Spazzatura senza glutine

Ci stupiamo se il celiaco resta anemico, deperito e col ventre gonfio?

Gluten sensitivity

Una volta appurato, infatti, che il celiaco deve evitare frumento (e quindi kamut, farro, cous cous ecc.), orzo e segale, rimane tutto il resto: tra i cereali (e assimilati) riso, mais, miglio e poi quinoa, grano saraceno, amaranto, sesamo, teff, canapa, sorgo, e ancora tutti i legumi, nessuno escluso (fagioli, piselli, ceci, lenticchie, soja) e tutti i semi oleosi (noci, nocciole, mandorle, pistacchi, pinoli, arachidi, pecan, noci brasiliane, macadamia, semi di zucca, di lino, di girasole ecc.).

E naturalmente tutta la frutta e verdura (patate incluse), tutte le carni e i pesci, le uova, i formaggi, caffè, cioccolato. Mi pare non ci sia da fare la fame. Ma indoviniamo quali prodotti per celiaci vengono proposti (a nostre spese) in farmacia? Merendine confezionate come quelle del supermercato ma con l’amido raffinato di riso o di mais al posto dell’amido raffinato di frumento. Meraviglia.

E poi ci stupiamo se il celiaco resta anemico, deperito e col ventre gonfio? La celiachia dovrebbe invece insegnarci a fare un uso più moderato di frumento e affini. Un ragazzo di oggi infatti assume frumento a colazione con i biscotti, a scuola con la focaccia, a pranzo con la pasta, a merenda con il panino e a cena con la minestra di farro o col pane.

Davvero troppo, per chiunque. Dovremmo fingerci celiaci per una settimana ogni tanto, per capire in quali e quanti piatti troviamo il glutine. Per difendercene.

Negli anni gli immunologi più evoluti si sono resi conto del fatto che, anche su soggetti negativi ai test per la celiachia, vi erano risposte patologiche all’assunzione di glutine, che andavano dalla dermatite alla colite, dalla dissenteria alla psoriasi. L’interruzione o la forte riduzione nell’assunzione di glutine dava un forte miglioramento dei sintomi. 

Qualcuno già trent’anni fa la definì “intolleranza al glutine” (diversa dalla celiachia) tra i frizzi e i lazzi degli allergologi e dei gastroenterologi ospedalieri che ne negavano l’esistenza.

Da qualche anno però, dopo lo “sdoganamento” nel 2004 delle “sensitivities” o “infiammazioni da cibo“, anche i gastroenterologi hanno iniziato a parlare di “gluten sensitivity“: diversa dalla celiachia (test negativi) ma responsiva all’interruzione dell’assunzione di glutine con forti miglioramenti sintomatologici.

Chiamandola in inglese, cadono un po’ di tabù e oggi il riconoscimento della gluten sensitivity sta aiutando molte persone a guarire dalle proprie patologie, mentre fino a pochi anni fa nulla veniva fatto in sede ospedaliera per aiutare queste persone. 

cereali grano glutine

 Meglio tardi che mai. E naturalmente – così va il mondo – senza alcun riconoscimento verso chi, insultato e deriso, aveva visto giusto trent’anni prima.

Al di là delle mode o delle convinzioni oggi l’esistenza della gluten sensitivity è ben documentata da diversi lavori. Uno molto semplice e chiaro (Biesiekierski JR et al. “Gluten causes gastrointestinal symptoms in subjects without celiac disease: a double blind randomized placebocontrolled trial” Am J Gastroenterol 2011; 106(3): 508-14) documenta l’esistenza di sintomi gastrointestinali assumendo glutine, anche in pazienti non celiaci.

Chi ancora abbia il coraggio di sostenere la non esistenza delle sensitivities dovrebbe avere finalmente, adesso, il pudore di tacere. 

Oggi abbiamo il dovere di abituarci gradualmente a un minor uso di frumento, ormai presente ovunque. Fingerci tutti un po’ celiaci non solo non farà male a nessuno, ma aiuterà noi tutti a restare lontani dalla gluten sensitivity.

Se invece che del frumento avessimo abusato per millenni, per dire, di miglio, con tutta probabilità oggi patiremmo una sensibilità verso la proteina collante del miglio, visto che le “sensitivities” sono sempre figlie dell’abuso, dell’eccesso.

Impariamo a preparare pietanze gustose senza frumento, ma mantenendo alto il livello qualitativo del cibo (semi integrali, varietà nella scelta) e il nostro intestino ce ne sarà a lungo grato.

colazione 2

In sintesi: gli alimenti artificiali o raffinati (zucchero, edulcoranti, farine bianche, grassi idrogenati) generano sempre e sicuramente infiammazione.  

Per tale motivo vanno drasticamente eliminati dalla nostra alimentazione. Gli alimenti più recenti, verso i quali l’uomo non ha ancora sviluppato tolleranza per grandi quantità (latticini, glutine, soja, lievitati), devono essere invece consumati con cautela anche da chi non presenti specifiche sensitivities.

Gli alimenti più antichi (frutta, verdura, carne, pesce, uova, semi integrali) potranno al contrario essere consumati più liberamente, a meno che esistano specifiche sensitivity. Anche senza effettuare alcun test, avere capito il rapporto stretto tra cibi “finti” e sensitivities può aiutare sia il medico che il paziente a fare le scelte migliori.

Bibliografia: Medicina di Segnale

Tiziana Del Prete
Tiziana Del Prete
Gradara (PU)
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Be, che dire! Ho avuto modo di conoscere Francesco grazie a delle amiche che raggiungevamo ad ogni piccolo bisogno Success Club Professional e quindi Francesco il naturopata! Già dalla prima volta che gli ho fatto visita, mi ha conquistata!e' molto preparato professionalmente, è di una sensibilità unica, mette le persone a proprio agio e i prodotti che ti consiglia di prendere sono di ottima qualità e quindi molto benefici! Oltretutto Francesco è anche pranoterapeuta e con le sue sedute di pranoterapia ho avuto molto benefici! Grazie Francesco per quello che fai! Consiglio Francesco a tutti voi amici, per stare in salute in modo naturale👏💪❤️

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