La crisi della mezza età

Malattia Espressione dell’AnimA
È il cambiamento maschile, o meglio un’esigenza di trasformazione non vissuta e non risolta. La parola greca Krisis significa tra l’altro decisione, e di fatto l’uomo si trova a dover decidere se seguire la propria strada consapevolmente o soffrire inconsapevolmente.
Tuttavia non sta a lui scegliere se proseguire come ha fatto finora o cambiare. Il modello non concede tutta questa libertà e costringe in un modo o nell’altro al cambiamento. Se nel viaggio di andata la Bibbia ci esortava con queste parole:
«Rendete sottomessa la terra», nel viaggio di ritorno ci dice: «In verità vi dico: se non cambierete e non diventerete come bambini, non otterrete il Regno dei cieli».
La maggior parte delle persone anche ai nostri giorni, si rende conto che è tempo di tornare indietro. Soltanto che tendiamo a vivere le cose solo sul piano fisico.
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I cinquantenni, invece di diventare interiormente bambini, si vestono seguendo la moda infantile, acquistano auto sportive e cercano amiche giovani. Visto che il culto della gioventù predomina, tutto questo non è affatto difficile.
Le macchine sportive, dato il loro costo, vengono costruite soprattutto per i signori di una certa età, la moda è in ogni caso indirizzata a un pubblico giovane e a causa dell’allontanamento anche psicologico dai genitori molte ragazze si uniscono spesso a uomini più anziani, sui quali proiettano l’irrisolto rapporto col padre.
Questo modo di affrontare la crisi del mondo esterno fa sorridere; in ogni caso è sempre migliore di un drastico rifiuto a fare il passo necessario. Chi si rifiuta in senso traslato, costringe il corpo a intervenire.
La depressione sarebbe una forma irrisolta di cambiamento. De-pressione significa letteralmente «via dalla pressione» o «rilassamento», e in effetti un tale atteggiamento di vita porta all’abbandono di tutte le tensioni, anche se irrisolte.
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Invece di lasciare in sospeso il problema della propria vita e di farlo risolvere alla società, si cerca distensione, ma in modo pretenzioso. Nella periferia del mandala la tensione è al massimo e, proprio dove lo spiegamento di forze e di influenze ha raggiunto il culmine, è necessario ritornare all’unità, che è priva di ogni tensione.
Un detto popolare definisce queste realtà: «Nel momento più bello, bisogna smettere». L’esperienza insegna infatti che in seguito è tutto necessariamente meno bello.
Il mito descrive in tutte le varianti il ritorno a casa dall’anima:
Parsifal, come Ulisse o gli Argonauti, cerca la via che porta all’unità. La Bibbia racconta del figliol prodigo, che tornando alla casa del padre, simbolo dell’unità, ottiene la giusta ricompensa ed è trattato meglio dell’altro figlio che non ha osato intraprendere la via del mondo della polarità, della sofferenza e della divisione. Gli eroi di ogni fiaba seguono questo modello archetipico.
Talvolta l’abbandono dell’unità viene facilitato dalla presenza di una matrigna cattiva, però l’eroe deve comunque sottomettere la terra e trovare la sua altra metà, cioè integrare la sua ombra. Dopo essersi riunito ad essa, sotto forma del matrimonio con una principessa, tornano insieme alla casa del padre, e «se non sono morti, vivono ancora oggi».
Questo modello è ancora valido ed è lo stesso a cui l’uomo moderno deve attenersi.
Prima la religione offriva l’aiuto necessario per intraprendere questa strada interiore. Oggi, che le grandi religioni e filosofie hanno esteriorizzato il loro sapere, la religio, intesa come riunificazione con le origini, ma non ci si deve identificare nell’immagine, bensì rimanendo anche Osservatori.
La meditazione mira allo stesso fine, il centro, e in passato, lo faceva anche la medi-cina, come il nome stesso dimostra. Certamente era una medicina archetipica, che si basava sui simboli, paragonabile alla medicina degli indiani. Non si presentava nella forma di pillole, bensì mirava al cuore.
Domande
1. A quale punto del modello di vita mi trovo ora?
2. In quale punto della strada della mia vita sto sul piede di guerra?
3. Dove e in che modo mi oppongo al ritorno imposto dal modello?
4. Quanta tensione esiste nella mia vita?
5. Quali vie di distensione mi si offrono?
6. Ho realizzato gli scopi della mia vita o sono andato oltre il limite?
7. Cosa potrebbe ancora salvare la mia vita?
(Dott. Rudiger Dahlke)
 

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