Mal di testa ed i carboidrati insulinici

l mal di testa è una delle patologie più invalidanti che colpiscono l’uomo e rappresenta un campanello di allarme con il quale i neuroni ci comunicano che qualcosa ha modificato l’equilibrio dei neurotrasmettitori o semplicemente stanno subendo un azione infiammatoria.

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Ovviamente la medicina moderna si è adoperata a produrre dei farmaci che inibiscono la comunicazione dei neuroni, in modo da alleviare i sintomi ed affievolire la percezione del mal di testa. Ma per chi ne soffre costantemente, la cefalea è diventato un compagno inseparabile e l’abuso di medicine specifiche rischia di diventare cronico.

Dovremmo invece fermarci a riflettere che, soffrire di cefalea non è una cosa normale, stimolandoci a trovare il motivo per cui essa si manifesta e soprattutto ripristinare quell’omeostasi, che indurrebbe certamente la cessazione di questo grido di dolore da parte dei nostri neuroni.

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Allora innanzitutto da cosa dipende il mal di testa?
Abbiamo già visto che il 90% delle cefalee sono di tipo primario ovvero della classe delle cefalee tensive e delle emicranie. Ebbene entrambe le cefalee dipendono dal consumo di carboidrati come pasta, pizza, patate, legumi, riso e farinacei.

Vediamo nel dettaglio come questo tipo di cibo influenza la comparsa delle due differenti cefalee. La cefalea tensiva dipende dall’equilibrio dei neurotrasmettitori, infatti il troppo stress è considerato come la principale causa di questo tipo di mal di testa.

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In effetti sappiamo che i picchi glicemici causati dal consumi di alimenti ricchi di carboidrati insulinici inducono una super produzione di serotonina (dovuta all’azione dell’insulina) e successivamente la sua eliminazione ad opera del cortisolo che stimola la produzione di noradrenalina e dopamina, alterando l’equilibrio e la naturale capacità dei neuroni di scegliere quale neurotrasmettitore produrre.

Ciò causa un aumento della percezione del dolore, accompagnata da un’infiammazione dei muscoli del collo, causata dalla tensione che accumuliamo quando siamo stressati.

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L’emicrania invece dipende dall’azione dell’istamina, la quale ha uno specifico recettore (H1) che induce la dilatazione delle pareti dei vasi sanguigni, rendendo permeabile la barriera ematoencefalica. Quando ciò accade, sappiamo che il tessuto neuronale viene invaso da cellule del sistema immunitario (linfociti, mastociti, etc.) che rilasciano anche citochine infiammatorie.

Nel capitolo relativo all’istamina abbiamo visto come i carboidrati insulinici inducono alla disbiosi intestinale e all’inattivazione dell’enzima DAO preposto all’eliminazione dell’istamina. Inoltre l’attivazione del cortisolo (a seguito dei cali glicemici) uccide i linfociti Th1, inducendo la proliferazione del linfociti Th2 e promuovendo nel contempo la produzione di altra istamina da parte dei mastociti.

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Oltre a tutto l’emicrania, come abbiamo detto è il campanello di allarme dello stato di salute dei neuroni, quindi il consumo di carboidrati insulinici aumenta lo stato infiammatorio del tessuto celebrale rendendo più compatibile la comparsa di ogni tipo di cefalea.

Ricordiamo che i neuroni possiedono dei speciali carrier (Glut 3) che trasportano il glucosio all’interno della membrana cellulare e che, purtroppo, l’eccesso di glucosio nel sangue può causare un aumento dei radicali liberi nel citosol della cellula, cagione dell’azione infiammatoria.

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Inoltre l’eccessiva presenza di Atp (dovuta all’eccesso di produzione energetica), può determinare un accumulo delle scorie acide, le quali non potendo penetrare la barriera ematoencefalica (in uscita), si accumulano nella matrice cellulare, inducendo un ulteriore infiammazione.

Tale fenomeno è particolarmente presente in quelle persone che studiano per molte ore o si dedicano ad un lavoro particolarmente impegnativo.

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