Resistina e Visfatina

La resistina, induce una più alta secrezione di insulina, il cui scopo, è proprio quello di fare scorte di grasso.

Il complice nascosto è l'insulina

La produzione di resistina nella vita dell’ominide primitivo poteva essere dovuta, ad esempio, a delle ferite, ad un’infezione, ad un’alimentazione con erbe tossiche, ad una situazione di stress psicofisico, ad una risposta allergica.

In tali situazioni di emergenza quale poteva essere una risposta adattativa utile? Sicuramente quella di accumulare grasso con un po’ più di efficienza, per proteggersi davanti alla probabile carenza di cibo (difficile per un uomo ferito, malato, impaurito o intossicato procurarsi da mangiare).

Questo è esattamente ciò che fa la resistina, inducendo una più alta secrezione di insulina, il cui scopo, una volta riempite le cellule epatiche e muscolari, è proprio quello di fare scorte di grasso. Ecco perché quando si parla di segnali di ingrassamento, l’infiammazione dev’essere considerata un attore di primo piano. 

Se si analizza ancora più a fondo il significato della resistina, si scopre anche che questa molecola rappresenta una modalità semplice e immediata da parte dell’organismo per spostare le dinamiche metaboliche verso l’accumulo.

Il complice nascosto è l’insulina, di cui già conosciamo bene i misfatti. Di solito però la resistenza insulinica nasce da un eccesso di assunzione di zuccheri. Con la resistina invece il corpo si prende la libertà di generare resistenza insulinica anche in forte carenza di zuccheri

Ovvero: se le condizioni infiammatorie (resistina alta = alta infiammazione) mi dicono che è prudente accumulare, io accumulo anche quel poco che mi arriva in situazioni di carestia. Forse, nella preistoria, era più facile che si verificasse questo tipo di azione sulla resistenza insulinica rispetto a quanto avviene oggi, dove la modalità prevalente è quella dipendente direttamente dall’eccesso di zuccheri alimentari

Vi è un’altra adipochina dalle proprietà particolarmente interessanti, dalla quale l’uomo sano dovrebbe cercare di stare alla larga, e si chiama visfatina.

La visfatina viene secreta dal tessuto adiposo in due condizioni specifiche: in ipossia (carenza di ossigeno) e durante un picco glicemico (cioè dopo che abbiamo assunto una sostanza zuccherina di rapida assimilazione: caffè zuccherato, bevanda gassata dolcificata, brioche, cioccolatino).

In pratica il corpo produce visfatina in situazioni di emergenza biochimica: manca ossigeno o si è scatenata una tempesta zuccherina nel sangue.

sandwich

Perché lo fa? Lo scopo è quello di generare uno stato infiammatorio, ovvero di allertare il sistema immunitario verso l’azione, così da essere preparati se – a fronte di quelle emergenze – dovesse verificarsi una ferita, un’infezione, un’iperattivazione del simpatico o altra noxa.

L’altro nome con cui è scientificamente nota la visfatina è infatti B-cell Enhancing Factor, ovvero fattore di stimolazione delle cellule B (ovvero dei linfociti B, cardine della risposta immunitaria).

Fin qui tutto logico: ho poco ossigeno (pensiamo anche ad un cardiopatico, ad un asmatico, ad una persona con una patologia polmonare, ad un anemico grave) o mi ingozzo di pasticcini e bigné: ci sta che il mio organismo si infiammi. Ma che cosa succede ad un organismo che si infiamma?

formaggio

L’abbiamo visto poco fa: produce resistina, innalza la sua resistenza insulinica e genera ingrassamento.

Anche in assenza di picchi glicemici o di alimentazione troppo ricca di carboidrati. E fa partire un circolo vizioso (tra noi iperalimentati, non tra gli uomini preistorici) che genera infiammazione, poi iperglicemia e ingrassamento, poi ancora infiammazione e così via.

Ecco  dunque come il consumo di zuccheri aggiunti e di farine raffinate (il cui effetto sulla glicemia è del tutto paragonabile a quello degli zuccheri semplici) nutre e sostiene uno stato di infiammazione cronica.

frittata

Bibliografia: Medicina di Segnale

Cinzia Costantini Pezzoli
Cinzia Costantini Pezzoli
Misano Adriatico (RN)
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