Uso e abuso di antibiotici

Dal loro utilizzo frequente e del tutto insensato per le infezioni virali, dal mancato rispetto dei protocolli per l’assunzione,

Relazione tra sintomo e causa

L’infanzia è un momento importante nello sviluppo del microbiota umano, e le ricerche dimostrano che un’esposizione prematura ad antibiotici può modificare il microbiota intestinale nei primi anni di vita e condurre ad alterazioni nella crescita e nello sviluppo metabolico.

Gli antibiotici sono stati e sono tuttora uno strumento validissimo per la salute umana e, per decenni, sono riusciti a ridurre in modo straordinario il tasso di patologie e la mortalità della popolazione.

Da qualche tempo, tuttavia, ha cominciato a mostrarsi il rovescio della medaglia. Il loro impiego si è via via generalizzato a partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale e, per molto tempo, sono stati venerati come un’autentica panacea per la salute.

Col passare degli anni, però, si è cominciato a prendere coscienza dei loro dannosi effetti secondari, derivanti principalmente dal diffondersi esponenziale dell’automedicazione.

Dal loro utilizzo frequente e del tutto insensato per le infezioni virali, dal mancato rispetto dei protocolli per l’assunzione, e dall’impiego di agenti ad ampio spettro su pazienti oncologici con neutropenia (un calo acuto o cronico dei granulociti nel sangue che può rendere il corpo umano più sensibile alle infezioni).

Ma la lista è ancora lunga. Di pari passo è cresciuta la preoccupazione, soprattutto per l’aumento delle resistenze batteriche agli antibiotici, al punto che l’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, si è vista costretta a redigere un documento intitolato.

immunitario

La resistenza antimicrobica: Rapporto globale sulla sorveglianza 2014, dove si afferma chiaramente che tale resistenza è determinata dall’uso eccessivo di antibiotici, da inadeguati protocolli di prescrizione da parte della comunità medica e dall’assunzione irresponsabile da parte dei malati.

Da qualche tempo, inoltre, si è compreso che il loro abuso può alterare in profondità l’equilibrio del microbiota intestinale, colpendo indistintamente tanto i batteri intestinali nocivi quanto quelli benefici, e favorendo così la disbiosi.

Un gran numero di studi condotti sia su cavie da laboratorio, sia su esseri umani, ha dimostrato che anche un solo trattamento con una singola dose di antibiotico può dar luogo a una significativa diminuzione di batteri intestinali come i bifidobatteri e i lactobacilli.

Allo stesso tempo a un rilevante aumento di agenti opportunisti potenzialmente patogeni come il batterio Clostridium difficile e il lievito Candida albicans.

A breve termine, queste modificazioni del microbiota intestinale possono provocare infezioni e sgradevoli sintomi gastrointestinali, come gonfiore, dolore addominale e diarrea; a lungo termine, se i trattamenti antibiotici vengono ripetuti.

Possono dar luogo a conseguenze più gravi e prolungate nel tempo. Già nel 2007, uno studio pubblicato sull’«International Society for Microbial Ecology Journal».

Mostrava che in occasione di un ciclo di sette giorni di clindamicina, l’antibiotico più comune per combattere infezioni batteriche, non solo alcuni tipi di batteri intestinali rimanevano colpiti durante il trattamento stesso, ma l’azione antibiotica perdurava fino a due anni dopo.

Lo squilibrio delle sue popolazioni batteriche causato dall’uso eccessivo di terapie antibiotiche potrebbe rivelarsi all’origine del forte incremento di malattie e stati patologici come:

obesità, diabete, malattia infiammatoria intestinale, allergie o asma, il cui tasso di incidenza sulla popolazione, nel giro di pochissimi anni, si è in effetti duplicato.

Esistono inoltre prove del fatto che la resistenza del microbiota intestinale diminuisce a ogni nuovo ciclo o trattamento antibiotico e che, una volta terminati, è possibile che il microbiota non si ristabilisca completamente o, peggio, venga sostituito da organismi resistenti.

«Per quanto alcune delle alterazioni prodotte siano transitorie e possano essere invertite al termine del trattamento, altre sembrano irreversibili».

