Menopausa

La menopausa è una fase naturale della vita della donna. Non è certamente una malattia, ma un cambiamento del quadro ormonale.

Un intervento di supporto e riequilibrio

Questo può determinare qualche problema metabolico, cardiovascolare o psicoemozionale e talora si associa a fastidi o disturbi più o meno invalidanti che potrebbero richiedere, sostanzialmente, un intervento di supporto e riequilibrio. Ricordiamo, però, che trattandosi di un evento “fisiologico” molte fortunate lo attraversano felicemente senza alcun disturbo.

Bisogna aprire la visione delle donne a prospettive diverse, ma altrettanto gratificanti, di tipo personale o lavorativo proprie di questa nuova fase della vita. In altre culture, per esempio di discendenza Maya, in cui le donne vivono con orgoglio l’arrivo della menopausa poiché garantisce loro un ruolo sociale privilegiato e un’attestazione di acquisita saggezza, non si manifestano sintomi climaterici e nemmeno osteoporotici

240 Lewiecki EM, Lane NE. Common mistakes in the clinical use of bone mineral density testing. Nat Clin Pract Rheumatol. 2008;4(12):667-74.

Le problematiche lamentate spaziano dalla sfera psicoemozionale (ansia, depressione, calo di memoria, insonnia, irritabilità) a quella cardiovascolare e neurovegetativa (palpitazioni, vampate di calore, sudorazione, insonnia ecc.), dall’apparato urinario (maggiore vulnerabilità alle infezioni, incontinenza, cambiamenti nella frequenza della minzione) all’ambito ginecologico (prurito vaginale, perdite, dispareunia ecc.) e alla diminuzione della libido.

Nella maggior parte dei casi alle donne in premenopausa (o in menopausa) viene proposta la terapia ormonale sostitutiva, laddove sarebbe opportuno che il medico di segnale non somministrasse altri estrogeni a un organismo che ne è stato stimolato per decenni.

La storia del cancro vescica seno

Adottare uno stile di vita corretto – giusta alimentazione, attività fisica costante – e soprattutto rigettare i pregiudizi che accompagnano questa fase della vita sono le armi vincenti; se però non fossero sufficienti sarà possibile ricorrere a ottimi integratori che portino un’informazione di ripristino e coerenza ormonale.

Le vampate (o caldane) sono fenomeni vasomotori che possono accompagnarsi a sintomi quali sudorazione, tachicardia, senso di calore, variazioni pressorie. Anche quando si assumono ormoni (per esempio contraccettivi orali) si hanno interferenze sulla circolazione (gonfiore agli arti inferiori, fragilità capillare, sudorazione anomala ecc.): ciò che accade in menopausa è simile. Si deve creare un nuovo equilibrio, ma si tratta comunque di una condizione transitoria.

Il termine osteoporosi significaporosità dell’osso” ed è una condizione in cui le ossa hanno un contenuto anormalmente basso di sali minerali, soprattutto sali di calcio.

L’osteoporosi (o l’osteopenia) non induce sintomi specifici ma nelle forme più gravi si possono manifestare eventuali fratture spontanee o dolori e rigidità articolari. La vita dell’osso si basa su un continuo ciclo di rimodellamento.

Le ossa sono composte da una matrice organica (collagene), sali minerali (che si legano alla matrice proteica) e cellule ossee.

Vi è prova che l’omocisteina, marker di infiammazione sistemica e predittore di malattie cardiache, sia anche un fattore di rischio indipendente per le fratture d’anca. Altro parametro indicatore della salute ossea è l’osteocalcina, proteina sintetizzata dagli osteoblasti che svolge un ruolo importante nel permettere il legame dell’idrossiapatite alla matrice ossea.

L’osteocalcina contiene tre componenti dell’acido glutammico, che deve essere carbossilato per far funzionare correttamente la proteina. La vitamina K è necessaria per questo processo e la sottocarbossilazione dell’osteocalcina è un fattore di rischio per fratture.

247 Schuit SC, van der Klift M, Weel AE, de Laet CE, Burger H, Seeman E, et al. Fracture incidence and association with bone mineral density in elderly men and women: The Rotterdam Study. Bone. 2004;34(1):195-202.

L’eziopatogenesi dell’osteoporosi non riconosce una sola causa: l’assenza di movimento, la scorretta alimentazione e l’inadeguato apporto di minerali e vitamine (in particolare vitamina D) sono tra le cause più rilevanti. L’attività fisica rappresenta uno dei fattori più importanti per la salute dell’osso e l’alto picco di massa ossea costituisce una delle strategie principali nella prevenzione dell’osteoporosi futura.

