Il cuore

L'uomo che ragiona soltanto con l'intelletto, risulta freddo e unilaterale. Chi vive soltanto dei propri sentimenti, ci fa spesso un effetto poco chiaro e disordinato.

Il battito cardiaco è un fatto autonomo che senza un determinato training non obbedisce alla volontà

Malattie cardiache
Chi ha disturbi e malattie cardiache dovrebbe porsi queste domande:
1. In me testa e cuore, ragione e sentimenti sono in equilibrio armonico?
2. Vivo e amo con tutto il cuore o soltanto con metà del mio cuore?
3. Do spazio sufficiente ai miei sentimenti e ho il coraggio di manifestarli?
4. La mia vita va avanti seguendo un ritmo vivace o la costringo a regole troppo rigide?
5. Nella mia vita c’è ancora carburante ed esplosivo?
6. Do ascolto al mio cuore?

Questo ritmo sinusoidale è l’espressione di una ben precisa norma del corpo. Il ritmo cardiaco assomiglia al ritmo del respiro, ma quest’ultimo è più suscettibile di influenzamento volontario. Il battito cardiaco è un ritmo armonico, con un ordine severo. Se nei cosiddetti disturbi del ritmo il cuore improvvisamente si inceppa o galoppa, è avvenuta una deviazione dal normale equilibrio.

Se osserviamo i molti modi di dire in cui ricorre il cuore, ci rendiamo conto che esso è sempre in rapporto con situazioni emozionali. Un’emozione è qualcosa che l’uomo trae da se stesso, è un movimento dall’interno verso l’esterno (latino emovere = muovere fuori da se stessi)

Si dice: Il cuore mi batte per la gioia – Il cuore mi si fermò per la paura – Mi si spezza il cuore per il dolore – Ho qualcosa che mi sta a cuore. Se una persona non è capace di reazioni emozionali, si dice che è senza cuore. Quando due persone si incontrano e si innamorano, si dice che si sono incontrati due cuori. In tutte queste espressioni il cuore è il simbolo di un centro che esiste nell’uomo e che non è guidato né dall’intelletto né dalla volontà.

Il cuore però non è soltanto un centro, è il centro del corpo; si trova più o meno a metà del corpo, appena un po’ a sinistra (la sinistra è la parte dei sentimenti, corrisponde all’emisfero cerebrale destro). 

Si trova proprio nel punto che spontaneamente tocchiamo o indichiamo quando vogliamo parlare di noi stessi. Il sentimento e più ancora l’amore sono strettamente legati al cuore, come ci hanno già mostrato le espressioni sopra riportate. Quando si apre il proprio cuore, si accoglie totalmente una persona. Una persona dal cuore grande è una persona aperta, che sa andare incontro al prossimo.

Opposta a questa è la persona chiusa, che non ascolta il proprio cuore, che non conosce sentimenti cordiali. Questa persona non donerebbe mai il proprio cuore, perché in questo caso dovrebbe donare se stesso, e anzi cerca di non smarrire il cuore. Chi invece ha il cuore tenero, rischia di amare gli altri di tutto cuore, cioè senza limiti e senza confini. Questi sentimenti indicano tendenzialmente un superamento della polarità, che richiede limiti e confini per tutto.

Queste due possibilità le troviamo simbolizzate nel cuore. Il nostro cuore anatomico è separato dalla parete cardiaca, e il battito cardiaco è un ritmo in due tempi. Poi con la nascita e con l’ingresso nella polarità del primo respiro la parete cardiaca divisoria si chiude e la cavità cardiaca e la circolazione diventano due, fatto che il neonato vive sempre con terrore.

D’altra parte il simbolo del cuore, così come lo disegnerebbe un bambino, consiste di due arrotondamenti in alto che finiscono m basso con una punta. Dalla dualità si crea un’unità. E così il cuore è anche simbolo di amore e di unità. È questo che intendiamo quando diciamo che il bambino cresce vicino al cuore della mamma.

Dal punto di vista anatomico, questa espressone sarebbe priva di senso – qui il cuore simboleggia il centro dell’amore e non importa quindi che anatomicamente il cuore si trovi nella parte superiore del corpo, mentre il bambino in realtà si sviluppa nella parte inferiore, nel ventre materno.

Si potrebbe anche dire che l’uomo ha due centri, uno superiore e uno inferiore: testa e cuore, intelletto e sentimento. a una persona completa ci aspettiamo che entrambe le funzioni siano presenti e in equilibrio armonico. L’uomo che ragiona soltanto con l’intelletto, risulta freddo e unilaterale.

Chi vive soltanto dei propri sentimenti, ci fa spesso un effetto poco chiaro e disordinato. Soltanto quando le due funzioni si completano reciprocamente e si arricchiscono, la persona ci appare completa.

