Diventare un terapeuta

Il processo attraverso il quale si diventa terapeuti è del tutto individuale; non esistono regole fisse da seguire. La vita di ciascuno è unica e irripetibile.

E nessuno può instillare in un altro la capacità di guarire le persone:

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tale capacità può soltanto svilupparsi dall’interno. Si possono seguire molti corsi, dalla medicina tradizionale alla scientifica, si può leggere molto materiale tecnico, filosofico e spirituale e diverse scuole di pensiero spiegano in vario modo il processo della guarigione, ma alcune non definiscono affatto le pratiche della terapia energetica come spirituali.

Personalmente mi sono accostato all’attività di Terapeuta guidato lungo un sentiero
personale dalla malattia alla salute, allo scientifico e spirituale, e cioè nel modo per me più naturale.

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Qual è l’approccio più naturale per voi? Percorrete la vostra strada, non il sentiero più battuto, dal quale tuttavia potrete scegliere quanto vi serve per sviluppare le vostre idee personali.

Ecco ciò che mi ha detto dentro di me quella scintilla Divina che è l’AnimA, e il mio Spirito, integrato nella Mente sulla questione di diventare terapeuti.

Dedizione

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Diventare terapeuti significa dedizione – non a una specifica pratica spirituale, né a una religione, né a un insieme di regole: dedizione alla via personale che conduce alla verità e all’amore di Sè e riconosciuta negli altri noi.

Questo significa che il proprio modo di praticare quella verità e quell’amore probabilmente si modificherà lungo il percorso della vita.

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Ci sono molte strade che portano al “Consapevolezza del Sè” – direi che sono tante quante sono le anime in viaggio qui su questa dimensione terrena. Se cercassimo nella storia dell’umanità troveremmo molte persone che hanno compiuto quel viaggio prima di noi e hanno raggiunto l’illuminazione, consapevolezza, conoscenza ed esperienza. 

Di molti di quei percorsi effettuati la razza umana non conserva memoria in quest’epoca storica; di alcuni si stanno recuperando le tracce, altri restano perduti. Ma non importa, poiché nuove strade continuano a emergere dalla profondità dell’AnimA umana,

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nuove strade che aiutano a ricordare chi e cosa siamo veramente, da dovunque si trovino le singole AnimE in un qualsiasi momento. Vedi, mia cara, è così che avviene. Questo è
il processo, che si rinnova costantemente, delle forze creative che emergono in Te e in
tutti gli altri. È proprio questo il ritorno a casa, che altro non è Ricordarsi che siamo AnimE già Eterni.

Quando imparate a fluire completamente, senza resistenze, seguendo quel moto creativo interiore, allora siete a casa, o meglio siete Voi, reali e consapevoli del momento presente. È questo che significano le parole “essere a casa”.»

Le prove

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Non appena avete deciso di seguire con dedizione la vostra vera via e di dare a questo l’assoluta priorità nella vostra vita, vi rendete conto di come l’esistenza che conducete sia governata da una dinamica fondamentale, un processo che vi porta attraverso una serie di panorami interiori, ciascuno dei quali modifica il carattere della vostra realtà personale.

Cominciate a comprendere il rapporto di causa ed effetto che esiste fra la vostra realtà interiore e il mondo «esterno».

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Alla fine ho compreso che quelle prove sono predisposte (con il mio pieno assenso) da una coscienza molto più vasta della mia e che io stessa faccio parte di quella coscienza. In ultima istanza, dunque, io stesso predispongo, in un certo senso, le mie prove. Il mio piccolo «io» di solito non vuole saperne, ma il mio Sè più saggio è di migliore avviso. La prima cosa in cui vi imbattete quando decidete di dedicarvi a seguire la vostra strada è la paura.

La paura

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La paura è un’emozione che deriva dal non sentirsi connessi con la realtà più ampia.
È la sensazione della separatezza. La paura è l’opposto dell’amore, il quale è partecipazione all’unità di tutte le cose. Si ha paura finchè ci si crede o sente separati da se stessi.

Come identificare le proprie paure

Chiedetevi: Qual è la cosa che temo di più in questo periodo della mia vita?

Su quali supposizioni, relative alla realtà, si fonda la mia paura?

Che cosa c’è di veramente terribile nell’eventualità che ciò accada?

Ogni volta che cercate di evitare qualcosa è perché avete paura delle emozioni che susciterebbe?

Di quali emozioni si tratta?

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Nel profondo vi è una parte di voi che sa di poter affrontare e superare qualsiasi cosa.

Grazie alla conoscenza e all’esperienza della stessa.Se vi guardate dentro scoprirete la vostra richiesta di non dover sperimentare ciò che temete; ma se vi lasciate andare e vi affidate alla scintilla divina che è in voi, vi renderete conto che probabilmente avete bisogno di affrontarlo.

