Parto e allattamento

Nella nascita ancora una volta essa deve aprirsi per lasciar passare una parte del suo essere, affinché possa diventare Tu. Se questo non riesce, si arriva a complicazioni nel parto o al taglio cesareo.

Tutti i problemi che ritardano e rendono difficile il parto sono in ultima analisi un tentativo di trattenere il bambino, e un rifiuto a farlo nascere

Questo antico problema tra madre e figlio si ripete in seguito, quando il figlio vuole lasciare la casa dei genitori. È la stessa situazione che si verifica due volte a livelli diversi: nella nascita il bambino lascia la protezione del grembo materno, più tardi lascia la protezione della casa dei genitori.

Entrambe le situazioni portano sovente a una ” nascita difficile “, finché finalmente la separazione viene attuata Il tema in questione si chiama ancora una volta ” abbandono “.

Più a fondo si penetra nel quadro patologico e quindi nei problemi della persona, più diventa chiaro che la vita umana à svolge tra i due poli ” lasciare entrare ” e ” abbandonare “. Il primo lo chiamiamo anche ” amore “, l’altro nella sua forma finale ” morte “. La vita consiste nell’esercitare ritmicamente i due poli. Spesso si può aderire soltanto al primo ma non al secondo, qualche volta si ha difficoltà con entrambi.

Nella sessualità, alla donna viene richiesto di aprirsi per lasciar passare il Tu. Nella nascita ancora una volta essa deve aprirsi per lasciar passare una parte del suo essere, affinché possa diventare Tu. Se questo non riesce, si arriva a complicazioni nel parto o al taglio cesareo. 

Nelle gravidanze troppo prolungate il bambino viene spesso fatto nascere col taglio cesareo – ed è evidente che il prolungare la gravidanza oltre i termini abituali esprime il ” non volersi separare “. Anche gli altri motivi che portano spesso al taglio cesareo sono espressione del medesimo problema: si ha paura di essere troppo stretti, si ha paura di una lacerazione o anche di perdere le attrattive per un uomo.

Il problema opposto lo troviamo nelle nascite anticipate, che spesso sono avviate dalla perdita anticipata delle acque. Si tratta del tentativo di buttar fuori il bambino. Quando una madre allatta il suo bambino, avviene qualcosa di più di una semplice nutrizione. Il latte materno contiene anticorpi che proteggono il bambino nei suoi primi sei mesi di vita.

Se il bambino non riceve latte materno non ha questa protezione, e questo avviene in senso molto più ampio di quanto possano fare gli anticorpi da soli. Se il bambino non viene allattato al seno, gli manca il contatto epidermico con la mamma; gli manca quindi la protezione che viene trasmessa anche dall’atto di ” stringere a sé “.

Se il bambino non viene allattato al seno, risulta evidente la scarsa disponibilità della madre a nutrire, proteggere e custodire il suo bambino, ad assumersene personalmente la cura. Nelle madri che non hanno latte questo problema è represso molto più di quanto non lo sia in quelle che dichiarano apertamente di non voler allattare.

(Thorwald Dethlefsen Rudiger Dahlke)

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