Le molte formulazioni in cui ricorre il cuore ci mostrano che ciò che distoglie il cuore dal suo ritmo abituale è sempre un’emozione:

può essere la paura che fa correre il cuore all’impazzata o lo fa quasi fermare, o la gioia oppure l’amore che accelerano tanto il ritmo cardiaco che si sente battere il cuore fino in gola. Nei disturbi del ritmo cardiaco avviene la stessa cosa: soltanto che non si nota l’emozione corrispondente.

Il problema è tutto qui: i disturbi del ritmo cardiaco colpiscono le persone che non si fanno smuovere da ” nessuna emozione ” dal loro normale equilibrio.

Allora il cuore impazzisce, perché la persona non osa farsi toccare dalle emozioni. Si attiene alla ragione e alle norme e non è disponibile a farsi distogliere dal suo ritmo né da sentimenti né da emozioni di sorta. Non vuole turbare l’equilibrio armonico della propria vita in alcun modo.

Però in questi casi le emozioni si somatizzano e il cuore comincia a dar dei pensieri. Il battito cardiaco fa i capricci e costringe in questo modo la persona a dare finalmente ascolto al proprio cuore.

Normalmente noi non ci rendiamo conto del nostro battito cardiaco lo sentiamo e lo avvertiamo soltanto sotto l’impulso di un’emozione o per malattia. Il nostro battito cardiaco arriva per noi a livello di coscienza quando qualcosa ci eccita o qualcosa ci modifica. 

Qui abbiamo la chiave necessaria per capire tutti i sintomi cardiaci: essi costringono l’uomo a dare di nuovo ascolto al proprio cuore. I malati di cuore sono persone che vogliono ascoltare solo la propria testa e danno troppo poco peso al cuore.

Questo fatto risulta con particolare chiarezza nei malati di nevrosi cardiaca. La nevrosi cardiaca è una paura non giustificata per i propri problemi cardiaci, che induce a prestare al cuore un’attenzione patologica ed esagerata. La paura di un infarto è in queste persone così grande che sono disposte a modificare radicalmente tutta la loro vita. 

Se consideriamo simbolicamente questo comportamento vediamo con quale grandiosa saggezza e ironia lavori la malattia: chi soffre di nevrosi cardiaca viene costretto a osservare costantemente il proprio cuore e a subordinare la propria vita in tutto e per tutto alle necessità del cuore.

Questa persona ha una tale paura del proprio cuore che teme che si possa fermare da un momento all’altro. La malattia lo costringe a rimettere il cuore al centro della propria coscienza – e questo senza dubbio induce a ridere di cuore.

Nel caso della nevrosi cardiaca tutto avviene a livello psichico; nell’angina pectoris tutto il processo è sceso invece a livello corporeo. I vasi sanguigni sono induriti e stretti e il cuore non riceve più nutrimento sufficiente.

Qui non c’è molto da interpretare perché tutti sanno che cosa significa avere un cuore indurito, un cuore di pietra. ” Angina ” significa letteralmente strettezza, e ” angina pectoris ” strettezza del cuore.

Mentre il malato di nevrosi cardiaca vive questa strettezza come paura, nell’angina pectoris essa si manifesta concretamente. Un simbolismo originale mostra qui la terapia adottata dalla medicina ufficiale; in caso di bisogno si dà al malato di cuore capsule alla nitroglicerina (per esempio nitrolingual): in altre parole, esplosivo. In questo modo si spezza la strettezza per dar di nuovo spazio al cuore nella vita del malato.

I malati di cuore hanno paura per il loro cuore – e hanno ragione di averla. Certuni però non capiscono quello che la malattia vuol loro dire. Quando la paura del sentimento è diventata così forte da non poter più essere contenuta, ci si fa impiantare un pacemaker (stimolatore cardiaco).

Così il ritmo vitale viene sostituito da una macchina, che prende adesso il posto del sentimento. Si perde flessibilità e capacità di adattamento, ma non si è più minacciati dai salti di un cuore vivo. Chi ha un cuore ” stretto “, diviene vittima del proprio Io e dei propri desideri di potere.

Tutti sanno che l’alta pressione è predisponente per l’infarto. Già abbiamo visto che l’ipertonico è una persona che ha una sua aggressività, però la trattiene con l’autocontrollo. Questo fiocco di energia aggressiva si scarica nell’infarto cardiaco, che spezza il cuore.

 

L’infarto cardiaco è la somma di tutte le emozioni non espresse, dei sentimenti non manifestati. Nell’infarto la persona capisce la saggezza di quell’antico detto che erma che l’eccessiva valutazione dell’Io e della propria domante volontà ci separa dal fiume della vita. Soltanto un cuore duro può spezzarsi!

(Thorwald Dethlefsen Rudiger Dahlke)

Rossella Sisto
Rossella Sisto
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Francesco è una persona fantastica, preparata e veramente competente, mi ha cambiato la vita, lo consiglio a chiunque!! 🎯

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