E mentre vivete l’esperienza temuta, la paura si trasformerà in amorevole comprensione. Questo riguarda anche l’esperienza della morte, poiché, non si tratta di distruggere la paura, ma di conoscerne la natura e di concepirla come una forza meno potente dell’amore.

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La paura è illusione. La paura non è altro che un guardarsi allo specchio facendosi le smorfie». di fatto è un prodotto della mente inconsapevole.

Se ripenso al percorso che ho compiuto finora, mi rendo conto che la mia
evoluzione ha seguito una certa «logica»; naturalmente non ero consapevole della
«logica» complessiva, al momento, poiché ero troppo concentrato sui problemi in cui
mi trovavo immerso.

La verità

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Nell’esperienza in cui vi trovate immersi, cercate di identificare il modo sottile in cui lo fate, non quello più ovvio, senza delegare la colpa ad altri, cambiate punto di osservazione.

Esaminando il vostro comportamento comprenderete pian piano come i rapporti di
causa ed effetto siano molto più chiari di quanto pensavate e come voi stessi vi
procuriate, in un modo o nell’altro, le esperienze negative.

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Questa è una verità molto difficile da ammettere. Nascosto dietro le esperienze dolorose che vi create troverete un effettivo intento a vivere la vita in quel modo. È quello che fin qui ho chiamato «intento negativo»

Il mio intento negativo si basava su due fattori, uno dei quali era la convinzione profonda che la vita fosse essenzialmente una serie di fatiche e di dolori. Questo tipo di convinzione, che genera un intero sistema di credenze, non è uguale per tutti, ma è assolutamente specifico per ogni individuo.

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L’altro fattore su cui si basava l’intento negativo è il piacere negativo, vale a dire che si gode delle esperienze dolorose, così da alimentarle e mantenerle tali.

Vi avverto: non ingannatevi – per quanti corsi o stages abbiate seguito e per quanto abbiate lavorato su voi stessi, vi sarà utile rispondere a quelle domande. Questi meccanismi esistono in tutti noi, anche se possono essere meno palesi di prima.

Ognuno di noi mette in atto queste dinamiche a un qualche livello della sua personalità. Per esempio, attribuendo a qualcun altro la responsabilità dei vostri problemi (madre, padre, moglie o marito), provate la soddisfazione di sentirvi «quello buono», mentre gli altri sono «i cattivi».

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Il piacere negativo ha molte varianti e si presenta in molte forme. Essere feriti dagli altri, ammalarsi o trovarsi nella situazione del perdente provoca a volte un piacere del quale possiamo divenire consapevoli.

Molti di noi ripetono continuamente lo stesso schema che li mette nella situazione
della vittima, perché da vittime si ha una ricompensa secondaria: per giustificare i
nostri fallimenti assumiamo l’atteggiamento del «buono» che avrebbe potuto farcela
nella vita se soltanto gli altri non glielo avessero impedito.

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Abituatevi a cogliere il piacere negativo che provate quando non riuscite a fare qualcosa e pensieri come:

«Volevo farlo, ma non mi è stato possibile a causa di mia madre/mio padre/mia
moglie/mio marito, o del mal di schiena, perché non ho avuto tempo o perché ero
troppo impegnato con il lavoro».

Queste sono scuse contenenti molto piacere negativo. Ascoltatevi la prossima volta che cercate di spiegare perché non avete fatto qualcosa. Siete in linea con la verità?

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Ma perché noi esseri umani ci comportiamo così? Cerchiamo di analizzare il piacere negativo. Il piacere negativo è piacere naturale (o positivo) distorto. Esso si fonda sulla
separatezza, mentre il piacere positivo si fonda sull’unità e non ci separa in alcun
modo dagli altri.

Il piacere positivo proviene dal nostro centro, o nucleo: esso sgorga dalla profondità dell’essere e tende alla creazione. Affiora con un movimento e un’energia che sono piacevoli. Il piacere negativo si produce quando l’impulso creativo originario, che affluisce con il movimento e l’energia generati dal nucleo dell’essere, si distorce e viene parzialmente bloccato.

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Questo succede soprattutto a causa delle esperienze infantili che si sono cristallizzate nella nostra personalità. Per esempio: il bambino cerca di prendere la bella fiammella rossa della cucina e la mamma allontana la sua mano con uno schiaffo prima che si scotti.

L’impulso al piacere viene bloccato.

Il bambino piange. Il processo di unificazione di dolore e piacere può iniziare in questa maniera molto semplice,

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è necessario comprendere che la dualità è un’espressione di separatezza dal nostro Sè interiore, nella volontà di riunire Sè Stessi il duale si fonde irreversibilmente e la persona acquista una Consapevolezza integrata in qualsiasi tessuto sociale si trovi a fare l’esperienza.

(Francesco Ciani Naturopata)

Via Piave, 22, 61032 Fano PU, Italia

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