Il secondo cervello

Il sistema nervoso enterico, o secondo cervello, non svolge solo compiti fisiologici, ma influisce al contempo e in modo diretto sulle emozioni.

La salute è conoscenza di Sé

Nell’intestino ha sede il sistema nervoso enterico, una sorta di secondo cervello formato da cento milioni di neuroni, incaricato sia di rendere percepibili, grazie a questa rete neuronale, determinate sensazioni delle viscere.

Sia di far sì che l’organismo sia in grado di compiere la digestione senza bisogno dell’aiuto del cervello principale, svolgendo autonomamente funzioni molto complesse come il frazionamento degli alimenti.

L’assorbimento dei nutrienti o l’espulsione delle scorie, mediante complicati processi chimici e misuratissime contrazioni muscolari. Il sistema nervoso enterico, o secondo cervello, non svolge solo compiti fisiologici, ma influisce al contempo e in modo diretto sulle emozioni.

La tradizionale e romantica immagine del «sentire farfalle nello stomaco», per esempio, corrisponde ad alterazioni del tessuto nervoso oppure a situazioni di stress, percepite appunto attraverso il sistema nervoso sito nell’intestino.

Come afferma lo psichiatra James Greenblatt: «Gli intestini sono in realtà un secondo cervello». Attualmente esistono numerose prove scientifiche del fatto che i microbi che formano la microflora intestinale, o microbiota, svolgono un ruolo fondamentale nell’asse intestino – sistema nervoso centrale – cervello, lungo il quale la comunicazione è bidirezionale.

A metà del 2011, una squadra di ricercatori della McMaster University, in Canada, ha raccolto prove sufficienti a dimostrazione del fatto che i batteri intestinali hanno un influsso diretto sulla chimica del cervello e sul comportamento, e del loro essere in relazione con ansia, depressione e persino autismo lateonset (tardivo).

Ma non è finita qui. All’inizio del 2013, uno studio pubblicato dal Karolinska Institutet di Stoccolma, in Svezia, in collaborazione con il Genome Institute di Singapore.

Ha dimostrato che la colonizzazione microbica intestinale nella prima infanzia è decisiva per uno sviluppo sano del cervello e fondamentale nelle aree dell’apprendimento, della memoria e del controllo motorio.

Qualche mese più tardi, James Greenblatt, supportato da anni e anni di analisi delle storie cliniche dei propri pazienti, ribadiva:

«Gli intestini sono in realtà un secondo cervello […] dal momento che ci sono più neuroni nel tubo digerente che in qualsiasi altro luogo, cervello escluso».

Tutto ciò, in realtà, non è una novità per la psichiatria. Da tempo, i più insigni professionisti nel campo riconoscono la stretta relazione fra l’apparato digerente e le malattie mentali.

E, da ancor più tempo, si è notato che l’ansia provoca diarrea e che la depressione rende estremamente difficoltosa la digestione degli alimenti e l’assimilazione dei nutrienti.

C’è però, al di là di tutte queste osservazioni, un dato preoccupante: si stima che fra l’80 e il 90% della popolazione sia affetta, a vari livelli, da qualche tipo di problema intestinale, e questo favorisce senza dubbio l’insorgere di un’infinità di malattie e sofferenze.

La buona notizia, invece, è che tutte queste nuove conoscenze sulla relazione fra i due cervelli permettono di perfezionare diagnosi e cure, e che in futuro si potranno mettere in campo nuovi farmaci e trattamenti meno invasivi, più naturali ed efficaci, per un’ampia gamma di problemi sia fisici, sia mentali.

Abbiamo a più riprese sentito pazienti affermare di non essersi mai sentiti depressi o ansiosi fino a quando non hanno iniziato ad avere problemi con il loro intestino. Il nostro studio mostra che la connessione fra intestino e cervello è una strada a doppio senso.

Esistono prove sia del fatto che i microbi che abitano nell’intestino svolgono un ruolo nei disturbi dello spettro autistico attraverso la produzione di piccole molecole esotiche, sia che il microbiota intestinale può trasformare gli alimenti in un gas capace di accelerare la malattia vascolare coronarica.

E non bisogna poi dimenticare il microbiota della pelle, che svolge invece un ruolo nello sviluppo della psoriasi e nella cicatrizzazione delle ferite.

Quando la composizione del microbiota può definirsi «normale», i suoi batteri contribuiscono alla digestione degli alimenti, producono un determinato gruppo di vitamine, fra cui la B12 scompongono farmaci e tossine, e svolgono funzioni di immunomodulazione e protezione dalla colonizzazione di microrganismi patogeni e da infiammazioni croniche.

Il microbiota del tratto gastrointestinale è formato da circa 150.000 specie batteriche il cui peso totale – fra 1 kg e mezzo e 2 kg di peso – rappresenta, come dicevamo, una percentuale rilevante del peso totale del singolo individuo: più del fegato (1,5 kg) e molto più del cuore (450 g) o dei reni (300 g in totale).

Bibliografia: Intestino secondo cervello Le rivoluzionarie scoperte scientifiche sulla microflora intestinale

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