Allattamento e permeabilità intestinale

Dopo il parto, una fonte cruciale di batteri è il latte materno, che fornisce un contributo decisivo alla maturazione della flora intestinale

La funzione del colostro

Dopo il parto, una fonte cruciale di batteri è il latte materno, che fornisce un contributo decisivo alla maturazione della flora intestinale. Studi recenti hanno dimostrato che il colostro del latte umano, che era stato tradizionalmente considerato sterile, offre un approvvigionamento continuo di commensali e batteri probiotici, più di 700 differenti specie di microrganismi (fra cui stafilococchi, streptococchi, lattobacilli e bifidobatteri), confermandone il ruolo fondamentale per la colonizzazione del bambino.

La sostituzione del latte materno con quello artificiale disturba il corretto sviluppo del microbiota e conseguentemente del sistema immunitario. Il latte materno, infatti, non solo apporta nuovi batteri ma contiene anche alcuni zuccheri (fruttano) destinati non al bambino ma ai suoi microbi, per promuovere la crescita di specie utili come i ben noti bifidobatteri; questi ultimi fra i vari compiti hanno quello di inibire patogeni e contribuire a regolare le risposte infiammatorie e immunitarie

La funzione del colostro è anche quella di approvvigionare sostanze atte a sviluppare una selettiva permeabilità intestinale (maturità della barriera enterica), fra cui l’alfa-lattoalbumina (che da sola costituisce il 40% delle proteine del colostro) presente in concentrazione proporzionalmente inversa alla maturità del neonato: vale a dire che quanto più è pretermine il bimbo, tanto maggiore è la rappresentanza dell’alfa lattoalbumina nel colostro, proprio a indicare il suo ruolo nell’acquisizione della maturità intestinale e immunologica.

Lo stesso concetto vale per la caseina, proteina del latte, che è presente in quantità maggiori in occasione del parto pretermine e comunque più rappresentata che nel colostro vaccino.

Il latte materno è ricco in triptofano (costituente dell’alfa-lattoalbumina), amminoacido essenziale con diverse funzioni: è precursore di neurotrasmettitori (serotonina, melatonina), regola le funzioni immunologiche oltre che quelle delle cellule staminali. In compenso il colostro è povero in altri amminoacidi essenziali con i quali lo stesso triptofano compete a livello della barriera ematoencefalica.

È stato evidenziato, in modelli animali, che la somministrazione di alfa-lattoalbumina aumenta la sintesi di serotonina e melatonina a livello centrale. Il meccanismo è complesso ma afferisce all’aumentata disponibilità di triptofano che ne consegue. Il triptofano regola anche la sintesi di neuropeptide Y ipotalamico, che ha un riconosciuto ruolo neurogenico e sinaptogenico, oltre che di controllo e stimolo delle cellule staminali ippocampali.

Il neonato ha pochi batteri acquisiti prima del parto (attraverso il circolo placentare) e una completa permeabilità a tutte le sostanze. Il primo colostro conterrebbe addirittura inibitori delle peptidasi, che hanno il compito di favorire l’approvvigionamento maggiore possibile di proteine al neonato. Ciò gli consente di assorbire importanti quantità di nutrienti ma lo predisporrebbe, a lungo termine, al pericolo di assorbimenti inappropriati.

Gli Actinobacteria (principalmente Bifidobacterium) sono gli essenziali e insostituibili amministratori del nostro intestino. Presenti in una percentuale bassa ma significativa (15%) nella vita adulta, nel neonato e fino al primo anno di vita sono considerati i probiotici più significativi. I bifidobatteri svolgono un ruolo fondamentale e purtroppo sono anche fra i più sensibili agli antibiotici.

I vari ceppi sono in forte competizione fra di loro e se si liberano spazi, altri, prevaricanti, potrebbero occuparli abusivamente. Questa tumultuosa competizione, che crea enorme dinamismo nella composizione microbiotica, viene definita “kill the winner”.

Le feci dei bambini piccoli sono sproporzionatamente elevate rispetto alla quantità di cibo introdotto: ciò dipende dal fatto che per il 70-80% sono costituite da microrganismi intestinali (contro il 30% dell’adulto); il loro ruolo è evidentemente di vitale importanza.

Il dottor Gerard Clarke e collaboratori hanno dimostrato che le variazioni nelle concentrazioni ippocampali di serotonina dipendono dalla presenza di un valido microbiota intestinale (e quindi di triptofano) nelle prime fasi di sviluppo murino fino allo svezzamento e che questo imprinting serotoninergico, una volta programmato, si mantiene nell’età adulta.

