Lussazione del braccio

Malattia Espressione dell’AnimA

In questa frequente e spettacolare lesione che si verifica all’interno dell’articolazione omerale, l’osso contenuto nella parte superiore del braccio abbandona la sua posizione, mentre la persona perde la sua capacità di tenere a posto il braccio.

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In ultima analisi, se la lussazione è causata da movimenti esagerati del braccio, significa che i pazienti sono usciti di sé: spasmodicamente, con le mani e con i piedi, hanno cercato di ottenere qualcosa sopravalutando le proprie possibilità di cui non sono in grado di comprendere i limiti.

Il braccio mostra di essere oggetto di pretese esagerate, per cui non partecipa più al gioco e abbandona il suo posto.

In tal modo indica dolorosamente che non lui, bensì la persona è sulla strada sbagliata. Allo scopo di riportare le cose al posto giusto, le articolazioni, con gesto eroico e consapevole, si sono logorate.

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Per rimettere a posto una spalla lussata, è necessario posare il piede all’altezza dell’ascella della vittima e tirare:

ma con questo strattone in genere il soccorritore cerca in primo luogo di placare se stesso, e di superare il trauma che gli costa effettuare un tale intervento eroico e brutale.

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Questo modo di procedere, riconosciuto unanimemente valido, ha in sé addirittura tendenze omeopatiche. Quel gesto violento che ha provocato l’incidente, viene ripetuto, ma questa volta in modo cosciente e volutamente esagerato.

Almeno fisicamente il braccio anarchico viene rimesso a posto. Il fatto che anche il malato ritorni o meno sulla retta via, dipende da quanto sia consapevole di ciò che è avvenuto.

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In caso contrario la debolezza articolare persiste e il braccio continuerà a lussarsi ad ogni occasione, cioè ogni volta che si presenterà una situazione favorevole.

Così come il paziente trasforma il suo corpo nella vittima cronica di tentativi esagerati di movimento, diviene egli stesso vittima di eroici tentativi di cura.

Quasi ogni medico infatti deve cercare di calmare se stesso prima di prendersi cura della sua vittima.

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Naturalmente sarebbe più sensato se i malati spostassero i loro violenti tentativi di movimento in campo psico-spirituale.

La psiche è in grado di sopportare di più e inoltre offre delle possibilità di raggiungere lo scopo autentico del movimento.

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È soprattutto a causa di movimenti a banderuola delle spalle che il braccio esce dalla sua collocazione. In questo caso è particolarmente sorprendente il fatto che il grande slancio può riuscire soprattutto metaforicamente.

La terapia che viene oggi proposta per le situazioni croniche mira a rafforzare l’impalcatura delle spalle attraverso un allenamento al movimento e agli sforzi moderati, che nell’ambito di confini più sicuri sviluppi i muscoli e i legamenti.

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In tal modo si evita che, uscendo l’arto e ritornando da solo al proprio posto, venga assunta una posizione definitivamente errata. Questo concetto può essere affrontato anche a livello psicologico.

I soggetti devono esercitarsi a muoversi entro i confini loro imposti dalle circostanze esteriori. Premessa indispensabile, conoscere i confini stessi.

Non è richiesta quindi pietà, ma coraggio. Chi conosce i propri limiti, può certamente osare di oltrepassarli.

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Questo però è possibile solo se la persona ha imparato la lezione, il che evidentemente non è avvenuto se il braccio continua a fuoriuscire dalla sua collocazione.

Vale tuttavia la pena di osare di spingersi verso mete lontane, anche a prezzo di grandi fatiche e addirittura di dolore.

Domande

1. Dove mi spingo troppo avanti? In che misura supero le mie possibilità e le mie competenze?
2. Mi aspetto troppo? Cerco di afferrare l’inafferrabile e mi faccio inutilmente male?
3. Di fronte a quali confini indietreggio metaforicamente e mi faccio più piccolo di quanto sia?
4. Cosa voglio raggiungere? Dove voglio andare? A cosa mira il mio progetto di vita? Verso quale «grande progetto» tendo di nascosto?

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