Unità

Un essere umano è una parte del tutto che chiamiamo «Universo», una parte limitata nello spazio e nel tempo.

Sei contemporaneamente un cuore che batte e un singolo battito nel corpo chiamato umanità

Considera per qualche momento la parola «universo», il termine che impieghiamo per descrivere l’immenso mondo della forma nel quale, giorno dopo giorno, ci troviamo a pensare e a respirare. Se scomponiamo la parola troviamo «uno» e «verso», cioè « poesia, canzone». Una canzone! Ecco che cos’è l’universo, amici miei! Una sola canzone. Per quanto distinti in piccole note individuali, facciamo tutti parte di quest’unica canzone.

Ecco uno dei concetti più difficili da afferrare e da applicare alla vita quotidiana, giacché siamo tutti fermamente convinti della nostra separatezza. Ci consideriamo un’unità che funziona separatamente in mezzo a miliardi di altre. Ci identifichiamo esclusivamente con la nostra psiche, che consideriamo unica e separata da tutte le altre. Guardiamo fuori da questa separatezza e crediamo di poter interagire con il mondo e la realtà unicamente attraverso di essa.

Ti sei perso?

La vita che stavi cercando non è completa...

Puoi navigare attraverso il nostro menu (l'Arte di Vivere) o utilizzare questa barra di ricerca:

Per adottare il principio universale dell’unità dobbiamo operare un mutamento profondo nella nostra coscienza. Una volta compiuta questa trasformazione interiore, quando avremo compreso che l’umanità è una canzone meravigliosamente armoniosa, la nostra vita individuale andrà incontro a dei mirabili cambiamenti. Ma per operare il cambiamento, è necessario che abbandoni la prospettiva troppo angusta della tua storia individuale e cominci invece a pensarti in relazione a tutto il resto dell’umanità, presente ieri, oggi e in futuro sul pianeta.
Un nuovo punto di vista sul posto che occupiamo in quest’«unica canzone»
Albert Einstein, che considero la mente forse più grande del nostro secolo, sulla tematica della prospettiva si è espresso come segue.

Ti chiedo di fare attenzione alle sue parole: Un essere umano è una parte del tutto che chiamiamo «Universo», una parte limitata nello spazio e nel tempo. Egli sperimenta se stesso, i propri pensieri e sentimenti, come qualcosa di separato dal resto, in una sorta di illusione ottica della coscienza. Quest’illusione è una sorta di prigione che ci restringe ai nostri desideri individuali e all’affetto per le poche persone che ci sono vicine. Abbiamo il compito di liberarci da questa prigione allargando il cerchio della comprensione fino ad abbracciare tutte le cose viventi e l’intera natura nella sua bellezza.

Einstein era uno scienziato, ma era anche un filosofo, che aveva ben poco rispetto delle forme consolidate di pensiero e di azione. Nel brano che ho citato egli ci invita a liberarci dalle gabbie e a riconoscere che siamo tutti legati, non solo in senso spirituale o astrale, ma anche nella dimensione del mondo «reale» fisico lineare.

Pulluliamo al nostro interno di forme vitali, la maggior parte delle quali sono necessarie a mantenerci in vita. Nelle palpebre vi sono molti microrganismi che lavorano in armonia con il tutto. Il rivestimento dell’intestino crasso contiene centinaia di specie differenti di microbi, tutti vivi, tutti dotati di caratteristiche uniche, eppure parte della persona intera. Il cuoio capelluto ospita minuscoli organismi ognuno dei quali è dotato di un’identità separata che può essere esaminata con un potente microscopio.

Lo stesso vale per fegato, pancreas, unghie, pelle, cuore e così via, tutti traboccanti di forme vitali, tutti funzionanti in armonia con l’intero che chiamiamo «Io». Sì, tu, io, ogni individuo è in un certo senso un noi, un’entità collettiva, e anche se i microrganismi che risiedono nelle unghie non verranno probabilmente mai in contatto con quelli molto differenti che vivono nel bulbo oculare, entrambi i gruppi sono separati, unici e fondamentali per la sopravvivenza della totalità dell’individuo.

