Risveglio (parte 3°)

La pura sincronicità.

Se il primo stadio dell’illuminazione consiste nel riconoscere a posteriori che ogni ostacolo è stato un’opportunità e se nel secondo stadio possiamo averne la consapevolezza già nel momento in cui viviamo l’esperienza, ti domanderai forse in che cosa consisterà mai il terzo.

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Per chi non riesce a vedere nulla oltre la propria forma è difficile comprenderlo: quest’ultimo e supremo stadio di illuminazione ci consente di fruire del pensiero allo stato puro.

Ci offre la possibilità di esperire il pensiero senza le cosiddette cause materiali intermedie: è la sincronicità, che si fonda sul presupposto che noi siamo pensiero e che i pensieri risiedono sia dentro sia fuori di noi.

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In questo stadio del processo di illuminazione possiamo vedere gli ostacoli che si profilano all’orizzonte semplicemente come «fatti», sui quali abbiamo potere di scelta. In questa fase non abbiamo bisogno di creare o di farci coinvolgere da esperienze spiacevoli o da difficoltà, per apprendere.

L’ostacolo, di valenza negativa, viene sostituito dal termine più neutrale di «evento».

A questo punto del mio sviluppo, penso che non starei più malissimo per sperimentare il mio Io nel pensiero come ho fatto durante la maratona in Grecia. Posso entrare in contatto con quella forza (o essenza, o Io consapevole o Sè) mediante il pensiero, se decido di farlo.

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Posso conoscere questo lato di me stesso senza dover superare un ostacolo o una particolare situazione. Sì, in questo terzo stadio il fiore di loto può germogliare nel pensiero senza aver bisogno di essere creato dal fango.

La parte divina di noi stessi che ho chiamato pensiero e Dio è una forza dell’universo su cui possiamo sintonizzarci se ci crediamo e se lo vogliamo. Nello stadio più puro della sincronicità abbiamo la scelta tra l’esperire il pensiero nella forma o nel puro pensiero.

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Avvertiamo intuitivamente che agire o continuare ad agire in un certo modo finirà per creare un certo evento. L’intuizione ci dice che ci stiamo avviando verso una determinata situazione e sappiamo che sta a noi scegliere se abbiamo o meno bisogno di ripercorrere quella strada.

Nella pura sincronicità possiamo evitare di vivere l’esperienza nella forma, limitandoci a farlo nel pensiero; la viviamo e superiamo nel pensiero invece di doverla sperimentare concretamente per trarne un certo insegnamento riconsiderandola in un tempo successivo o nel momento stesso in cui la abbiamo.

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Quando permettiamo al pensiero di fluire in sincronia, senza resistenza o rimozione, come parte della perfezione, esso scorre attraverso di noi e si dilegua naturalmente, senza bisogno di manifestarsi esternamente.

Recentemente io e mia moglie stavamo valutando l’acquisto di una nuova casa, allora in costruzione. Ci piaceva ogni particolare e pensavamo di firmare il contratto.

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Poi entrambi intuimmo che se l’avessimo comprata saremmo andati incontro a dispiaceri.

Abbiamo imparato a fidarci di questi segnali interiori, e dunque abbiamo deciso, semplicemente sulla base di quest’intuizione, di non prenderla.

In passato, nella nostra vita insieme, abbiamo preso decisioni che ci sono costate care; allora almeno eravamo al secondo stadio, sapevamo che potevamo imparare dall’ esperienza. Il frutto insperato di quegli ostacoli è stato di insegnarci a credere nelle nostre intuizioni, evitandoci per il futuro esperienze negative.

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Questo terzo stadio di illuminazione, nel quale io e mia moglie possiamo prefigurare nel pensiero un fatto imminente e scegliere se viverlo o no, si palesa regolarmente quando siamo in disaccordo.

Possiamo entrambi prevedere il verificarsi di certi avvenimenti, e siamo pronti a guardare avanti e a vivere, nel pensiero, le conseguenze derivanti dall’agire in un determinato modo.

Possiamo evitare molte sofferenze entrando in contatto con l’ostacolo nel pensiero e perciò eliminando il bisogno di tradurlo nel mondo nella forma.

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Scrivere il copione della propria esistenza utilizzando il pensiero è uno stadio meraviglioso cui si può giungere. Allora, in contatto con la nostra interiorità, possiamo scrivere la sceneggiatura dell’Io esteriore con grande amore e positività.

Possiamo vivere quasi esclusivamente nella preziosa dimensione del pensiero senza forma, programmando per la forma tutto ciò che essa ha bisogno di sperimentare nel suo processo di autoattuazione.

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Allo stesso tempo, avendo imparato dai traumi passati alcune dure lezioni, non abbiamo bisogno di continuare a ripetere le stesse esperienze. Nel primo stadio troviamo il dialogo di Krishnamurti con l’uomo che soffre per la perdita della moglie.

Vediamo ora qual è il seguito della conversazione:

Ci deve essere sofferenza fino a quando non vi sia comprensione delle vie dell’io; e queste vanno scoperte solo nell’esperienza di relazione.
«Ma la mia relazione è finita.»

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L’esperienza di relazione non ha termine. Può finire una particolare relazione: ma la modalità di relazione non può aver fine. Esistere significa essere in relazione, non vi è nulla che possa vivere in isolamento.

Anche se cerchiamo di isolarci attraverso una particolare relazione, tale isolamento ci porterà inevitabilmente dolore. Dolore è il processo di isolamento.

«Può la vita tornare mai a essere ciò che è stata?»

Può mai la gioia di ieri essere ripetuta oggi? Il desiderio di ripetizione sorge solo quando nell’oggi non c’è gioia; quando l’oggi è vuoto guardiamo al passato o al futuro.

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Con la facoltà del pensiero, abbiamo la possibilità di usare la mente per rendere gioioso il presente. La perdita di una particolare relazione è intollerabile quando non c’è relazione con l’Io.

Questa è la magia della sincronicità.

I traumi e gli ostacoli sono in realtà avvenimenti che ci permettono di capire, di conoscere l’Io. I pensieri incontrano i pensieri e sei tu a decidere se trasferirli o meno nella dimensione della forma.

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A mano a mano che entri in sintonia con la forza stupefacente della mente, fidando in te stesso in quanto fonte dei pensieri, il mistero comincia, lentamente ma sicuramente, a diradarsi e la cosa ti pare sempre più ragionevole.

Avvenimenti che potevano sembrare incomprensibili ora diventano solamente pensieri che incontrano altri pensieri in un universo che è tutto pensiero che vibra.

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Mentre in passato dicevi: «Proprio non riesco a capacitarmi della straordinaria concatenazione di coincidenze che ha portato a questo avvenimento»,
ora dirai:

«Mi fido» della mia AnimA come manifestazione della mia Vita.

(Wayne W. modificato by Francesco Ciani)

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