Cifosi, lordosi e lo scapolo impenitente

Malattia Linguaggio dell’AnimA
La vicinanza degli opposti, che è apparsa chiaramente nei problemi ai dischi intervertebrali, si manifesta con pari evidenza nei portamenti viziati. Cifosi e lordosi rappresentano infatti le due facce della stessa medaglia. La cifosi è un fenomeno che caratterizza i bambini piegati, e talvolta già spezzati dalla vita (che anche da adulti conserveranno le stesse caratteristiche).
La sincerità del sintomo, che salta agli occhi di qualsiasi osservatore, è una vera e propria spina nel fianco per gli educatori, che non vogliono accettare i risultati del loro lavoro e non si stancano affatto di ripetere sempre le stesse ammonizioni: «Stai dritto!», «Petto in fuori, pancia in dentro!», Un valido allenamento porta sempre a risultati sicuri e col passare del tempo i bambini possono rinunciare al modello compensatorio della cifosi e indossare i panni della «lordosi» o del «piccolo ufficiale».
Si può rompere la schiena a qualcuno senza bisogno di toccarla materialmente. Per domare un cavallo, è necessario piegare la resistenza della sua colonna: analogamente, anche la schiena di un uomo domato diventa docile e flessibile, ma non è più in grado di fargli affrontare la vita a testa alta e di seguire i propri interessi.
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Un individuo piegato spiritualmente non può essere che curvo e di fatto anche insincero, poiché non starà eretto di fronte alla vita. Il dialetto tedesco, per definire questa situazione, si serve dell’immagine del ciclista, che flette la propria schiena per poter procedere nel modo più efficace. Questa immagine è propria di chi ha rinunciato a vivere e si incurva verso l’alto per camminare con gli occhi rivolti in basso.
Anche altre situazioni, come quella dell’adulatore non del leccapiedi, rivelano comportamenti ugualmente opportunistici, a cui è comune la mancanza di un comportamento retto e soprattutto di una autentica linea di condotta.
Si tratta di persone volubili, incapaci di pro¬cedere in modo giusto e corretto. Nel loro essere spiritualmente prostrati incarnano una regressione nel tempo e ci ricordano la condizione dei primi uomini che non avevano ancora assunto la posizione verticale.
Probabilmente si tratta di una regressione che non li offende, anche se noi ripensiamo tanto malvolentieri ai tempi oscuri del nostro comune passato.
La lordosi è, come abbiamo già detto, il vicino polo opposto. Il suo nome(73) è già una precisa indicazione sullo stato della schiena. Se la cifosi porta in sé l’immagine di una persona che con i suoi problemi ai dischi intervertebrali è curva e umiliata, la lordosi è il simbolo del piccolo borghese chiuso a uovo e immerso nella vita quotidiana. Il suo bacino tende in avanti per equilibrare la deformazione della colonna e, per dare un’impressione in un certo qual modo eretta, questo individuo deve ritrarre al massimo il proprio petto.
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Il risultato è il portamento a punto interrogativo (?), emblema della sua esistenza.Mentre il gobbo si inchina di fronte a tutti, per non urtare gli altri, chi è affetto da lordosi tenta di fare tutto nel migliore dei modi allo scopo di suscitare negli altri una buona, cioè rispettabile impressione. Sfruttano all’estremo l’elasticità della colonna vertebrale e veleggiano nella vita.
L’atteggiamento sbagliato più raffinato, perché più difficile da riconoscere e capace di suscitare un effetto di grande rispettabilità, si ritrova nella figura dello scapolone. Irrigidito, dritto come un fuso, il modello dello «scapolone» racchiude in sé contemporaneamente l’idea della rettitudine e di un portamento eretto e senza macchia, sostenuto da un petto rigonfio di orgoglio ma sempre sulle difensive, E visto che un tale atteggiamento non è naturale ma finalizzato alle apparenze, è lecito sospettare che dietro di esso, rintanata nell’ombra, si nasconda segretamente ricurva una persona affetta da lordosi, servile.
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I bambini vinti, educati a questo portamento, ne costituiscono un esempio triste, i soldati spesso un esempio comico. Più duro è l’addestramento, «migliori» sono i soldati. L’allenamento mira fondamentalmente a formare dei «servitori» della volontà e a rompere loro la schiena. «Sguardo a sinistra!», «Sguardo fisso!», «In piedi, in silenzio!», «Riposo!» e così via.
