Rimedi per l’osteoporosi

Il metabolismo del calcio è fortemente influenzato dalla presenza di adeguati livelli di vitamina D. Piuttosto che una vitamina questa molecola deve essere considerata un vero e proprio preormone.

Vitamina D

Il metabolismo del calcio è fortemente influenzato dalla presenza di adeguati livelli di vitamina D. Piuttosto che una vitamina questa molecola deve essere considerata un vero e proprio preormone (21). È prodotta a livello della cute grazie alla conversione fotochimica che sfrutta l’energia fornita dai raggi ultravioletti, cioè dall’esposizione al sole.

21 Cianferotti L, Parri S, Gronchi G, Civinini R, Brandi ML. The use of cholecalciferol in patients
with hip fracture. Clin Cases Miner Bone Metab. 2017;14(1):48-53; Hollis BW, Wagner
CL. Clinical review: The role of the parent compound vitamin D with respect to metabolism
and function. Why clinical dose intervals can affect clinical outcomes. J Clin Endocrinol Metab.
2013;98(12):4619-28.

Non dimentichiamo, poi, che è contenuta in alcuni alimenti tra cui: l’olio di fegato di merluzzo, i pesci grassi come il salmone e l’aringa, in misura minore le uova, il fegato e gli ortaggi verdi, il fungo shitake e le frattaglie. Il fatto che ne sia tanto ricco il pesce spiega come gli eschimesi, che vivono gran parte dell’anno al buio e coperti dalla testa ai piedi per non congelare, abbiano in realtà normali livelli di vitamina D proprio grazie a una dieta a base di pesce. La carenza di vitamina D influenza negativamente il metabolismo osseo.

La vitamina D favorisce l’assorbimento intestinale di calcio, regola la produzione di paratormone (uno degli ormoni fondamentali nell’omeostasi del calcio), promuove il rimaneggiamento osseo e la deposizione di nuova matrice. La vitamina D è liposolubile e va somministrata in olio, a cadenza quotidiana e preferibilmente con un cibo.

Vitamina K2

È un’altra vitamina liposolubile, fondamentale per ottimizzare il funzionamento della D3. È essenziale comprendere che la vitamina K2 (22) non crea problemi a livello della coagulazione del sangue.

Questo concetto merita una precisazione: la vitamina K2 o MK7 o menachinone-7 non c’entra nulla con la vitamina K1 o fillochinone presente nei vegetali a foglia verde (che è un potente procoagulante) e ha un metabolismo completamente indipendente dalla coagulazione. La vitamina K2 “frena” l’azione degli osteoclasti e “attiva”, carbossilandola, l’osteocalcina, una proteina prodotta dagli osteoblasti sotto l’influenza della vitamina D, permettendo la deposizione del calcio nella matrice proteica ossea.

22 Huang ZB, Wan SL, Lu YJ, Ning L, Liu C, Fan SW. Does vitamin K2 play a role in the prevention and treatment of osteoporosis for postmenopausal women: A meta-analysis of randomized controlled trials. Osteoporos Int. 2015;26(3):1175-86.

L’osteocalcina attivata (“carbossilata”) permette il legame del calcio alle proteine ossee, consentendo la creazione di una “retina” calcificata che conferisce all’osso resistenza e insieme flessibilità. In tal modo la vitamina K2 riduce il rischio di osteoporosi. Dopo i 50 anni (e nella donna in particolare dopo la menopausa) è documentata una carenza significativa di vitamina K2. Gli alimenti che la forniscono sono carne, quinoa, latte intero, uova. Per questi motivi è raccomandabile in questa fascia di età integrare l’alimentazione quotidiana con un supplemento adeguato di vitamina K2.

Condizioni a rischio di carenza di vitamina K2 sono: assunzione prolungata di antibiotici, malattie gravi intestinali ed epatiche, malnutrizione, alcolismo, mieloma multiplo. La vitamina K2 andrebbe assunta, in caso di osteoporosi, tutti i giorni contestualmente alla vitamina D3, indicativamente con un dosaggio pari alla metà di quello della vitamina D3.

Zinco

È un oligoelemento indispensabile per il corretto funzionamento della vitamina D a livello nucleare. Serve alla vitamina per ancorarsi al DNA ed espletare il proprio meccanismo epigenetico. È consigliabile garantire al proprio organismo adeguate dosi di zinco, contenuto in: anacardi, cacao crudo o raw, ceci, cereali integrali, fagioli, lenticchie, fiocchi d’avena, noci, mandorle, miglio, pesce, piselli, pinoli, quinoa, semi di girasole, semi di zucca, spinaci, tuorlo d’uovo.

Vi sono poi cibi in assoluto più ricchi di zinco, ma sono di utilizzo meno frequente (per esempio ostriche, fegatini, carne rossa). Al fine di incrementare ulteriormente l’assorbimento dell’oligoelemento bisogna adottare un accorgimento che permetta di eliminare l’acido fitico dai cibi (l’acido fitico è un antinutriente presente sulla cuticola dei legumi, dei semi oleosi e dei cereali integrali).

L’accorgimento consiste nel lasciare a bagno per una notte l’alimento crudo in acqua e succo di mezzo limone oppure in acqua con un cucchiaio di aceto di mele.

Nei casi di inadeguato apporto di zinco con la dieta è possibile l’integrazione sotto forma di minerale oxiprolinato. L’oxiprolina è un amminoacido naturale che ha capacità penetranti talmente efficaci da portare le sostanze benefiche fin nel cuore della cellula.

23 Suzuki T, Kajita Y, Katsumata S, Matsuzaki H, Suzuki K. Zinc deficiency increases serum concentrations of parathyroid hormone through a decrease in serum calcium and induces bone fragility in rats. J Nutr Sci Vitaminol (Tokyo). 2015;61(5):382-90.

