Sensibilità ai lievitati

Si tratta di una sensibilità verso i prodotti della lievitazione.

In ospedale, nessun immunologo ne parla

Si tratta di una sensibilità verso i prodotti della lievitazione. Occorre dunque astenersi da tre macrocategorie di alimenti: le farine fermentate, i latticini fermentati e gli zuccheri fermentati (alcolici). Vanno evitati tutti i prodotti da forno (pane, grissini, cracker, torte, biscotti), tutti i formaggi e gli yogurt (anche di soja), tutti gli alcolici, dell’aperitivo al bicchiere di vino, dalla birra al superalcolico.

 Anche l’aceto (e quindi la maionese industriale che ne contiene) è fermentato. Contengono lieviti anche il miele, il (ma non il tè verde), la salsa di soja, il tofu, il miso, la frutta essiccata (se in grande quantità). Anche i funghi, che fermentano i loro substrati, vanno evitati.

Ricordiamoci inoltre che zucchero e farine raffinate sono dei “moltiplicatori di fermentazione” nel nostro intestino, e dunque per chi sia sensibile ai prodotti di lievitazione vanno esclusi con ancora più rigore dalla dieta.

Non avrebbe senso togliere dalla dieta un pezzo di pane, contenente dei prodotti di lievitazione, consumando poi cibi zuccherati, che nell’intestino producono fermentazioni selvagge. Eppure ci sono test deliranti che concedono l’uso dello zucchero e delle farine raffinate, non essendo questi cibi tecnicamente “lievitati“.

Chi tra voi ha provato a fare il pane in casa si sarà immediatamente reso conto di come lo zucchero, aggiunto alla miscela, produca lievitazioni intense. Altrettanto forte sarà la lievitazione di una farina 00, e tanto più forte quanto più questa sarà macinata fine (per la facilità dei lieviti di accedere ad ogni parte dell’alimento).

Al contrario un integrale vero, macinato a pietra, fermenterà con grande lentezza e difficoltà producendo spesso un pane duro (ma saporitissimo) di gran lunga più sano per tutti.

Chi abbia usato nel pane farine di ceci, di mais, di grano saraceno, di castagne sa che queste ultime fermentano pochissimo. Il loro uso regolare, oltre ad apportare elevate quantità di buona fibra, aiuterà a tenere bassi i processi fermentativi intestinali. Coloro che si lamentano “dei legumi che gonfiano” devono capire che il motore di tale fermentazione è lo zucchero che fa loro da innesco, o la farina bianca con cui vengono consumati (pasta e fagioli).

Un pane di fagioli puro, statene certi, fermenterà pochissimo.

Attenzione invece ai pani e alle focacce “senza lievito“. Se una farina umida viene lasciata per qualche ora a riposare ad una temperatura adeguata, fermenta comunque. I prodotti “senza lievito aggiunto” conterranno meno prodotti di fermentazione, ma devono comunque essere considerati a rischio.

Vi sono patologie autoimmuni come il morbo di Crohn (e per affinità anche la rettocolite ulcerosa) che hanno positività agli ASCA (anticorpi anti Saccharomyces cerevisiae: il lievito del pane e della birra). Non appena questi pazienti smettono di gonfiarsi di birra, pane, focacce e pizze presentano un immediato miglioramento sintomatico..

Di questo argomento, purtroppo, in ospedale, nessun immunologo parla: si sa che l’alimentazione “non serve a nulla” e che solo i farmaci “curano. Quando capiremo che “curano” soprattutto le tasche di chi li vende avremo fatto un consistente passo avanti.

Intere generazioni di medici sono stati formati, da figure in chiaro conflitto di interessi, e dai vertici delle loro corrotte società scientifiche.

A recitare a macchinetta che “con l’alimentazione non si cura nulla“, che le rotazioni alimentari sono “roba da ciarlatani” e che l’unico modo per curare una malattia infiammatoria intestinale è quello di imbottire il paziente prima di mesalazina, poi di cortisone, poi via via di soppressivi più forti (azatioprina, ciclosporina), e infine – dopo il fallimento dell’immancabile farmaco biologico – con l’asportazione chirurgica del colon.

Il nostro “altrove”, a costoro del tutto sconosciuto, ha tuttavia solide basi scientifiche e non esiste motivo per il quale un medico non debba valersi anche di questi strumenti (economici e naturali) per restituire la salute ai propri pazienti. Alternative ai lievitati: gallette di riso, mais, frumento integrali. Fiocchi di cereali integrali.

Chapati (piada di farina non lievitata: vedi ricetta a fondo libro). Crèpes. Pasta integrale.

Succhi e spremute naturali al posto degli alcolici. Limone in luogo dell’aceto. Maionese fatta in casa.

Uova, carne, pesce, semi oleosi, legumi in luogo dei formaggi. Tipicamente è sensibile ai lieviti (yeast sensitive) il buon bevitore di alcolici, il grande mangiatore di pane/ grissini / cracker / pizza e formaggi di ogni genere, che ha la pancia sempre gonfia, dispepsie frequenti, feci molli e con scariche irregolari, tendenza alla resistenza insulinica e al diabete.

Bibliografia: Medicina di Segnale

Rodica Mitrea
Rodica Mitrea
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Più di 4 anni che conosco Francesco, tramite Facebook, mai visto di persona, ma è come se fosse sempre con me, ad ogni passo. Non voglio lodarlo, perché merita di più. Seguita da lui, nei momenti peggiori della mia vita, ho scoperto me stessa, ho imparato amare, perdonare, ignorare ignoranza. Un po difficile all' inizio capirlo, mi sembrava troppo avanti per risolvere i problemi di una persona semplice come me. Ma lui riesce sempre a tirare fuori il meglio di noi, basta soltanto ascoltarlo, anche quando non parla. Lo spazio di Facebook, non mi basterebbe per scrivere di Francesco, e voi che lo conoscete di persona, lo potete confermare. Prima o poi avrò l'onore di guardare negli occhi una meravigliosa ANIMA. GRAZIE IMMENSAMENTE!!!

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