Le implicazioni psicologiche
All’interno di ogni sistema sanitario e sociale, la prevenzione rappresenta una componente imprescindibile che insieme alla diagnosi e alla terapia, contribuisce a rendere il percorso clinico-terapeutico più efficace.
Quando parliamo di prevenzione possiamo riferirci a un insieme di azioni, interventi attuati al fine di evitare l’insorgenza di una malattia organica, disturbi mentali, problemi di devianza o disfunzioni, prevenire il rischio di un contagio o promuovere e conservare lo stato di salute.
Promuovere la cultura della salute significa rendere la persona consapevole delle sue scelte e far sì che salute e benessere psicofisico diventino stili di vita.
In pochi anni si è passati da uno stato di salute di tipo arcaico (caratterizzato da un’alta percentuale di malattie infettive e malattie provocate da malnutrizione) ad uno stato di salute di tipo moderno (patologie cardiologiche e tumorali, dovute a stili di vita poco sani, tra cui: lo stress, le cattive abitudini alimentari, l’esposizione a sostanze inquinanti e la sedentarietà).
Nonostante le numerose campagne di sensibilizzazione sulla promozione e prevenzione della salute psicofisica, ancora oggi una percentuale significativa di persone evita di aderire ai programmi di prevenzione per il timore di poter scoprire una patologia.
Il pensiero di sottoporsi a un esame di screening può generare emozioni forti quali paura e ansia, paura di diventare persone ammalate, di perdere la propria autonomia.
La paura è l’emozione che più determina il nostro modo di rapportarci alla nostra salute, può essere di natura fisiologica e spingere il soggetto a controllare e tutelare la propria salute (arrivando in alcuni casi perfino a esagerare) allo scopo di ottenere una rassicurazione sul nostro stato di salute.
O, viceversa, la paura può impedire al soggetto di eseguire l’esame per il timore di ciò che potrebbe palesarsi, attuando dei meccanismi difensivi e strategie cognitive – comportamentali disfunzionali, quali l’evitamento.
Pilowsky (1978) definì questi comportamenti come comportamenti anormali di malattia (abnormal illness behaviour, AIB), sottolineando come la percezione, la valutazione e di conseguenza i comportamenti attuati in relazione al proprio stato di salute possano essere inappropriati e maladattivi, nonostante ci sia stata una adeguata spiegazione sulla natura dell’esame, e sia stato definito un adeguato percorso di screening.
Il comportamento anormale di malattia include sia condizioni caratterizzate da una affermazione della malattia, ad esempio l’ipocondria o i sintomi di conversione, sia la minimizzazione o negazione dei sintomi (Pilowsky 1990).
Nel caso degli screening oncologici, l’attuazione di strategie cognitive-comportamentali (coping) disfunzionali è molto frequente poiché risultano essere correlati alla paura dell’ignoto, specialmente se quest’ignoto viene immaginato come qualcosa di devastante, come scoprire una malattia oncologica che può depauperare la propria qualità di vita, immaginare lo scenario peggiore possibile.
La paura dell’ignoto può causare più preoccupazione di quando si è consapevoli di un pericolo imminente ma conosciuto.
Alla luce di quanto detto sinora, risulta essenziale che gli interventi preventivi agiscano sui fattori di rischio, per ridurre la probabilità che il soggetto sviluppi un disturbo o un comportamento disfunzionale, promuovendo e incrementando i comportamenti tesi al miglioramento del benessere psicofisico della persona (De Piccoli N et al. 2016; Pilowsky 1987; Kask KM &Dabney MK 2001; Thirlaway K. & Fallowfield L. 1993).
Bibliografia scientifica: Salute della Donna Metagenics

