Livelli di colesterolo e mortalità

L’equilibrio psico-fisico ed emotivo, il desiderio sessuale, sono in gran parte regolati dagli ormoni che l’organismo, a seconda delle necessità, riesce a sintetizzare a partire dal colesterolo

Ipercolesterolemia

Ricercatori dell’Università di Yale, dopo 4 anni di monitoraggio eseguiti su circa un migliaio di pazienti anziani, hanno concluso che infarti e decessi si verificavano con la medesima frequenza in tutti i soggetti a prescindere dai livelli di colesterolo[329].

Il colesterolo elevato, inoltre, svolge un ruolo protettivo nei pazienti affetti da sclerosi laterale amiotrofica: prolunga la vita più dei farmaci[330]. Facciamo attenzione!

Durante la vecchiaia, contrariamente a quanto si pensa, il colesterolo esplica proprietà antiossidanti, protegge dalle infiammazioni e dalle infezioni, mentre attraverso gli ormoni, aiuta a preservare la massa muscolare[331].

Dalla via del mevalonato, inoltre, si ottengono selenio-proteine utili per far funzionare l’enzima glutatione perossidasi

In altre parole, ciò significa, che i farmaci per ridurre il colesterolo compromettono a livello sub-clinico le funzioni del sistema immunitario in cui è coinvolto il glutatione, tanto da acutizzare, ad esempio, un’infezione da virus[332].

Dal colesterolo derivano gli ormoni steroidei[333]. L’equilibrio psico-fisico ed emotivo, il desiderio sessuale, sono in gran parte regolati dagli ormoni che l’organismo, a seconda delle necessità, riesce a sintetizzare a partire dal colesterolo.

Da esso l’organismo ricava vitamina D, un ormone essenziale per la salute[334].

Gran parte della vitamina D che abbiamo in corpo non proviene dal cibo, bensì dall’esposizione della pelle ai raggi ultravioletti del sole; più superficie di pelle si espone, fino ad arrossarsi leggermente, maggiori sono le reazioni di ossidazione del colesterolo che incrementano i livelli di vitamina D in circolo.

In realtà, si tratta di un ormone, non di una vitamina, e l’espressione dei suoi recettori è ubiquitaria su organi e tessuti. Essa regola il calcio a livello intestinale e muscoloscheletrico, svolge funzioni immunologiche, neuromuscolari, metaboliche, antinfiammatorie, vasoprotettive.

Per questo il deficit di vitamina D è un fattore di rischio per molteplici malattie. 

Dal colesterolo gli ormoni utili in gravidanza

L’inquinamento ambientale proveniente da combustione e l’utilizzo dei farmaci Fenobarbital, Fenitoina, Rifampicina, Carbamazepina, Desametasone, costituiscono un importante contributo alla ipovitaminosi D, legandosi al recettore PXR, che induce l’espressione dell’enzima epatico Cyp-24, il quale distrugge le riserve di vitamina D[335].

L’ormone femminile estrogeno sembra essere un potente meccanismo evolutivo che consente alle femmine di poter contare sull’ossidazione dei lipidi come fonte di energia in sostituzione del glucosio. In gravidanza, l’aumento dell’ossidazione lipidica risparmia glucosio in modo da preservarlo per lo sviluppo del cervello del feto[336].

La riduzione farmacologica del colesterolo ha profonde implicazioni negative sulla salute. I farmaci e il riso rosso fermentato inibiscono un enzima chiave (HMGCoA reduttasi) da cui dipende la sintesi concatenata in una precisa sequenza di numerose molecole, dove il colesterolo viene sintetizzato solo alla fine.

Farmaci in azione

Tra queste molecole intermedie troviamo:

lo Squalene, ritenuto un importante antiossidante anticancerogeno[337]; il Coenzima Q10, indispensabile per produrre energia cellulare, ovvero ATP, la “benzina” delle cellule.

Una sua carenza riduce la tolleranza all’esercizio fisico, aumenta la stanchezza fisica a mentale, peggiora il diabete[338], oltre a causare infiammazione muscolare, un problema che si accompagna spesso all’utilizzo di statine, anche in assenza di stati dolorosi[339]; 

La vitamina K2, coinvolta in numerose e importanti funzioni chiave per il funzionamento del metabolismo osseo e del sistema cardiocircolatorio. Paragonando l’organismo umano a una città, l’azione delle statine si potrebbe riassumere così:

Farmaci e aumento dei depositi di calcio

Per poter razionare l’acqua che arriva a una sola unità abitativa, situata a valle, si interviene sul rubinetto centrale da cui dipendono tutte le altre abitazioni. Secondo uno studio canadese, la vulnerabilità al danno renale acuto aumenta del 34% per coloro che utilizzano quantità relativamente elevate di statine[340].

Le statine stimolano la formazione di depositi di calcio[341] e diminuiscono le proteine dipendenti dalla vitamina K, riducendo in tal modo le naturali funzioni coinvolte nella protezione vascolare[342].

Le lipoproteine trasportano la vitamina K (liposolubile) ai tessuti molli e alle ossa di tutto il corpo. Se non ci sono sufficienti lipoproteine, soprattutto LDL, anche il trasporto di vitamina K2 viene meno. Infatti, la ricerca in questo campo conferma che le statine riducono l’attività della vitamina K2[343].

La tendenza medica è quella di tessere le lodi delle statine per via del loro effetto “stabilizzante sulla placca di grasso”.

Ma dietro tale apparente beneficio, in realtà, si cela un problema ben più insidioso: l’aumento della deposizione di calcio. Il che suggerisce che le placche non sono affatto stabili, ma in progressione. La Vitamina K2 protegge le arterie dai depositi di calcio, in particolare le proteine dipendenti dalla vitamina K sono coinvolte in questa funzione[344].

Nel breve periodo, (da 1 a 7 anni) un deposito vascolare costituito in prevalenza di calcio rappresenta un rischio concreto per ictus o infarto, rispetto a un deposito vascolare morbido, composto per lo più di grassi e colesterolo[345].

Un ateroma composto di calcio è più pericoloso

Inoltre, non ci sono farmaci che possano ridurre una calcificazione arteriosa, tra l’altro, destinata solo ad aumentare, mentre i depositi vascolari costituiti da lipidi, come si leggerà in seguito, sono soggetti anche a diminuzione nel corso del tempo.

Presso l’ospedale di Boston, un modello di TAC effettuata su 7000 persone, suddivise in gruppi in base al livello di rischio cardiovascolare, ha consentito di fare un’interessante scoperta[346]. Prima dell’esame, sono stati considerati solo i parametri tradizionali, tra cui i livelli di colesterolo.

I risultati della TAC hanno dimostrato che il fattore di rischio per ictus e infarti più importante, in assoluto, è rappresentato dai depositi di calcio nelle arterie coronarie, una condizione non trattabile dai farmaci.

Molte persone trovate affette da significativi depositi di calcio, appartenevano al gruppo considerato a basso rischio.

Per costoro, le previsioni iniziali si sono ribaltate: l’esame segnalava un’elevata probabilità di subire un evento cardiovascolare entro 7 anni.

Per contro, il 35% dei partecipanti ritenuti ad alto rischio (che avrebbero dovuto assumere statine e cardioaspirina), non presentavano calcificazioni delle pareti arteriose e il tasso di rischio per i successivi 7 anni era estremamente basso.

Ciò dimostra che il colesterolo non può essere un parametro affidabile per stabilire il rischio cardiovascolare.

Simona Mancini
Simona Mancini
Cattolica
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