Il microbiota e l’autismo

Alcuni ricercatori della Columbia University a New York, verso la fine del 2011 hanno scoperto che la flora intestinale della maggioranza dei bambini autistici ospita un batterio del genere Sutterella, assente nel resto degli altri bambini

La guarigione è integrazione

Anche se per il momento gli esperimenti che hanno messo in relazione microbiota intestinale e biochimica cerebrale sono stati testati solo su cavie, ci sono fondate speranze di ottenere buoni risultati anche sugli uomini.

Elena Verdú afferma: «Esistono prove indirette che il microbiota influisca sulla nostra biochimica cerebrale ed è possibile che questi meccanismi siano coinvolti in malattie come l’autismo».

L’autismo, un disturbo contraddistinto dall’incapacità di relazionarsi normalmente con le persone e con il mondo, ha assistito negli ultimi vent’anni a un sensibile aumento di casi, raggiungendo oggi percentuali di 60 autistici ogni 100.000 abitanti e superando, per esempio, la Sindrome di Down.

Attualmente rappresenta una vera e propria sfida per la medicina, anche perché nel mondo scientifico regna il dissenso s cause e meccanismi patologici, al punto che si sta smettendo di parlare di autismo e si diffonde sempre di più il concetto di «spettro autistico», che amplia la descrizione iniziale includendo patologie come la sindrome di Asperger e il disturbo pervasivo dello sviluppo.

Alla fine, comunque, tutto lascia intuire che nell’autismo giochi un ruolo decisivo il microbiota intestinale.

Seguendo questa linea di ricerca, alcuni ricercatori della Columbia University a New York, verso la fine del 2011 hanno scoperto che la flora intestinale della maggioranza dei bambini autistici ospita un batterio del genere Sutterella, assente nel resto degli altri bambini.

Le relazioni fra la presenza di questo batterio e le patologie digestive infiammatorie come il morbo di Crohn sono note da tempo, ma Brent Williams, direttore della ricerca, ritiene che esso svolga un qualche ruolo anche nell’autismo.

Comunque sia, per qualsiasi possibile terapia futura sarà indispensabile tenere presente il fattore età. È ciò che si evince, per esempio, dallo studio condotto dalla squadra del professor Alex Khoruts, della University of Minnesota, sugli effetti che gli interventi al microbiota intestinale hanno sulla salute.

Durante i test, i ricercatori hanno osservato che intervenendo in età precoce sul microbiota di topi artificialmente infettati con un disturbo molto vicino ed equiparabile all’autismo, si modificava radicalmente anche il loro comportamento.

Se però si ripeteva il procedimento in età adulta, per quanto l’equilibrio microbico si ristabilisse e il microbiota ne uscisse in apparenza normalizzato, i topi persistevano nell’isolarsi e manifestare una sorta di autismo.

Questo sembra indicare che con l’età il microbiota intestinale tenda a stabilizzarsi e sia pertanto più difficile intervenire su di esso. Perciò, almeno nel caso dell’autismo, intervenire in giovane età sarebbe essenziale.

In sintesi, comunque, sembrerebbe che l’intestino sia in grado di prendere decisioni e sfrutti, per il suo funzionamento, procedimenti tanto complessi quanto quelli che si instaurano nel cervello cranico.

disbiosi e microbiota

Allo stato attuale, ignoriamo le cause scatenanti dei disturbi del sistema nervoso enterico, ma appare più che probabile che le emozioni vi svolgano un ruolo fondamentale.

La disbiosi è uno squilibrio, quantitativo e qualitativo, che si produce nell’ecosistema batterico intestinale e incide sulla funzione metabolica e sulla sua corretta distribuzione lungo il tratto intestinale.

Questo squilibrio può avere origine, per esempio i disturbi alimentari provocati da un elevato consumo di cereali modificati geneticamente, legumi, amidi, carboidrati zuccheri raffinati, adulterati, lo stress o un’eccessiva assunzione di farmaci, parassiti.

Associate a stili di vita in contesto sociale conflittuale persistente.  Queste alterazioni nella concentrazione batterica intestinale provocano l’insorgere o il peggiorare di vari disturbi, da un semplice gonfiore addominale, emicranie occasionali e riflusso gastroesofageo, a problemi di maggiore portata, come stipsi cronica, malattie infiammatorie intestinali o artrite reumatoide.

Col passare degli anni il problema si aggrava, con il risultato che non solo la salute generale dell’individuo si indebolisce, ma si accelera l’invecchiamento e l’intestino si infiamma e non assorbe adeguatamente i nutrienti, il che conduce a un’importante scadimento nutrizionale che si manifesta in carenze di minerali come magnesio (con conseguente insorgere di spasmi muscolari), rame (aumento del colesterolo) o il litio (disturbi emotivi).

A ciò si sommano un affaticamento generalizzato, allergie di ogni tipo e sintomi patologici in altri organi che degenerano in problemi come l’artrite o la fibromialgia.

Negli uomini, la disbiosi intestinale provoca infiammazioni alla prostata e alla vescica e in certi casi impotenza, mentre nelle donne può ingenerare secrezione vaginale, perdita della libido, candida, dolori nell’attività sessuale e frequente desiderio di orinare.

Bibliografia: Intestino secondo cervello Le rivoluzionarie scoperte scientifiche sulla microflora intestinale

Patrizia Zanoletti Brescia
Patrizia Zanoletti Brescia
Riflessologa facciale vietnamita – massaggiatrice – onicotecnica – aromaterapia – fiori di Bach
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