Sono richieste abnegazione incondizionata e obbedienza cieca e si insiste su questi punti fino a provocare nel ragazzo il cambiamento desiderato. Il soldato del resto non deve né pensare né curarsi dei propri interessi; se infatti ponesse in discussione le idee di un generale o di un politico, metterebbe in gioco la propria vita.
Deve agire in base agli ordini impartiti da un estraneo, senza neanche riflettere. Riceve tutte le istruzioni necessarie: dalla direzione verso la quale guardare fino al modo in cui muovere ciascuna delle proprie vertebre. Un soldato scelto, che ha interiorizzato questo ideale, viene orgogliosamente chiamato «macchina da guerra». Ma per diventare una macchina è necessario annullare la propria volontà, cioè accettare incondizionatamente le indicazioni di una guida estranea.
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La spina dorsale viene educata e raddrizzata attraverso una serie ferrea di comandi, e poiché né il nemico né il proprio comandante si lascerebbero impressionare alla vista di soldati gibbosi, questi vengono allenati ad essere rigidi come pali.
Gli ordini, ingenui e primitivi, che vengono impartiti in proposito sono i seguenti: «Attenti!», «Petto in fuori!», «Presentatarm!», Assumere un tale portamento in battaglia è semplicemente assurdo, ma lo scopo dell’addestramento non è formare dei soldati, bensì delle marionette abituate all’obbedienza cieca. Che le persone che ricevono una tale educazione si sentano demoralizzate, va da sé. Un’educazione che costringe l’allievo ad acquisire le caratteristiche di un robot sottomesso, malleabile e disposto ad annullare i propri pensieri, ha come obiettivo il conseguimento della proverbiale obbedienza dei cadaveri.
Il portamento di chi è affetto da lordosi, che fa da contrappunto agli altri tre atteggiamenti estremi di cui abbiamo parlato, si avvicina quindi a quello dei soldati nella misura in cui viene represso interiormente da un’energia instabile. Gli uomini hanno volutamente creato questo personaggio ideale che ha come qualità principali la rettitudine e la duttilità. Gli eroi «buoni» dei film irradiano la loro onestà e la loro forza interiore di uomini pronti a combattere per i propri diritti.
Anche i soldati possono appartenere a tale categoria: ci vengono in mente, a questo proposito, il guerriero Arjuna, l’eroe della Bhagavad Gita, Pallade Atena o l’ideale di guerriero degli sciamani, che è così orgoglioso da non inchinarsi di fronte a nessuno e così umile da non permettere, a nessuno di inchinarsi di fronte a lui.
L’immagine più bella di questo portamento mi sembra quella del maestro di Tai – chi, che grazie alla sua agilità riesce a catturare un uccello.
Rimanendo in silenzio in posizione eretta chiede al volatile di posarsi sulla sua spalla. L’uccello si posa, perché nel coraggio avverte che non c’è affatto bisogno di aver paura. Quando però cerca di riprendere il volo, non vi riesce. Il maestro, rispettoso della volontà dell’animale, lo lascia libero con un movimento fluttuante.
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Affinché l’uccello possa ritrovare la sua libertà, il maestro deve opporgli resistenza.
La nostra escursione, iniziata in una nursery, ci ha portati alla formazione di guerrieri coscienti, ci ha aiutato a comprendere che nei comportamenti estremi della colonna vertebrale ci troviamo di fronte ad un unico tema, che si avvolge attorno all’asse: da un lato un atteggiamento interiore mobile come una banderuola e privo di rigidità, dall’altro coraggiosa rettitudine. L’espressione «danni al portamento» è veramente significativa in questo contesto, perché ci dimostra che una posizione, se non idonea al soggetto, è necessariamente nociva.
Domande
A quanti soffrono di cifosi:
1. Mi piego attraversando la vita? Di chi temo i colpi, chi calpesto? Di cosa ho paura?
2. Per chi o per che cosa mi piego?
3. Cosa mi aspetto da ciò? Dove voglio arrivare con questo?
A quanti hanno la lordosi:
1. Cosa è vuoto nella mia vita?
2. A chi voglio dimostrare qualcosa?
3. Quali colpi temo, di fronte a cosa voglio essere elastico?
A quanti sono rigidi come pali:
1. Da dove nascono le mia efficienza e la mia obbedienza?
2. Cosa mi accade quando assumo esteriormente un certo atteggiamento?
3. Quali motivi sono alla base del mio orgoglioso portamento?
(73) Il termine tedesco per lordosi è Hohlkreuz, che letteralmente potrebbe essere tradotto croce cava o concava (N. d. T.).
(Dott. Rudiger Dahlke)
Via Piave, 22, 61032 Fano PU, Italia

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