compensare un’ostruzione a livello psichico. Le problematiche in questione sono evidenti.

La tradizione popolare definisce simbolicamente il naso «fallo superiore». Più seriamente, questo rapporto indica come zona di riflesso degli organi sessuali proprio la formazione nasale. Toccarsi il naso in pubblico non sta bene, toccare le narici è assolutamente tabù.

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Quali motivi, oltre a quelli simbolici, potrebbero nascondersi dietro a queste realtà? A ciò si aggiunge, nel caso del rinofima, il fatto che il volto diventa rosso fiammante, un colore che indica tanto la vergogna quanto la rabbia, tanto l’eccitazione sessuale quanto gli impulsi aggressivi.

Le pustole e i molti altri piccoli «vulcani» infiammati ricordano l’acne giovanile, che si sviluppa facilmente su una costituzione seborroica.

Molti sono gli elementi che portano a credere che in questo caso ci si trovi di fronte agli ultimi disperati tentativi di raggiungere la pubertà e, quindi, di divenire adulti.

Al posto della sessualità puberale, è soprattutto la sessualità genitale che fa simbolicamente pressione sulla coscienza.

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La malattia raggiunge il suo apice tra i quaranta e i cinquant’anni e i soggetti colpiti sono quasi esclusivamente maschi, il cui naso, con le sue escrescenze, può rivelare pubblicamente il grande rapporto con la sessualità fallica e le non risolte esigenze di crescita prima che sia troppo tardi.

Da un lato il rinofima può riprodurre la concreta situazione di vita dal punto di vista sessuale, dall’altro può esprimere fantasie non vissute ma coscienti o, infine, può alludere a ciò che avviene inosservato nell’inconscio.

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Anche quando sono vissute le abnormità e le deviazioni in campo sessuale non sono mai avvertite consapevolmente.

I piccoli vulcani simboleggiano la pressione alla quale il soggetto è sottoposto. La componente aggressiva e quella venusiana camminano mano nella mano. Il naso con una protuberanza evoca nella nostra mente l’immagine di un libertino.

Ci si può adattare, a livello superficiale, a questo modello e portare in modo provocatorio la propria protuberanza rossa come farebbe un clown, ci si può vergognare oppure rimuovere l’intero rapporto nel suo significato, o si può desiderare di non saper niente delle proprie rigogliose fantasie e dei propri sogni.

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Le spinte alla crescita che, a livello metaforico, risultano inadeguate, si somatizzano nel corpo. Il fertile liquido sprecato concretamente o nella fantasia viene ora secreto in quantità eccessiva dalle ghiandole sebacee.

La crescita del tessuto connettivo del naso sottolinea l’aspetto della fertilità. Si sbatte il naso contro il proprio problema, che in questo modo diviene evidente a tutti.
Spesso il sintomo è associato alla problematica dell’alcol, e qui veniamo al naso rosso del bevitore.

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L’alcol è la classica droga di rifugio della nostra società. Anche se le campagne pubblicitarie suggeriscono il contrario, è evidente che proprio le persone che non possono essere virili da nessun punto di vista, essendo troppo deboli, cercano rifugio nella bottiglia.

Mentre i poppanti sono giustamente attaccati al loro biberon, gli adulti legati alla bottiglia rivelano la loro dipendenza e la loro tendenza alla regressione. Anche gli altri sintomi dell’alcol sottolineano questa tendenza:

si vacilla di nuovo come un bambino che non ha ancora imparato a camminare e si balbetta come se non si conoscesse bene la lingua.

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Il fatto che l’alcol sia un notevole narcotico, mostra inoltre che il soggetto rifiuta di assumersi il proprio ruolo, che vuole nascondere qualcosa e stordirsi per dimenticare l’insuccesso.

Questo quadro sembra contraddire completamente l’immagine che attualmente abbiamo dell’alcolista brutale, duro e virile.

Tali dimostrazioni superficiali di virilità insieme alla boriosa ostentazione di forza, non sono altro che tentativi violenti di compensare la propria debolezza e la propria insicurezza.

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Si mette in moto il tipico circolo vizioso: l’alcol è la droga che porta all’impotenza su tutti i fronti, si annega il dolore che si prova di fronte alla propria incapacità. D’altro canto, poche altre cose rendono tanto rapidamente impotenti quanto il consumo regolare di liquori.

Non ci troviamo quindi di fronte a uomini forti, bensì a personaggi di cartapesta. Anche i tentativi di farsi coraggio bevendo non dovrebbero far dimenticare che vigliaccheria e desiderio di intontirsi per non vedere dominano facilmente la mente.

Il naso rosso rivela a tutti cosa realmente avviene: lo si vede proprio sulla punta del naso.

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Da un lato può essere un avvertimento a non ficcare il naso dappertutto e soprattutto a non infilarlo troppo profondamente nel bicchiere; d’altro canto però è anche un’esortazione a prendere se stessi per il naso e ad affrontare i temi scottanti che il destino ha scritto a colori violenti e addirittura col sangue sul nostro volto.

L’apprendimento, nel caso del rinofima e del naso del bevitore, consiste nel riconoscere la sessualità istintuale e nel redimerla. Si tratta di «riconoscere» l’aspetto femminile che è in ognuno di noi, cosa possibile solo accedendo a tutti i livelli dell’amore fisico.

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La forza fallica preme al centro e vuole essere dominata. È un problema di forza, non di una sua querula variante, che in realtà è solo una maschera rumorosa della debolezza: forza e potenza a un livello più profondo.

Domande

1. Dove, nella mia vita, vado scivolando in modo diverso da come desidero?
2. Ho concluso la mia pubertà? E come l’ho conclusa?
3. Quale livello di maturazione ha raggiunto la mia sessualità?
4. Cosa mi manca per essere adulto?
5. Come potevo o posso fidarmi della mia virilità?
6. Perché l’ho portata all’eccesso? O sminuita?
7. Cosa vuole e deve ancora crescere nella mia vita?
8. Quanto è stata fertile finora?
9. Quale ruolo ha la fuga per me?
10. Dove e quando ho trascurato di indirizzare la mia vita nella direzione del mio naso?

Doc. Rudiger Dahlke, Thorwald Dethlefsen

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