Neppure i trapianti di microbiota o la somministrazione di triptofano effettuati nel periodo post svezzamento sono sufficienti a invertire le conseguenze neurochimiche della carenza di serotonina nel sistema nervoso centrale in età adulta.

Esisterebbe quindi, prima dello svezzamento, un imprinting neonatale dell’asse intestino-cervello che in caso di danni precoci determinerebbe difetti di programmazione serotoninergica nell’adulto. L’allattamento al seno dovrebbe promuovere sia la formazione di un corretto microbiota sia l’adeguata disponibilità di triptofano, anche perché lo stesso latte materno lo contiene in alte concentrazioni.

In sostanza i microrganismi vengono coinvolti anche nei processi cognitivi e mnemonici, tanto da suggerire che l’intestino sia la sede dell’inconscio.

Che la salute dell’intestino avesse un ruolo in quella mentale era già stato dimostrato: infatti lipopolisaccaridi e citochine infiammatorie producono un terribile effetto proeccitatorio sui neuroni, scatenando crisi epilettiche.

Il latte materno e prima ancora il colostro si stanno rivelando ancor più importanti in termini biochimici e immunologici (contengono le IgG e IgM materne) di quanto supposto. Si amplia lo spettro di comprensione dei meccanismi patogenetici di malattie neuropsichiatriche infantili (autismo, ADHD, epilessia ecc.).

Sono in studio attualmente mappature del microbiota dei bambini autistici ed epilettici, come pure degli obesi e dei diabetici, nella convinzione che lì si troverà la risposta eziopatogenetica e anche terapeutica. Infatti sono iniziati i primi studi pilota sul trapianto fecale applicato a patologie sia metaboliche sia neuropsichiatriche.

Che cosa fare, allora, per prevenire o curare i danni al microbiota se si è ricorsi al parto cesareo o se il latte non arriva?

Nel caso dei nati con il cesareo da madre sana si pratica la “semina vaginale”, che consiste nella contaminazione volontaria delle mucose del neonato con fluidi vaginali, così da simulare la colonizzazione batterica di un parto naturale.

Questa contaminazione è stata proposta anche nei bambini che siano stati trattati con antibiotici. Probabilmente, però, il miglior modo per creare e mantenere un buon microbiota nei neonati è l’allattamento al seno.

Secondo il pediatra

Lo svezzamento dura fino a 6-7 anni, cioè fino all’epoca in cui nel nostro intestino si è stabilizzata la flora microbica, e con essa il nostro sistema immunologico. Quindi forzarlo o limitarlo a pochi alimenti è, in entrambi i casi, sbagliato se non deleterio.

Non è necessario integrare il ferro. Essendo assente nel latte, l’emoglobina del bambino allattato solo al seno tende a ridursi dopo l’anno e mezzo di vita

Consumare cibi stracotti e supersminuzzati non aiuta né a saper gestire il bolo in bocca né a fornire i giusti input allo sviluppo craniofacciale. Una mela in mano al bimbo non è un azzardo da incoscienti ma un’occasione per imparare a gestire il morso, il boccone e la giusta masticazione, tutte competenze che devono essere sviluppate.

Sarebbe opportuno privilegiare le fibre, quindi occorre munirsi di grattugie manuali per sminuzzare grossolanamente i cibi lasciandone intatte le proprietà nutritive, di cui sicuramente rimane poca traccia nei prodotti omogeneizzati;

I cibi freschi sono vivi, o meglio lo sono sicuramente più di quelli pastorizzati e confezionati sottovuoto.

Noi abbiamo bisogno dei microrganismi di cui la filiera industriale, per ovvie ragioni normative e di confezionamento, ci priva; nei cibi freschi si preservano intatte le proprietà nutritive di minerali e vitamine, che per lo più vengono disperse nella cottura o sono termolabili.

Come afferma il dottor Perlmutter: “Il microbioma dell’intestino è il 99% del DNA nel nostro corpo, ed è altamente reattivo e mutevole sulla base delle scelte di vita, soprattutto delle nostre scelte alimentari”.

Bibliografia: Basi Cliniche di Medicina di Segnale

Elena Bottoni
Elena Bottoni
Leggi Tutto
Francesco è un angelo, competente e professionale. Ogni volta che sono in difficoltà mi aiuta con successo a rimettermi in pista. Conoscerlo è stata una fortuna!

Ti sei perso?

Puoi utilizzare questa barra di ricerca o usare WhatsApp

Newsletter Updates

Inserisci la tua email se desideri iscriverti alla newsletter

Leave a Reply

× Sono qui per aiutarti