La tiroide delle donne

Come agisce la leptina sull’asse ipotalamo-ipofisi-tiroide?

La tiroide è uno strumento che regola il metabolismo

La differenziazione e la proliferazione cellulare; il metabolismo basale; la termoregolazione. Serve per adattarci all’ambiente: situazioni carenziali di cibo, variazioni climatiche, forti modificazioni nell’attività fisica, tutte situazioni estreme che si ponevano ai nostri antichi progenitori nel loro sopravvivere in un mondo completamente diverso dall’attuale.

Al contrario, la modernità ci pone di fronte a un’eccessiva disponibilità di cibo, ad ambienti di vita con temperatura regolata, alla scarsa attività fisica e tutto questo, insieme, rappresenta uno dei principali motivi delle malattie tiroidee.

Il rapporto di produzione tiroidea T4:T3 è di 17:1 e solo il 20% dei T3 è secreto direttamente dalla ghiandola; il restante viene convertito prevalentemente a livello epatico, sotto il controllo positivo della leptina, e in cuore, reni, muscolo e sistema nervoso centrale.

L’rT3 è una forma inattiva antagonista sui recettori di T3. L’accumulo di rT3 riduce l’efficienza dell’attività enzimatica, rallenta il dispendio energetico e favorisce la produzione di radicali liberi e di citochine infiammatorie.

Sintomi da eccesso di rT3 sono: stanchezza, confusione mentale, difficoltà a dimagrire, dolori muscolari, predisposizione alle malattie cardiovascolari.

Alla formazione di rT3 concorrono:

  • diabete/obesità;
  • stress cronico (sindrome da fatica cronica, fibromialgia);
  • infezioni/infiammazioni;
  • diete continue e squilibri nutrizionali (carenza di iodio, zinco, selenio, accumulo di metalli tossici);

Da ciò si deduce come in questi casi il ricorso alla terapia sostitutiva con levotiroxina possa peggiorare il quadro endocrino-clinico poiché aumenta l’accumulo di rT3, antagonista recettoriale del T3. Gli ormoni tiroidei sono poco solubili e circolano legati a proteine di trasporto. 

Alcune desiodasi sono localizzate sulla superficie cellulare e ciò le espone all’effetto negativo di inquinanti endocrini e sostanze tossiche. Per esempio la D1 è espressa sulla membrana cellulare dell’epatocita, dove avviene la maggiore conversione periferica di T4 in T3 attivo.

Tossine, metalli pesanti, pesticidi, farmaci e xenobiotici, ma anche reazioni di per ossidazione lipidica possono superare la capacità riparativa dei sistemi spazzino (dismutasi, enzima catalasi, glutatione-perossidasi) che hanno il compito di proteggere le membrane cellulari.

Come agisce la leptina sull’asse

A livello centrale diminuisce la sintesi degli ormoni oressizzanti NPY (neuro peptide ipotalamico) e AgRP (Agouti-Related Peptide). NPY, AgRP e pro-opiomelanocortina (ormone anoressizzante, quest’ultimo) sono tutti sintetizzati dal nucleo arcuato dell’ipotalamo.

L’acuta diminuzione della leptina conseguente a digiuno o a diete ipocaloriche comporta quindi un aumento di NPY e AgRP, da cui l’inibizione dell’asse tiroideo. Inoltre il digiuno diminuisce la deiodazione di T4 a T3 e aumenta quella di rT3, consentendo così un rallentamento del metabolismo. In definitiva la corretta sintesi di leptina comunica all’ipotalamo “mangia meno e consuma di più”.

Sempre a livello centrale la leptina aumenta la sintesi di CART (Cocaineand Amphetamine-Regulated Transcript) e POMC. Gli ormoni anoressizzanti (pro-opiomelanocortina, CART e ormone á-melanotropo) stimolano la produzione e il rilascio di TRH, da cui un’ulteriore stimolazione tiroidea.

A livello periferico la leptina stimola l’attività delle desiodasi 1 e 2.

