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Boldo (Peumus boldus)

Boldo (Peumus boldus)

Note Bibliografiche: L’albero del boldo, che raggiunge l’altezza di 6 metri, è originario del Cile dove cresce su pendii secchi ed assolati. Le foglie contengono fra l’altro boldina che stimola la secrezione dei succhi gastrici e della bile.

Secondariamente le sostanze attive contenute nelle foglie di boldo, quali oli essenziali, e flavonglicosidi che stimolano anche l’attività renale.

I principali componenti chimici del Boldo sono rappresentati da alcaloidi di tipo aporfinico, p.es. la bolina, un olio volatile che contiene ascaridolo, cineolo e p-cinene, curarina, resina e tannini.

Il boldo esercita effetti diuretici, attribuiti all’olio essenziale, e coleretici, dovuti alla bolina.

Associato a rabarbaro, genziana, carciofo ed alternandolo a cardo mariano e artiglio del diavolo è utile contro disturbi epatobiliari, dispepsie e crampi allo stomaco ed all’intestino.

Pianta coltivata anche in India, molto adoperata nella medicina Ayurvedica.

Proprietà: insufficienza epatica, litiasi biliare, congestione del fegato, insonnie epatiche, boldo ristabilisce o accresce la secrezione biliare, anoressia, cistite, tic da blefarospasmo contrazione involontaria delle palpebre, per contrattura del muscolo orbicolare. È dovuto a fenomeni irritativi congiuntivali, corneali o del nervo facciale, o a difetti rifrattivi non corretti; può anche essere di origine psicogena.

 

Applicazioni: coliche intestinali, contrazioni spastiche dell’utero e delle vie urinarie, angina, ipertensione arteriosa, asma e forme asmatiche di natura allergiche, psoriasi, eczemi.

Posologia: Pianta secca 3-5 gr in una tazza d’acqua bollente, somministrare tre volte al giorno. Estratto fluido (1:1) 1-2 ml, tre volte al giorno, estratto secco (4:1) 200-400 mg, tre volte al giorno.

Non sono note: controindicazioni ed effetti collaterali.

Si consiglia: per la riduzione degli stati infiammatori, della pressione sanguigna ed oculare, effetto inotropo positivo sul cuore, aumento della massa magra a scapito dell’accumulo di grasso, aumenta la risposta termogenica degli alimenti, cioè la loro capacità ad essere convertiti in calore e di rientrare più facilmente nella biosintesi della massa magra, anziché essere accumulati come sostanze di riserva.

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