Omega 3

La vitamina D3 (essendo liposolubile) va ad agire sui recettori nucleari determinando una modulazione genica. Il recettore per la vitamina D3 è un eterodimero costituito da due parti diverse fra loro e attivate da due molecole differenti: se non c’è alcun ligando non funziona niente; se c’è solo la vitamina D si attiva una parte del recettore.

La seconda parte è attivata dagli acidi grassi essenziali omega-3 (EPA, DHA) “24”. È buona norma, quindi, aumentare il più possibile l’assunzione di omega-3 con gli alimenti, per esempio:

olio di semi di lino spremuto a freddo, comprato dal banco frigo del negozio bio e conservato in frigorifero. A differenza degli altri oli vegetali, ricchi di grassi omega-6, l’olio di lino contiene un’elevata percentuale (circa il 60%) di acido alfa-linolenico (ALA), che è il capostipite degli omega-3. Si consiglia 1 cucchiaino da caffè 3 volte al giorno, a ogni pasto;

◗ è disponibile in commercio anche un olio di semi di lino addizionato di DHA da agricoltura e produzione bioattiva. Il DHA è estratto da alghe del genere Schizochytrium. Se ne consiglia 1 cucchiaino 3 volte al giorno;

◗ 30-50 g di noci;

◗ una porzione di pesce azzurro di taglia piccola, pescato selvaggio;

GIFT olio: si prepara in casa versando in una bottiglia di vetro scuro da 1 litro, 500 ml di olio extravergine di oliva spremuto a freddo e 50 ml di olio di semi di lino spremuto a freddo, acquistato dal banco frigo nel rispetto della catena del freddo. Una volta effettuata la miscelazione dei due oli non è più necessario conservarlo in frigo.

L’olio extravergine di oliva è ricco di omega-9;

◗ uova di galline ruspanti;

◗ ogni tanto cioccolato fondente, meglio se raw (crudo);◗ alga nori.

Occorre, inoltre, ridurre la quota di omega-6 ed evitare di assumerli tutti i giorni. Gli omega-6 sono contenuti in tutti i semi oleosi. I semi oleosi che hanno più omega-3 rispetto ai 6 sono le noci, i semi di chia e di canapa decorticati.

24 Kuroda T, Ohta H, Onoe Y, Tsugawa N, Shiraki M. Intake of omega-3 fatty acids contributes to bone mineral density at the hip in a younger Japanese female population. Osteoporos Int. 2017;28(10):2887-91.

È un minerale importante per le ossa. Una delle piante più ricche di silicio è l’Equisetum arvense25: il suo impiego come integratore è diffusissimo e rappresenta una delle armi della medicina naturale nei confronti dell’osteoporosi. Il silicio infatti serve per l’integrità di ossa, legamenti, tendini e pelle.

È inoltre un coadiuvante nella cura delle carenze minerali con squilibri dell’incorporazione del calcio. È quindi indicato per la demineralizzazione (osteoporosi, rachitismo, fratture ossee, ritardi di consolidamento) ma anche per l’artrosi e per gli stati infiammatori articolari e vascolari; trova altresì indicazione in alcuni processi legati all’invecchiamento o al malassorbimento (rughe, capelli sottili, unghie fragili).

25 Kotwal SD, Badole SR. Anabolic therapy with Equisetum arvense along with bone mineralising nutrients in ovariectomized rat model of osteoporosis. Indian J Pharmacol. 2016;48(3):312-5.

Rimedi & Suggerimenti

Magnesio citrato (26). Il silicio sinergizza bene con l’azione della vitamina C27, fondamentale per la matrice ossea. La carenza di vitamina C si riscontra con chiarezza nella formazione delle “smagliature” cutanee. Sotto all’epidermide si coglie una matrice infiammata e scompaginata, incapace di tenere anche la semplice azione di “tiramento” della pelle. 

Nell’osso si verifica all’incirca lo stesso fenomeno: se non c’è vitamina C e se mancano alcuni aminoacidi come l’oxiprolina (motivo per cui noi preferiamo l’impiego di minerali oxiprolinati) la matrice ossea è debole, fragile, inadatta a sostenere le giuste sollecitazioni.

Anche l’uso della salvia, di per sé ricca di fitoestrogeni, può essere benefica: sia come condimento sia facendone un infuso giornaliero di 3 prese in 500 mL d’acqua da lasciar riposare per 10 minuti, per favorire la fissazione del calcio in menopausa.

La vitamina D3 per interagire in modo ottimale a livello epigenetico fa uso di buone quantità dell’amminoacido cisteina, che agevola l’azione della vitamina a livello nucleare. Le cisteine sono presenti nei prodotti sulforati contenuti nei vegetali appartenenti alla famiglia delle Brassicacee, comprendente tutte la varietà di cavolo. È proprio la ricchezza in prodotti sulforati a conferire alle Crocifere l’odore non gradevole. È bene assicurarsi un’alimentazione ricca di Brassicacee per fornire gruppi di cisteina utili nel metabolismo della vitamina D3 come coattiva tori del suo ruolo epigenetico.

Evitare pasta e pane e privilegiare i cereali in chicchi integrali (con endosperma o parte germinativa).

26 Aydin H, Deyneli O, Yavuz D, Gözü H, Mutlu N, Kaygusuz I, et al. Short-term oral magnesium supplementation suppresses bone turnover in postmenopausal osteoporotic women. Biol Trace Elem Res. 2010;133(2):136-43.

27 Yang TC, Aucott LS, Duthie GG, Macdonald HM. An application of partial least squares for identifying dietary patterns in bone health. Arch Osteoporos. 2017;12(1):63.

Bibliografia: Medicina di Segnale

Carmen Fonzo
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Pesaro
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