Terapie tiroide secca e levotiroxina

La terapia classica per l’ipotiroidismo prevede il ripristino con levotiroxina

Terapie a confronto

La terapia classica per l’ipotiroidismo prevede il ripristino con levotiroxina dei valori considerati ottimali sia del TSH sia degli ormoni attivi fT3 e fT4.

Come già detto, non andrebbero mai trattati con levotiroxina pazienti con TSH alto qualora i valori di fT3 siano nel range di normalità.

Questo comportamento scorretto, e purtroppo molto diffuso, può generare ipertiroidismo iatrogeno: patologia ben più grave di un ipotiroidismo subclinico, del tutto privo di sintomi. 

Le associazioni di endocrinologi europee e americane, come già discusso, sostengono che non si debba prescrivere alcun trattamento se i valori del TSH sono inferiori a 10 mUI/L.

E almeno hanno fatto un po’ di chiarezza, visto che oggi si trattano tutti anche quando i valori del TSH siano appena aumentati o presentino asterisco sul referto analitico (perfino per TSH solo a 5 o 6). Tuttavia ora la domanda è: perché, invece, trattare chi abbia un TSH pari a 13 o 17 o anche 70 mUI/L se i suoi ormoni tiroidei fT3 e fT4 sono perfetti?

Non vale lo stesso ragionamento? Il paziente non ha sintomi, non ha carenze ormonali e sta benissimo. Perché forzare il metabolismo quando è proprio l’organismo a richiederci un rallentamento? 

Nella mia pratica clinica ho visto pazienti che avevano valori di TSH di 50, 100 mUI/L e anche di più che stavano benissimo e avevano (forse anche grazie al forte stimolo ipofisario, rappresentato dal TSH) una produzione di ormone tiroideo del tutto adeguata ai loro fabbisogni.

Perché prescrivere loro un farmaco invece di intervenire sulle possibili cause di un futuro rallentamento anche clinico? Le linee guida comunemente accettate affermano, comunque, che per valori di TSH superiori a 10 mUI/L si deve trattare, e noi ne prendiamo atto con dispiacere.

Io distinguerei una situazione di rallentamento tiroideo subita dall’organismo (vacanza a Cernobyl, radiazioni, atrofia congenita, tiroidectomia parziale o totale) che ovviamente richiede trattamento da una situazione di rallentamento richiesta e voluta da un corpo che si nutre troppo poco rispetto ai propri fabbisogni (dieta, malassorbimenti, digiuni, eccessi sportivi).

In questo secondo e ultimo caso ritengo che non sia assolutamente necessaria una terapia con levotiroxina (che invece tutti prescrivono, squilibrando ulteriormente il paziente) e che serva invece la rimozione delle possibili cause attraverso un’alimentazione mirata, un movimento fisico moderato ma costante, un aiuto all’assimilazione degli alimenti.

Errori comuni: dosi alternate, tiroide secca

Una pessima abitudine, diffusa tra endocrinologi e medici di medicina generale, è quella di prescrivere dosaggi diversi da alternare nei diversi giorni. Per esempio, una dose di 25 μg nei giorni pari e di 50 nei giorni dispari, oppure 50 μg dal lunedì al venerdì passando a 100 μg sabato e domenica.

Supposto che il fabbisogno aggiuntivo di levotiroxina sia di 75 μg, e che tale dosaggio corrisponda a un pieno soddisfacimento dei fabbisogni, l’alternanza descritta farà sì che dal lunedì al venerdì il paziente sia ipotiroideo e il sabato e la domenica ipertiroideo.

Un ulteriore squilibrio che non mancherà di confondere i naturali sistemi di regolazione; così, nel giro di pochi mesi, il dosaggio si attesterà inevitabilmente sui valori più alti, allontanando qualsiasi speranza di guarigione.

Altrettanto dissento dai trattamenti con tiroide secca suinatitolata in levotiroxina” (e ancor di più se non titolata). 

Vi sono medici che dicono: “Ho tolto la levotiroxina ad alcuni miei pazienti!” solo perché hanno sostituito il farmaco con tiroide secca.

Si tratta di uno scambio di ben poco valore, in quanto il paziente continua a ricevere un identico dosaggio di levotiroxina, seppur di origine naturale, e la sua tiroide continua a essere innaturalmente forzata (forse più che con la levotiroxina sola, in quanto la tiroide secca conterrà probabilmente anche piccole frazioni di T3).

Se voglio realmente deprescrivere il farmaco, come fa d’abitudine il medico di segnale, devo lavorare sulle cause reali del problema (alimentazione insufficiente, sedentarietà, interferenti endocrini).

Cambiare un farmaco con un altro che contiene la stessa quantità di ormoni non ha alcun senso e non migliora il quadro generale di sofferenza eventualmente in essere.

Alcuni reputano utile somministrare miscele di T3 e T4 invece dei classici farmaci a base solo di T4 (levotiroxina o tetraiodotironina, da cui la sigla). Questo tipo di farmaci ha un senso ove vi sia una carenza (genetica o ambientale) negli enzimi che trasformano il T4 in T3 (triiodotironina, il vero ormone attivo).

Se il problema non sussiste, ritengo molto più sano limitarsi alla somministrazione di T4, così da lasciare all’organismo la conversione a ormone attivo di questo precursore. Se somministro direttamente una certa quota di ormone attivo posso generare una forzatura ancora più marcata, dagli effetti collaterali “similamfetaminici” più importanti. Come sempre, “Primo, non nuocere” come Ippocrate ci ha pazientemente insegnato.

Bibliografia: Medicina di Segnale

Claudia Piemonti
Claudia Piemonti
Pesaro
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Mi sento fortunata di aver conosciuto un anima splendida come Francesco sempre pronto ad accoglierti e aiutarti con tanta professionalità, da quando lo conosco sto iniziando a cambiare il mio modo di affrontare la vita sempre con i suoi consigli meravigliosi, grazie anima!!! ⭐💕

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