Grassi alterati idrogenati e latticini

I residui chetonici anomali di questi grassi hanno un potente effetto proinfiammatorio

Presenza di grassi idrogenati

Parimenti importante da un punto di vista infiammatorio è la presenza di grassi idrogenati o comunque pesantemente alterati (fritti, irranciditi). Quando un grasso entra nella cellula, attiva delle molecole chiamate PPAR (peroxisome proliferator activation receptor) il cui scopo è quello di far trascrivere al DNA cellulare enzimi lipolitici.

In parole semplici: se mangio grassi sani, questi attiveranno automaticamente il loro stesso smontaggio.

Se però i grassi sono alterati (come avviene per esempio nei grassi idrogenati industriali, presenti in molte merendine, biscotti, grissini, cracker) avviene che si leghino ugualmente ai PPAR ma senza più riuscire poi a indurre  trascrizione enzimatica nel DNA cellulare. Questo significa che tali grassi si accumulano nell’organismo senza poter essere efficacemente rimossi.

I residui chetonici anomali di questi grassi hanno un potente effetto proinfiammatorio, in quanto mimano componenti ancestrali di pareti cellulari batteriche in grado di indurre nell’organismo una forte reazione immunitaria.

Pare dunque veramente ingenua la pretesa di alcuni test (magari positivi nei confronti di lieviti e/o latticini) di togliere semplicemente gli alimenti verso i quali il test ha indicato positività, consentendo tuttavia il consumo di zuccheri, farine bianche e/o grassi idrogenati. Il forte stimolo proinfiammatorio di questi non-alimenti può anche vanificare completamente le rotazioni in corso su tutto il resto.

O la rotazione alimentare si innesta su una dieta base antinfiammatoria come la DietaGIFT o il risultato può essere vicino allo zero. Vedere indicati tra i cibi consentiti a chi si intollerante, per esempio, ai lieviti, cibi zeppi di zucchero come ghiaccioli o budini, sinceramente non può che urtare. L’infiammazione, con questi alimenti, non scenderà mai.

gelato

Latticini a rischio sensitivity

Tra gli alimenti maggiormente a rischio sensitivity troviamo spesso citati latte e latticini. Che in effetti l’essere umano ha iniziato a consumare in età adulta solo da qualche migliaio di anni.

Che c’è di vero in questa affermazione? Per capire perché i latticini possano essere causa di infiammazione e ostacolo al dimagrimento può essere utile ripercorrere un po’ la storia che li ha introdotti nell’alimentazione umana.

Circa 5000 anni fa, quindi in periodo già di pieno sviluppo dell’agricoltura (iniziata circa 10.000 anni fa nella mezzaluna fertile tra il Tigri e l’Eufrate, nell’attuale Irak), gli Homo sapiens migrati dall’Africa al Nord Europa si trovarono a fare i conti con climi freddi, non più equatoriali, che li costringevano a stare coperti da vestiti per l’intera giornata, limitando fortemente l’esposizione della loro pelle al sole.

Se dunque da un lato la migrazione a Nord dava a questi uomini l’accesso a zone di caccia e di allevamento ancora vergini (il Neanderthal, precedente colonizzatore di quelle aree, si era già estinto), dall’altro rendeva le loro ossa fragili a causa della cronica carenza di vitamina D che, come sappiamo, è prodotta dalla pelle da precursori naturali grazie all’esposizione alla luce solare.

Alcuni di questi uomini svilupparono casualmente la capacità di smontare il lattosio (lo zucchero del latte) anche in età adulta (da lattanti siamo tutti in grado di smontarlo),

potendo così nutrirsi – senza soffrire di dissenteria – anche del latte prodotto dagli animali che allevavano (bovini, equini, caprini, ovini).

colazione

L’assunzione di elevate quantità di calcio attraverso il latte consentì a questi uomini la costruzione di ossa e muscoli più forti che, nelle frequenti lotte per la supremazia territoriale, conferirono loro un tale vantaggio competitivo da riuscire a estinguere completamente, in quelle zone, gli uomini privi di questa mutazione.

Gli uomini di zone più vicine all’equatore, Africani e migranti asiatici, non presentano invece tale mutazione nella quasi totalità degli individui (avete mai visto un piatto a base di latte in un ristorante cinese o giapponese?).

Così che ad oggi si può dire che il latte può essere consumato liberamente solo da circa un 25% della popolazione mondiale: quella che presenta nel sangue una componente genetica di derivazione da climi freddi montani.

Noi italiani abbiamo una distribuzione crescente via via che ci spostiamo da sud a nord del paese, in relazione, naturalmente, non al luogo di residenza, ma alle nostre origini genetiche.

Il latte dunque è un alimento da evitare o no? La domanda non ha una risposta facilissima. Il latte è senza dubbio un alimento ricco e completo, che sarebbe di grande aiuto nelle difficili fasi della crescita dell’organismo.

D’altra parte, come abbiamo visto, se la genetica non ci assiste, è possibile che l’accumulo intestinale di lattosio indigerito ci porti ad andare in bagno con molta frequenza, generando malassorbimenti e carenze di assimilazione, con conseguenze ancora più gravi di quelle dell’astensione dal consumo.

diabete

Se abbiamo un dubbio possiamo effettuare il cosiddetto “breath test“, il test del respiro, che ci dice se il lattosio viene correttamente smontato e digerito nell’intestino oppure no. Se l’enzima lattasi manca completamente, il mio consiglio è quello di non considerare il latte un alimento idoneo. Se la genetica ci ha reso “non consumatori di latte” credo che il consumo di latti modificati (senza lattosio) non sia da consigliare.

Il latte infatti contiene molti altri componenti (in primis la caseina) che possono dare risposte indesiderate in molti individui. Il suo consumo abituale dev’essere valutato con attenzione. Molti individui infatti, anche se dotati dell’enzima per la digestione del lattosio, rispondono all’assunzione di latte e latticini (e della caseina in particolare: la proteina maggiormente rappresentata) con una discreta risposta immunitaria, che produce nella maggior parte dei casi secrezioni spesse, probabilmente come naturale tentativo di eliminazione.

Diventano così più frequenti riniti, bronchiti, sinusiti, otiti, raffreddori e talvolta anche asma e difficoltà respiratorie, soprattutto se il consumo di latticini continua senza interruzioni (non difficile, sia per l’ubiquità dell’alimento, sia per la sua presenza in mille golose preparazioni, come budini, gelati, torte, brioches, biscotti, formaggi e nell’immancabile tazza del mattino).

Talvolta una sospensione del consumo per una sola settimana può aiutare grandemente la ripresa dopo una bronchite o una sinusite, e può avere effetti davvero sorprendenti sulle risposte allergiche primaverili cosiddette “da pollini“.

Un’attenta analisi risposte allergiche o di sensitivity sarà il medico a valutare nel modo più opportuno la singola situazione.

Bibliografia: Medicina di Segnale

Debora Mambelli
Debora Mambelli
Forlì
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Francesco è in grado di trasformare macigni dentro di noi in farfalle colorate e aprire porte del nostro io per farvi entrare la luce. Grazie per quello che sei e per le tue conoscenze che condividi con chi ti sta davanti per migliorargli la vita. Con una semplice frase sei in grado di scorporare problemi e far arrivare il giusto modo di vedere le cose. Grazie🍀🌈♥️

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