Nello studio più di 16.000 donne in postmenopausa (non isterectomizzate) con TOS: l’evidenza di un aumento statisticamente significativo dei casi di cancro al seno (+ 8 casi/per 10.000 persone) e di eventi cardiovascolari (8 casi di ictus, 8 di embolia polmonare, 7 di malattie cardiache coronariche) ha determinato rapidi cambiamenti nelle raccomandazioni relative alla TOS.

Dopo la pubblicazione dei risultati della Women’s Health Initiative sono emersi numerosi avvertimenti specifici in tutto il mondo e infatti l’uso della TOS è drasticamente diminuito.

Le donne in postmenopausa, a parte il disagio a breve termine, sono considerate soggetti sani e non si devono accettare i rischi da esposizione prolungata agli estrogeni; la prevenzione delle fratture osteoporotiche non giustifica le reazioni avverse correlate alla TOS, alla luce della loro incidenza e gravità.

In un interessante lavoro australiano del 2006 donne in menopausa sono state incoraggiate a smettere di fumare, riesaminare la propria alimentazione e intraprendere un programma di attività fisica aerobica:

259 Anderson D, Mizzari K, Kain V, Webster J. The effects of a multimodal intervention trial to promote lifestyle factors associated with the prevention of cardiovascular disease in menopausal and postmenopausal Australian women. Health Care Women Int. 2006;27(3):238-53.

Un interessante articolo ha dimostrato che l’esercizio fisico nel climaterio, almeno 300 minuti la settimana (40 min/die), ridurrebbe il grasso corporeo e il rischio di tumori ormonodipendenti addirittura in maniera indipendente dalla dieta: ciò rende imprescindibile prescrivere alla paziente un’adeguata strategia di movimento.

Le tre principali classi di fitoestrogeni presenti nella dieta umana sono gli isoflavoni, i lignani e i cumestani. Questi ultimi sono meno comuni rispetto agli isoflavoni e ai lignani.

Le principali fonti dietetiche sono i germogli di legumi e soprattutto di trifoglio ed erba medica. Sono presenti in un’ampia varietà di alimenti: semi, cereali integrali, crusca, fagioli, frutta, noci, Crocifere, e caffè. Il lino ne è di gran lunga la fonte dietetica più ricca (i semi vanno macinati o schiacciati).

Nei mammiferi i lignani vengono convertiti dai batteri intestinali in forme attive. Fra gli isoflavoni i più attivi sono genisteina e daidzeina e sono contenuti nella soia, in altri legumi e nel trifoglio rosso.

Oltre ai fitoestrogeni, altri prodotti naturali hanno mostrato efficacia in menopausa: i flavonoidi, la cimicifuga (Cimicifuga racemosa), l’olio di enotera, l’agnocasto (Vitex agnus-castus), alcuni minerali (tra cui manganese e magnesio) e vitamine (per esempio del gruppo B) e altri ancora.

Un importante consumo di pesce ricco in omega-3 e l’assunzione a colazione di 2 cucchiaini di frumento macinato (o altro cereale integrale) consente di integrare nella dieta gran parte delle vitamine del gruppo B oltre che di tocoferolo. Gli oli spremuti a freddo, garantiscono un vantaggioso apporto naturale di acidi grassi omega-3 e omega-6.

La vitamina D (contenuta in pesce, tuorlo d’uovo e olio di fegato di merluzzo) è strategicamente importante per vari motivi, non ultimo la salute dell’osso. Assumere questi nutrienti semplicemente attraverso l’alimentazione è più vantaggioso ed efficace.

La somministrazione di calcio è tra gli approcci terapeutici più controversi. Nei rari casi di carenza vera (malnutrizione e malassorbimento), il calcio è necessario ma in tutti gli altri è dannoso e, quando è indispensabile, si consiglia un’integrazione di supporto di silicio e magnesio.

Un eccesso di calcio circolante, per altro non accompagnato da adeguati livelli di vitamina D, potrebbe portare a sovrabbondanti accumuli dello stesso nelle pareti dei vasi aumentando, come dimostrato in diversi lavori, i rischi cardiovascolari.

Lo studio della Women’s Health Initiative

Pradhan AD, Manson JE, Rossouw JE, Siscovick DS, Mouton CP, Rifai N, et al. Inflammatory biomarkers, hormone replacement therapy, and incident coronary heart disease: Prospective analysis from the Women’s Health Initiative observational study.

Cit. del 2002 ha dimostrato che la TOS può aumentare il rischio di malattie cardiovascolari, cerebrovascolari e cancro, e l’utilizzo del trattamento è calato drasticamente. Tuttavia negli ultimi anni i risultati dello studio sono stati messi in dubbio in considerazione dell’età avanzata delle partecipanti, di conseguenza alcune importanti società scientifiche, come l’International Menopause Society, hanno reintrodotto la TOS nelle loro linee guida.

Simona Mancini
Simona Mancini
Cattolica (RM)
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