Tiroide gravidanza sviluppo cerebrale

In ottica di Medicina di Segnale è abbastanza evidente che un eventuale rallentamento tiroideo con scopo difensivo dovrebbe essere trattato con grande cautela.

Le donne accusano ipotiroidismo solo nello 0,3-0,5% delle gravidanze

Non sembra dunque un problema numericamente troppo diffuso.

D’altronde un grave ipotiroidismo (clinico) in gravidanza può provocare problemi al feto, in particolare ritardi mentali (non si deve dimenticare che in gravidanza il sovraccarico funzionale della tiroide oscilla tra il 40 e il 60%).

In ottica di Medicina di Segnale è abbastanza evidente che un eventuale rallentamento tiroideo con scopo difensivo dovrebbe essere trattato con grande cautela.

Se è vero (come ben documentato dalle maggiori associazioni endocrinologiche mondiali) che trattando un individuo che secerne la giusta quantità di ormone si genera ipertiroidismo iatrogeno (a sua volta possibile causa di tachicardia, aritmia, deplezione muscolare, agitazione psichica), in una donna incinta il trattamento potrebbe avere conseguenze ancor più gravi.

Non viene in mente a nessuno che, proprio perché in gravidanza vi è un maggior bisogno di ormoni tiroidei, l’ipofisi debba stimolare un po’ di più la tiroide stessa, alzando il TSH? E che questo possa essere assolutamente normale?

Per esempio, uno studio pubblicato nel marzo 2017 dal prestigioso New England Journal of Medicine3 documenta con chiarezza (su più di 1200 donne con valori medi di TSH pari a 4,0 mU/L) come non vi sia alcuna differenza nei bambini nati da madri trattate o non trattate, sia nella frequenza di eventi avversi (aborti, parti distocici, cesarei) sia nel quoziente intellettivo misurato a 5 anni dalla nascita.

Un bel colpo per quei ginecologi che s’infuriano se le loro pazienti con TSH uguale a 3 non assumono levotiroxina. Come accettare il fatto che, a fronte di aumenti del rischio così labilmente documentati, in un momento tanto delicato come la gravidanza si imponga nella prassi clinica un comportamento farmacologicamente aggressivo?

Oggi si ritiene giustamente che i ritardi mentali e gli aborti (notoriamente frequenti in presenza di patologie autoimmuni proprio a causa dell’attacco anticorpale verso il feto in formazione) non siano nemmeno dovuti all’eventuale rallentamento tiroideo,

quanto piuttosto alla concomitanza (molto frequente) tra autoimmunità tiroidea e altri tipi di patologie autoimmuni (lupus, vitiligine, psoriasi, morbo di Crohn, rettocolite ulcerosa, sclerosi multipla, sindrome di Sjøgren ecc.).

La gravidanza è un processo naturale molto delicato. Il frutto del concepimento si sviluppa con grande velocità da poche cellule a organismo intero nell’arco di pochi mesi e vive, soprattutto nei primi tre mesi, diversi momenti di fragilità in cui madre natura deve decidere se far procedere la gravidanza (mettendo a rischio la vita di entrambi) o interromperla per salvare con certezza la madre.

Interferire in questo delicato processo mediante un farmaco ormonale che forza un metabolismo artificialmente più elevato di quello che il corpo richiede sembra davvero una violenza gratuita. Ogni medico, ogni ginecologo deve ragionare in scienza e coscienza sulle scelte da compiere per rendere sicura la gravidanza che sta seguendo.

Trattare alla cieca ogni donna incinta che abbia valori di TSH superiori a 2,5 mU/L pare una pratica inaccettabile. Sullo European Journal of Endocrinology nel 2015 è stato infatti scritto: “Sembrano essere insufficienti i dati presentati per sostenere il trattamento di tutte le donne in stato di gravidanza con un livello di TSH sierico superiore a 2,5”6. E allora perché tanta aggressività?

Ricordiamo che in ottica di segnale un rallentamento tiroideo è solo un grido d’aiuto di un organismo che sta consumando troppo, o comunque più di quanto assuma con il cibo. Non sembra così raro né infrequente che una donna incinta, un po’ per l’incremento fisiologico del fabbisogno tiroideo, un po’ perché il corpo richiede qualche scorta in più e un po’ per l’ansia del cambio vitale in essere, possa mangiare meno del dovuto. 

Madre natura ha pensato anche a questo e rallenta un pochino la tiroide per garantire le giuste quantità di scorte senza impoverire l’organismo.

Quanta arroganza in questo genere di comportamento. Non va inoltre dimenticato il turbamento indotto in una donna in gravidanza, magari già insicura e piena di dubbi, alla quale viene detto a chiare lettere che “è malata e ha bisogno di un farmaco”.

Il dubbio che si tratti dell’ennesima pratica di disease mongering (commercializzazione della malattia), condotta da chi ha interesse a medicalizzare i nostri stati fisiologici, è lecito.

Se poi si pensa al sacro terrore oggi riservato alla cosiddetta “medicina difensiva” (le cause per aborto o danno mentale in bambini sono le più costose perché proporzionate alla vita ancora da vivere) ci rendiamo conto di quanto sia facile pulirsi la coscienza con una pastiglietta.

Nel caso, poi, questa producesse danni generando ipertiroidismo, poco male: il medico avrebbe agito come stava scritto su vecchie linee guida, dunque (Legge Gelli) è al riparo da ogni contestazione.

Il medico deve ribellarsi con forza a questi lacci e lacciuoli e recuperare la propria dignità prescrivendo solo ciò che, in scienza e coscienza, ritiene più opportuno per quel paziente in quella specifica situazione. Fare i medici di segnale, oggi, richiede anche un po’ di coraggio.

Bibliografia

  • 1 Reid SM, Middleton P, Cossich MC, Crowther CA, Bain E. Interventions for clinical and subclinical hypothyroidism pre pregnancy and during pregnancy. Cochrane Database Syst 2013;(5):CD007752.
  • Brabant G, Peeters RP, Chan SY, Bernal J, Bouchard P, Salvatore D, et al. Management of subclinical hypothyroidism in pregnancy: Are we too simplistic? Eur J 2015;173(1):1-11.
  • Casey BM, Thom EA, Peaceman AM, Varner MW, Sorokin Y, Hirtz DG, et al; Eunice Kennedy Shriver National Institute of Child Health and Human Development Maternal-Fetal Medicine Units Network. Treatment of subclinical hypothyroidism or hypothyroxinemia in pregnancy. N Engl J Med. 2017;376(9):815-25.
  • Cleary-Goldman J, Malone FD, Lambert-Messerlian G, Sullivan L, Canick J, Porter TF, et al, for the FASTER Consortium. Maternal thyroid hypofunction and pregnancy outcome. Obstet Gynecol. 2008;112(1):85-92.
  • Lazarus JH, Bestwick JP, Channon S, Paradice R, Maina A, Rees R, et al. Antenatal thyroid screening and childhood cognitive function. N Engl J Med. 2012; 366(6):493-501.
  • Reid SM, Middleton P, Cossich MC, Crowther CA, Bain E. Interventions for clinical and subclinical hypothyroidism pre-pregnancy and during pregnancy. Cochrane Database Syst Rev. 2013;(5):CD007752.
  • Thangaratinam S, Tan A, Knox E, Kilby MD, Franklyn J, Coomarasamy A. Association between thyroid autoantibodies and miscarriage and preterm birth: Meta- analysis of evidence. BMJ. 2011;342:d2616.
  • Basi Cliniche di Medicina di Segnale
Cinzia Cstantina Pezzolesi
Cinzia Cstantina Pezzolesi
Misano
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