Questo mi divenne molto chiaro dopo aver visto un documentario sui microrganismi che vivono all’interno di una goccia di pioggia. Con un microscopio molto potente gli scienziati mostravano l’esistenza all’interno di ogni goccia di migliaia di forme vitali, molte delle quali non avevano alcun contatto fisico con le altre. Avevano colori, forme, origini differenti, essendo ognuna dotata di caratteristiche fisiche uniche, ed erano lontane l’una dall’altra come noi lo siamo dalle tribù dell’Afghanistan. Eppure erano tutte componenti della totalità chiamata « goccia di pioggia».

E concepibile che in un universo infinito le nostre dimensioni equivalgano in proporzione a quelle del microbo più infinitesimale presente all’interno di un altro microbo, a sua volta all’interno di un terzo, contenuto in una goccia di pioggia. Il piccolissimo microrganismo che risiede nell’unghia non entrerà mai in contatto con i minuscoli microbi che vivono sulla superficie interna della retina, contenuta nel bulbo oculare, che si trova a sua volta nel capo. Esso è però allo stesso tempo una componente separata, unica, della totalità che chiamiamo «persona». Da questa prospettiva possiamo considerarci individui in relazione alla totalità dell’ «universo».

Con la nostra visione limitata possiamo vedere che siamo connessi a livello fisico e possiamo convalidare tale impressione con metodi quantitativi. Purtroppo tendiamo a usare i criteri di misurazione che abbiamo inventato come strumenti per imprigionarci in un’interpretazione angusta e restrittiva del nostro posto nella canzone dell’universo. 

Lo facciamo credendo che la realtà sia soltanto ciò che siamo capaci di misurare, e non ne faccia parte anche ciò che è tuttora non misurabile. I germi e i batteri esistevano nel corpo umano molto prima che fossimo in grado di vederli con il microscopio. L’invenzione del microscopio non ha certo creato i germi! Proprio come abbiamo inventato apparecchi per misurare ciò che già esisteva ma non era misurabile, così è possibile, e secondo me anche probabile, che ognuno di noi sia parte di un «noi» più grande che la tecnologia contemporanea non è ancora in grado di misurare.

Pensando l’umanità come un unico essere e noi stessi come singole componenti di quell’immensa totalità, se in qualche modo riuscissimo a distanziarci a sufficienza così da poter vedere l’organismo nella sua interezza, ci accorgeremmo immediatamente se una sua parte fosse assente. Lo sguardo si fisserebbe immediatamente sullo spazio vuoto.

Ciò dimostra quanto ognuno di noi sia importante. Tu e io rendiamo completo il corpo dell’umanità. Se non siamo pienamente vivi e in armonia con l’organismo complessivo, esso manca di concordia ed equilibrio. E se un certo numero di noi viene a mancare, il corpo muore. E questa la prospettiva che dobbiamo adottare per comprendere e vivere il principio dell’unità.

Essere individui unici e allo stesso tempo appartenere tutti alla medesima totalità: naturalmente è un’asserzione paradossale, e tuttavia è proprio la nostra realtà; una volta che sappiamo come funziona in questo universo infinito il principio dell’unità cominceremo a vederlo in azione non soltanto nella vita di ciascuno, ma nella canzone complessiva che costituiamo tutti insieme.

Sentirai dentro di te armonia e la irradierai all’esterno, rendendo l’ «unica canzone» una melodia meravigliosa, completamente accordata, in armonia con tutte le note individuali che costituiscono il nostro universo! Voglio raccontare come tale comprensione abbia trasformato ogni aspetto della mia vita.

Ps: porta ogni tanto la tua mano destra a coprire con il palmo l’ombelico e il palmo della mano sinistra sul Cuore.. ascoltati e respira dolcemente.. poi unisci il respiro vibrante e luminoso che entra dal naso al Cuore  fondilo con il tuo battito incessante e trasportalo a tutto il tuo Essere 

(Dott. Wayne W. modificato)

lampadina

Newsletter Updates

Inserisci la tua email se desideri iscriverti alla newsletter

Leave a Reply

× Sono qui per aiutarti