Dal Centers for Diseases Control and Prevention, negli Stati Uniti, e reso noto agli inizi del 2014, mostra come la maggioranza dei casi di diarrea infantile causati da infezione del batterio Clostridium difficile riscontrati fuori da un ospedale avvengano in pazienti a cui erano stati prescritti antibiotici nel periodo immediatamente precedente.

Dal Centers for Diseases Control and Prevention, secondo cui almeno la metà degli antibiotici prescritti negli ambulatori medici per la terapia di bambini con infezioni alle vie respiratorie sono inutili e altamente nocivi per la salute del microbiota intestinale.

Nel giugno 2014 un gruppo di ricercatori dell’Università di Saskatchewan, una provincia del Canada occidentale, ha reso nota la scoperta di un batterio resistente ai carbapenemi, ossia gli antibiotici più potenti che esistono sul mercato e a cui nessun batterio, fino a ora, era riuscito a tenere testa.

Gli scienziati hanno rinvenuto il batterio in calamari congelati acquistati in un negozio di alimentari cinesi a Saskatoon, una città al centro della provincia del Saskatchewan.

Secondo il proprietario del negozio, i calamari provenivano dalla Corea del Sud. Il batterio scoperto era di un tipo abbastanza comune, Pseudomonas fluorescens, presente nel suolo, nell’acqua e nel microbiota umano, e in linea di principio innocuo.

Questo temporaneo eccesso di nutrienti nell’ecosistema intestinale, unito alla riduzione del numero di batteri benefici o amichevoli che è il normale effetto degli antibiotici,

fanno sì che patogeni virulenti e opportunisti come Salmonella e Clostridium difficile, normalmente tenuti sotto controllo in questo habitat, guadagnino posizioni e diano il via a un’infezione.

Una volta raggiunto il numero sufficiente, le due specie sono in grado di provocare infiammazioni in cui hanno entrambe imparato a prosperare, mentre i batteri benefici per l’organismo umano sono incapaci di svilupparsi.

Secondo lo studio, tutto sembra indicare che, nelle prime ventiquattro ore dalla somministrazione di antibiotici per via orale, all’interno dell’intestino si produce un rilevante aumento della disponibilità di carboidrati.

Dalla ricerca dell’équipe di Sonnenburg si osserva che, al termine di una terapia antibiotica, gli enzimi dei batteri benefici producono due tipi di zuccheri, l’acido sialico e il fucosio, che costituiscono una vera e propria manna per le specie patogene Salmonella e Clostridium difficile, permettendo loro di svilupparsi rapidamente.

Molto meno comuni di glucosio, saccarosio e lattosio, ma assolutamente indispensabili per la normale sopravvivenza, questi zuccheri si trovano, in piccole quantità, in uova, carne e latticini, e vengono inoltre prodotti in tutte le cellule del corpo umano.

La sfida che tutte queste scoperte lanciano è quella di scoprire farmaci che,  somministrati insieme agli antibiotici, siano in grado di inibire l’azione degli enzimi utilizzati dai batteri benefici per liberare acido sialico e fucosio dalla mucosa intestinale.

In tal modo, evitare che si produca un aumento dei nutrienti utili ai patogeni, un effetto che a breve termine si potrebbe ottenere integrando nella dieta probiotici contenenti ceppi batterici capaci di digerire questi acidi.

Bibliografia: Intestino secondo cervello Le rivoluzionarie scoperte scientifiche sulla microflora intestinale

Paolo Siliprandi
Paolo Siliprandi
Lecco
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Mi chiamo Paolo, ho conosciuto Francesco circa 4 mesi fa tramite un'intervista che parlava della connessione tra malattia e anima. Da subito ho sentito che quelle parole vibravano in me nel profondo. Ho capito che era la persona giusta per la mia guarigione. Francesco è una persona speciale, unica, che ha compreso come funzionano le cose grazie alla sua esperienza mettendola al servizio di tutti noi. Con lui ho intrapreso un percorso di guarigione che mi sta aiutando moltissimo. Grazie, grazie di esistere AnimA❤️⭐❤️

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