Strabismo

In realtà si diventa persone che vedono da un occhio solo, in quanto l'immagine del secondo occhio non viene fatta passare. Si vede tutto piatto e si perde così la dimensionalità. Lo stesso avviene con la polarità.

Malattia espressione dell'AnimA

Guardando abbiamo bisogno di due immagini per poter vedere una cosa in tutta la sua dimensionalità. Chi non riconosce in questa situazione tutta la legge di polarità? Abbiamo bisogno sempre di due visuali per poter captare la totalità. Se però gli assi ottici non sono coordinati, si è strabici, ovvero entrambi gli occhi vedono un’immagine doppia.

Però, prima che noi vediamo due immagini divergenti, il cervello decide di filtrare una delle due immagini (quella dell’occhio strabico). In realtà si diventa persone che vedono da un occhio solo, in quanto l’immagine del secondo occhio non viene fatta passare. Si vede tutto piatto e si perde così la dimensionalità. Lo stesso avviene con la polarità. Anche qui l’uomo deve poter vedere i due poli come un’unica immagine (per esempio onda e corpuscolo – libertà e determinismo – bene e male).

Se non ci riesce e le due immagini restano separate, reprime quello che vede e diviene uno che vede da un occhio solo. La persona strabica in realtà vede da un occhio solo, perché l’immagine del secondo occhio viene repressa, fatto che porta alla perdita della dimensionalità e quindi a una visione unilaterale del mondo.

Cateratte: la cornea diviene opaca e quindi anche lo sguardo. Non si vedono più nitidamente le cose. Finché si vedono le cose nitide, se ne sperimenta anche la pericolosità. Se invece la visione diviene poco chiara, il mondo perde la capacità di ferire. Non vedere chiaramente corrisponde a prendere le distanze dal mondo circostante, fatto molto tranquillizzante – e quindi prendere le distanze anche da se stessi.

Il glaucoma è come una persiana che si chiude per non essere costretti a vedere quello che non si vuole vedere. Il glaucoma si colloca sugli occhi come una squama – e può portare anche alla cecità.

Così per esempio il fatto che una persona sia sotto pressione può manifestarsi come pressione alta, come tono muscolare alto, come pressione alterata dell’occhio (glaucoma), come ascesso, o anche nel comportamento, ovvero nel mettere sotto pressione altre persone. La forma estrema di non voler vedere è la cecità totale, che viene vissuta dalla maggior parte delle persone come la perdita più dura in campo fisico.

Il termine “cieco” viene utilizzato anche in senso figurato: al cieco viene sottratta definitivamente la proiezione esterna, fatto che costringe a guardare verso l’interno. La cecità corporea è soltanto l’ultima manifestazione della cecità vera e propria, cioè della cecità della coscienza.

Alcuni anni fa negli Stati Uniti, grazie a una nuova tecnica operatoria fu restituita la vista a un certo numero di giovani ciechi. Il risultato non fu affatto di gioia e felicità, anzi la maggior parte degli operati non riuscì ad adattarsi a quel cambiamento e non trovò un sistema di vita soddisfacente.

Si può certamente analizzare questa esperienza dai più diversi punti di vista, cercando di interpretarla. Per il nostro modo di considerare è importante rendersi conto che con misure funzionali si possono modificare le funzioni, ma non accantonare i problemi che si manifestano attraverso i sintomi. Soltanto se abbandoniamo l’idea che ogni tipo di limitazione sia una sgradevole turbativa da eliminare o compensare nel modo più rapido e indolore possibile, potremo trarre giovamento dalla turbativa stessa.

Noi dobbiamo prima consentire alla turbativa di distoglierci dal nostro abituale modo di vivere, dobbiamo consentire al disturbo di limitarci a dovere e di impedirci di vivere come siamo abituati a fare. Allora la malattia sarà veramente una maestra e ci condurrà alla guarigione. E, per esempio, anche la cecità ci insegnerà veramente a vedere e ci innalzerà interiormente.

(Thorwald Dethlefsen Rudiger Dahlke)

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