Una reale diminuzione del sovraccarico
Una delle conoscenze fondamentali nell’approccio al controllo delle food sensitivities è quella riguardante i cosiddetti “gruppi alimentari“.
Purtroppo l’abitudine all’uso di test di ogni genere per l’individuazione di eventuali “intolleranze” ha portato molti a credere che rimuovendo dall’alimentazione 4 o 5 singoli elementi si potesse avere una sensibile riduzione del sovraccarico allergico in essere.
Ammesso di avere una sensibilità nei confronti di latticini, nichel e glutine, se tolgo solo pomodori, fontina, orzo e ananas (che magari hanno dato positività al test) non risolvo nessuno dei problemi di sensitivity che mi affliggono.
Per raggiungere una reale diminuzione del sovraccarico serve un’adeguata rotazione dell’intero gruppo alimentare di cui fanno parte gli alimenti che danno fastidio, poiché molti alimenti con allergeni simili non arrivano a generare disturbo percepibile, ma partecipano comunque al sovraccarico allergenico: se mi controllo sull’intera famiglia, otterrò risultati con maggiore facilità.
Se nella nostra prassi riusciamo per un istante a staccarci dall’idea di test e ci appoggiamo maggiormente su un’anamnesi ben fatta, avremo informazioni più specifiche e attendibili.
In altre parole: se dall’anamnesi alimentare deduciamo che il paziente abbia una reazione frequente di tipo diarroico o dermatitico dopo assunzione di parmigiano o di birra (gruppi alimentari dei latticini e dei lievitati).
Non potremo consentire il consumo di taleggio e vino rosso, ma dovremo impostare una rotazione su tutti i latticini e su tutti gli alcolici, se vogliamo veramente ridurre il sovraccarico.
Ecco perché abbiamo voluto riportare i gruppi alimentari più frequentemente coinvolti nelle food sensitivities, così come vengono usati nel nostro studio, in modo indipendente dal mezzo utilizzato per evidenziare le sensitivities individuali. Il mezzo da noi preferito, come già accennato, è una lunga e dettagliata anamnesi alimentare.
I gruppi maggiormente implicati nel sovraccarico allergenico riguardano prevalentemente (guardacaso, e come ampiamente discusso nel capitolo precedente)) alimenti che l’uomo ha introdotto in grandi quantità solo negli ultimi millenni.
I cibi naturali del nomade cacciatore raccoglitore sono infatti pochissimo rappresentati tra i gruppi più a rischio. Una dieta arcaica che escluda tutti i cibi moderni ha sempre un forte potere disintossicante ed è in grado di ridurre in modo marcato i sintomi di patologie allergiche o autoimmuni.
Ecco i gruppi alimentari più comunemente implicati nelle reazioni di sensitivity.
Occorre astenersi da frumento, orzo, segale, kamut, farro, e tutti i loro derivati (cus-cus, bulghur). Pane di frumento o segale. Gallette di farro, Kamut, orzo, segale. Pasta di frumento, di kamut, di farro, di segale. Grissini, cracker, biscotti e tutti i prodotti da forno a base di frumento.
Glutine
Il frumento è presente un po’ dappertutto, nel pangrattato della cotoletta panata come sulla crosta del Brie, e starne lontani richiede una certa vigilanza. Alternative: tutti i semi e le farine che non siano frumento, segale e orzo.
Per esempio quinoa, grano saraceno, mais, riso, canapa, amaranto, sorgo, miglio, teff, ma anche lino, zucca, sesamo, chia, papavero, girasole, ed anche tutti i legumi e tutti i semi oleosi.
Rifiutiamo con disprezzo i prodotti “gluten free” fatti con zucchero e farine raffinate di riso o di mais (ad imitazione delle peggiori tortine e dei peggiori biscotti industriali), se non vogliamo che il celiaco diventi presto anche diabetico. Pretendiamo, con le farine diverse dal frumento, pani e paste veramente 100% integrali.
La sensibilità al glutine genera frequentemente problemi dermatologici, ma anche intestinali (con crampi, diarree, flatulenze) e spesso anche emicranie. Oggi la gluten sensitivity è pienamente riconosciuta a livello scientifico da allergologi e gastroenterologi, che per decenni ne hanno negato l’esistenza (“le intolleranze non esistono: esiste solo quella al lattosio e la celiachia…”).
Dobbiamo all’amico gastroenterologo toscano Guido Marini la soddisfazione di averlo sentito intervenire ad un recente congresso di specialità in cui tutti si riempivano la bocca di “gluten sensitivity“, dicendo: “Vergogna! Ne avete negato per decenni l’esistenza ed ora venite a descrivercela.
Va bene, meglio tardi che mai. Ma prima chiedete scusa a quelli a cui avete dato dei ciarlatani e che invece facevano stare meglio le persone nonostante le vostre errate indicazioni. Dopo che avrete chiesto scusa, vi ascolterò!”.
Bibliografia: Medicina di Segnale

