La sindrome premestruale

Per sindrome premestruale s’intende l’insieme di sintomi fisici e psichici che possono presentarsi nei 10 giorni precedenti la mestruazione

Alterazioni del comportamento

La sindrome premestruale è diffusa e multiforme, tanto che si riferisce colpisca circa il 90% delle donne in età fertile.

Le pazienti lamentano malesseri di varia natura e gravità e molteplici sono i sintomi di tipo fisico, psicologico e comportamentale che si manifestano dopo l’ovulazione, con notevoli differenze da donna a donna. I disturbi che si riscontrano più frequentemente includono:

  • sintomi fisici: pelvicalgie e addominalgie, gonfiore, ritenzione idrica con conseguente aumento di peso, mastodinia, vampate di calore, acne, cefalee e stipsi;
  • sintomi psichici: irritabilità, variazioni dell’umore, ansia, crisi di pianto, depressione, difficoltà di concentrazione, stanchezza, aggressività, modificazioni dell’appetito (fenomeno leptino – dipendente), insonnia, perdita della libido.

Comprendere le

Una carenza di serotonina che si determinerebbe a seguito di una fisiologica disbiosi premestruale transitoria e reversibile, che conduce a repentina deplezione di triptofano, utile ai fini di creare un ambiente immunologicamente permissivo per una gravidanza.

La conseguente carenza del neurotrasmettitore spiegherebbe, da sola, la coorte dei sintomi psicoemozionali (irritabilità, cambiamento d’umore, depressione) In alcune donne è stata dimostrata una produzione di prolattina in eccesso, responsabile della ritenzione idrica e della mastodinia.

Dismenorrea è il termine con il quale si indica la presenza di un ciclo mestruale particolarmente doloroso. Molte donne lamentano dolori mestruali ma di solito la sintomatologia è lieve e facilmente sopportabile.

Dismenorrea primaria

Un habitus psicologico che può influire negativamente sui sintomi amplificandoli. La dismenorrea primaria, detta anche idiopatica o essenziale, si manifesta in genere uno o due anni dopo la comparsa del menarca. I soggetti maggiormente interessati sono le adolescenti.

Oltre alla sintomatologia algica di solito la paziente lamenta una miscellanea di sintomi: lombalgia, pelvicalgia (probabile propagazione degli spasmi lungo i legamenti uterini), tensione muscolare alle gambe, disturbi intestinali (diarrea, nausea, vomito), pollachiuria e cefalea. Un’eccessiva produzione locale di prostaglandine, che stimolano la muscolatura uterina provocando contrazioni spastiche e dolorose dell’utero.

Dismenorrea secondaria

Nella dismenorrea secondaria il dolore, viceversa, inizia più tardivamente (ma se associata a malformazioni uterine anche contemporaneamente al menarca), inoltre è più duraturo.

Qui la manifestazione dolorosa, di solito intensa, accompagna tutto il periodo delle perdite mestruali e può associarsi a dispareunia e a metrorragia.

Le cause possono essere diverse, includendo patologie sia dell’apparato genitale sia extragenitali.

  • Fibromi: sono tumori benigni molto frequenti che amplificano il dolore e il sanguinamento mestruale.

Malattia infiammatoria pelvica: è un’infezione che coinvolge in parte o in toto gli organi interni dell’apparato genitale femminile (utero, tube e ovaie). Nella maggior parte dei casi ha origine da una malattia a trasmissione sessuale.

  • Endometriosi e adenomiosi: il tessuto endometriale ectopico si sfalda e sanguina e ciò può causare dolore soprattutto al termine della fase mestruale.
  • Dispositivo intrauterino (spirale). Cisti ovariche, anche se di solito sono asintomatiche.
  • Varicocele pelvicoMalformazioni congenite (nel qual caso la dismenorrea compare precocemente).

Esiti chirurgici conservativi nell’utero (sindromi aderenziali), fra cui la stenosi della cervice uterina. Neoplasie uterine maligne.

  • Patologie non ginecologiche: appendicite, infezioni delle vie urinarie, coliche renali, coliche biliari, sindrome dell’intestino irritabile ecc.
  • La diagnosi, in caso di dismenorrea secondaria, potrebbe richiedere vari accertamenti: dagli esami di tipo clinico (visita ginecologica) a quelli di laboratorio (ematici, Pap test, tampone vaginale) e strumentali (ecografia transvaginale, TAC, risonanza magnetica, isteroscopia, laparoscopia).

Il primo obiettivo di ogni terapeuta è riportare il paziente al massimo del suo stato di equilibrio, di efficienza e di salute fisico-mentale: in questo, nessun approccio farmacologico può paragonarsi all’ottimizzazione dello stile di vita. Alimentazione e attività fisica rappresentano la prima strategia per riportare entro i range di normalità i valori metabolici ed endocrini, nonché per ridurre l’infiammazione.

Si tenga comunque conto che un percorso volto a ripristinare l’equilibrio e la salute del paziente deve avvenire a prescindere dalle cause, siano anche organiche, poiché tutte le patologie traggono beneficio da un corretto stile di vita. Prima di avviare qualsiasi trattamento bisogna ricordare tutti i diversi accorgimenti che possono aiutare ad alleviare il dolore:

  • Attività fisica: donne che svolgono regolare attività fisica hanno meno dolori mestruali;
  • applicazione di calore: un bagno caldo, una borsa dell’acqua calda sull’addome danno sollievo, ma non bisogna esagerare onde evitare che la vasodilatazione dovuta al calore induca sanguinamento;
  • relax: gli esercizi di rilassamento possono aumentare la soglia del dolore e quindi la tolleranza al dolore stesso;
  • approccio psicologico: di fronte a un importante investimento psicoemozionale sarà anche opportuno avvalersi di un approccio psicologico di sostegno e cura.

Molti rimedi naturali migliorano o sopiscono queste patologie, ma bisogna innanzitutto partire da interventi dietetici generali. Una dieta con un eccesso di carboidrati può favorire lo sviluppo di resistenza insulinica (spesso implicata nel causare disendocrinie).

Una carenza di fibre agisce attraverso diverse vie: disbiotica, metabolica e ormonale. Una dieta ipolipidica può causare sia dismicrobismo intestinale sia un deficit di colesterolo, così come uno squilibrio in eccesso (soprattutto di omega-6 e grassi trans) può agire negativamente sulla sintesi delle proteine di trasporto degli ormoni sessuali (Sex Hormone Binding Globulin, SHBG).

Consumare la prima colazione stimola il funzionamento fisiologico dell’intero organismo e agisce come un regolatore degli ormoni, dell’infiammazione e del metabolismo.

Gli integratori più popolari contro i dolori mestruali sono: magnesio, omega-3, vitamina E, zinco, vitamine del gruppo B (B1 e B6 in particolare), Dimitilglicina, Vit D, Lampone, Erica, Frassino, Segale, Ribes nigrum, Cimifuga, Ascorbato di sodio.

Nei semi (in particolare girasole e sesamo), nei germi, nella frutta a guscio (arachidi, pinoli, mandorle dolci, noci) e in molte piante aromatichee oli essenziali (prezzemolo secco, salvia, rosmarino, timo) sono presenti alte concentrazioni di vitamina E che aiutano ad alleviare il dolore.

Fra i vegetali sono ottimi: Crocifere (barbabietole), spinaci, legumi (ceci e fagioli), frutta (albicocche, fichi, prugne, banane), oltre a frutta a gusci (nociVinaccioli, Melograno, mandorle) e semi per l’apporto di magnesio, che esercita un’azione antispastica e rilassante sull’utero.

Claudia Piemonti
Claudia Piemonti
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