L’insulina agisce in maniera identica alla leptina sia a livello centrale sia a livello periferico. Leptina e insulina sono due ormoni fortemente stimolati dall’assunzione di cibo: ciò ne sottolinea l’importanza per una corretta funzione tiroidea.

Cortisolo e ormoni tiroidei lavorano insieme nell’attivazione dell’espressione
genica delle cellule “come due chiavi che aprono una cassaforte”49.
A livello centrale i glucocorticoidi agiscono direttamente su ipotalamo e
ipofisi (si ricordi che il cortisolo determina rilascio di dopamina).

A livello periferico interferiscono con l’attività delle desiodasi. È evidente che
la produzione di cortisolo, conseguente ai cali glicemici dopo pasti troppo
ricchi in carboidrati, causa un’inibizione tiroidea che, se protratta nel
tempo e reiterata da abitudini alimentari scorrette, diventa responsabile
di ipotiroidismo “alimentare”.

A dosi fisiologiche il cortisolo ha azione modulante, tale per cui favorisce la conversione di T4 in T3 in caso di ridotta funzione tiroidea o, viceversa, la deprime in caso di iperattività; lievi carenze di cortisolo favoriscono infatti la conversione.

Tuttavia a concentrazioni elevate (terapie farmacologiche, stress fisico o psichico intenso e prolungato, attività sportive eccessivamente impegnative, dieta troppo ricca di carboidrati, gravidanza) deprime la funzione tiroidea attraverso il rallentato rilascio di TSH e il deficit nella conversione periferica di T4 in T3. La depressione è spesso associata a elevati livelli di glucocorticoidi e bassi livelli di T3.

Infine a concentrazioni basse (fatica surrenalica) il cortisolo deprime la funzione tiroidea, sempre attraverso una diminuita sensibilità dei recettori periferici agli ormoni tiroidei, oltre che attraverso una diminuzione di TSH. 

Ipotiroidismo e fatica surrenalica si associano nell’80% dei casi e si aggravano vicendevolmente. fase di allarme, si innalzano i livelli sia di cortisolo sia di ormoni steroidei sessuali (DHEA). Da questa prima fase si passa alla successiva;

  • fase di resistenza, caratterizzata da livelli alti di cortisolo e bassi di DHEA. Qui il colesterolo e il pregnenolone vengono sottratti alla sintesi di ormoni steroidei per garantire quella di glucocorticoidi. In alcuni soggetti ciò è responsabile di andropausa precoce e diminuita fertilità femminile;
  • infine, se la situazione di stress perdura, si passa alla successiva fase di esaurimento in cui cortisolo e DHEA sono entrambi bassi. Si parla infatti di esaurimento o fatica surrenalica che espone il soggetto che ne soffre a un deficit reattivo immunologico e adattativo.

Le citochine infiammatorie, in particolare IL1, IL6 e TNF-á, agiscono come inibitori sia diretti sia indiretti stimolando la sintesi di cortisolo o antagonizzando il segnale leptinico (antagonisti recettoriali). Infatti i recettori per le citochine e la leptina appartengono tutti alla medesima superfamiglia.

 Visfatina ha effetti centrali e periferici (diminuzione di TRH, aumento di attività della desiodasi 3, diminuzione di attività delle desiodasi 1 e 2).

 La carenza di iodio può causare:

  • nel feto: aborto, mortalità perinatale, anomalie congenite, cretinismo mixedematoso (nanismo, deficienza mentale), cretinismo neurologico (deficienza mentale, sordomutismo, strabismo);
  • nel neonato: gozzo neonatale, ipotiroidismo.

La carenza di selenio causa invece una riduzione nella formazione di T3.

Annalisa Calandra
Annalisa Calandra
Psicologa Medicina integrata
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Non ho mai conosciuto Francesco di persona ma mi ha dato più aiuto lui che altre persone vicine. Grazie a lui ho trovato la mia strada. Iscrivermi in Psicologia e aiutare le persone. A parte una grande preparazione mi ha aiutato a vedere le cose sotto altri punti di vista. Un' anima bella e rara. Sempre gentile e solare. Andateci vi aiuterà tantissimo a riscoprire voi stessi.

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