La guarigione è anche alimentazione
Tra i sintomi più comuni che dovrebbero mettere in guardia di fronte a una possibile disbiosi intestinale occorre menzionare:
flatulenza; lingua bianca (per questa ragione non sarebbe fuori luogo che i medici tornassero all’antica pratica di chiedere ai pazienti di mostrare loro la lingua);
intolleranze o allergie alimentari; stitichezza; pruriti frequenti agli occhi, al naso e/o all’ano; agitazione e nervosismo; irritazioni e pruriti; dolori articolari senza motivo apparente; perdite occasionali di memoria (in particolare della memoria a breve termine);
mal di testa ed emicranie; infezioni delle mucose; problemi di vista; malori anemici;
problemi di insonnia; intolleranza a sostanze chimiche;
affaticamento forte e cronico; indolenzimenti o problemi muscolari ricorrenti e senza causa apparente;
negli uomini: infiammazioni a vescica, prostata o disfunzioni erettili; nelle donne: secrezione vaginale,
perdita della libido, dolori nell’attività sessuale, pruriti alle labbra vaginali, infezioni ricorrenti alla vescica, frequente desiderio di orinare, sindrome premestruale e crampi nell’addome inferiore.
Perché viene la disbiosi intestinale?
Le ragioni e le cause per cui nel microbiota intestinale si produce uno squilibrio possono essere raggruppate in quattro grandi gruppi che di solito si manifestano congiuntamente ma presentano, a livello di potere scatenante, una rilevanza diversa a seconda dei casi.
Le diete squilibrate meritano forse il primo posto tra questi grandi gruppi, dal momento che, nelle società sviluppate occidentali, sono ormai la norma e non l’eccezione.
Sono diete in genere carenti di fibre e alimenti fermentati, e molto ricche, invece, di zuccheri carboidrati raffinati, semplici e grassi vegetali parzialmente idrogenati o trans.
A ciò si aggiunge un consumo eccessivo, quasi quotidiano, di alimenti precotti o cibo spazzatura del genere fast food, un abuso di edulcoranti artificiali, l’ingestione di alimenti contenenti nitrati, mercurio e altri metalli impossibili da eliminare per l’organismo, oppure protetti da confezioni realizzate con bisfenolo A (BPA) o, ancora, prodotti ricorrendo a quantità impietose di pesticidi agricoli.
La seconda delle principali cause scatenanti della disbiosi è il ricorso sempre più generalizzato a terapie antibiotiche.
Questo, unito a prescrizioni spesso ingiustificate da parte della classe medica e all’assunzione molte volte irresponsabile da parte dei pazienti, ha dato origine a una sempre più elevata, ed enormemente preoccupante, resistenza batterica, oltre che a gravi alterazioni dei microbi intestinali.
Il risultato è un considerevole calo delle popolazioni batteriche benefiche, unito a un pericoloso proliferare delle colonie di potenziali patogeni opportunisti.
Il terzo elemento che spiega l’insorgere della disbiosi è lo stress imperante che colpisce una vastissima parte della popolazione e, negli ultimi anni
– soprattutto in conseguenza sia dell’eccesso di compiti scolastici, sia della crisi economica con tutto il carico di incertezze che genera
– anche i bambini e gli adolescenti, influenzati da angosce e ansie familiari.
Dalla fine degli anni Novanta ha cominciato a prendere piede la tesi, sempre più corroborata da nuove prove, che l’eccessiva igiene delle società occidentali sia un fattore scatenante della disbiosi e del proliferare di malattie atopiche e autoimmuni.
Stando ai sostenitori di questa tesi, i bambini che vivono in società con indici igienici molto elevati, dov’è universalmente diffuso l’utilizzo di refrigerazione, pastorizzazione e trattamento delle acque e degli alimenti,
non sarebbero esposti a quantità di microbi e specie microbiche sufficienti per garantire il pieno sviluppo del loro ecosistema intestinale, il che, è evidente, costituisce il primo passo verso la disbiosi.
Bibliografia: Intestino secondo cervello Le rivoluzionarie scoperte scientifiche sulla microflora intestinale

