Tiroide zinco selenio iodio ferro

Tre quarti dello iodio contenuto nell’organismo è presente nella tiroide, dove viene incorporato negli ormoni tiroidei. La tiroide contiene il più alto livello di selenio presente nell’organismo.

La guarigione è prendersi cura di Sé

Tre quarti dello iodio contenuto nell’organismo è presente nella tiroide, dove viene incorporato negli ormoni tiroidei. La carenza subclinica di iodio è presente in oltre 1 miliardo di persone nel mondo, con maggiore prevalenza nel Sud-Est asiatico, in Sud America e in Africa;

in una review del 2018, l’Italia figura nelle aree a insufficiente apporto di iodio, sia nella popolazione generale che nelle donne in gravidanza, nonostante gli interventi di fortificazione del sale (Taylor PN et al. 2018) condotti a livello internazionale.

La tiroide contiene il più alto livello di selenio presente nell’organismo. Il selenio è il cofattore degli enzimi deiodinasi, che convertono il T4 in T3 in periferia e metabolizzano gli ormoni tiroidei nelle forme meno attive;

 inoltre è l’elemento fondamentale delle selenoproteine, quali la glutatione reduttasi e la glutatione perossidasi che sono altamente espresse nella tiroide e che la proteggono dallo stress ossidativo.

Si stima che nel mondo circa il 15% della popolazione generale soffra di carenza subclinica di selenio (Santos LR et al. 2018), numero che aumenta se consideriamo la popolazione anziana, dove la carenza di selenio riguarda più del 35% degli individui (Vural Z et al. 2020).

In molti paesi del mondo non si raggiunge un intake di selenio sufficiente a garantire un adeguato funzionamento delle selenoproteine (Winther KH et al. 2020).

La carenza di selenio è associata ad aumentato rischio di sviluppare patologie tiroidee, in particolare ipotiroidismo subclinico e conclamato, morbo di Graves e tiroidite di Hashimoto (Rayman MP 2019).

La supplementazione alimentare di selenio riduce i livelli di anticorpi nei pazienti con tiroidite autoimmune; alcuni studi hanno inoltre dimostrato che la supplementazione di selenio riduce il dosaggio di levotiroxina necessario per il corretto funzionamento della tiroide, e in alcuni casi può prevenire la progressione dell ipotiroidismo subclinico (Valea A et al. 2018).

Il contenuto di selenio nel suolo è variabile e dipende da regione a regione. È difficile valutare se il paziente assume una quota adeguata di selenio con la sola dieta, pertanto la supplementazione di selenio in forme ad alta biodisponibilità, come la seleniometionina, è consigliato, a dosi fisiologiche, in tutti i soggetti che presentano problemi di tiroide.

La supplementazione di selenio fino a 200 microgrammi/die è considerata sicura. L’EFSA, con nota del 2010, ha attribuito al selenio i claims “mantenimento delle normali funzioni tiroidee” e “protezione dallo stress ossidativo(EFSA journal 2010).

Lo zinco è fondamentale per la sintesi del TRH e del TSH, favorisce il legame del T3 al recettore nucleare, modula l’attività degli enzmi deiodinasi; la sua carenza riduce la sintesi degli ormoni tiroidei (Talebi S et al. 2020).

La carenza subclinica di zinco riguarda mediamente il 30% della popolazione generale, ed è maggiore negli anziani, negli individui vegetariani/vegani e in chi è affetto da malattie croniche (Takeda A et al. 2016).

leptina

Diversi studi nel modello animale e nell’uomo hanno dimostrato che la supplementazione di zinco, spesso associato al selenio, contribuisce ad aumentare i livelli di ormoni tiroidei circolanti; è stato dimostrato che la supplementazione di zinco migliora i livelli di T3 in donne sovrappeso e obese con ipotiroidismo.

Lo zinco è fondamentale anche per regolare il livello di stress ossidativo nella ghiandola tiroidea (Severo JS et al. 2019). L’EFSA, con nota del 2009, ha assegnato allo zinco il claim “protezione dallo stress ossidativo” (EFSA journal 2009).

Le forme di zinco a più alta biodisponibilità sono quelle chelate, con profilo di biodisponibilità e tollerabilità ideale per lo zinco bisglicinato.

Il ferro è presente nel gruppo eme dell’enzima tireoperossidasi, necessario per la sintesi degli ormoni tiroidei, quindi un adeguato livello di ferro è fondamentale per garantire il corretto funzionamento della tiroide.

Dal 20 al 60% dei pazienti ipotiroidei presentano anemia, e le due condizioni si influenzano reciprocamente (Talebi S et al. 2020). La carenza di ferro può contribuire alla persistenza dei sintomi nel 5-10% dei casi di pazienti affetti da ipotiroidismo e trattati con levotiroxina.

I sintomi migliorano o scompaiono quando si alzano i livelli di ferritina (Rayman MP 2019). I Sali inorganici di ferro sono poco biodisponibili e spesso associati a disturbi gastrointestinali; le forme organiche e chelate, come il ferro fumarato e il ferro bisglicinato, sono ben tollerate e si sono dimostrate efficaci nel supportare l’assetto marziale (Hertrampf E et al. 2004; Duque X et al. 2014).

Bibliografia scientifica: Libro salute della Donna Metagenics

 

Francesca Boraso
Francesca Boraso
Cardano al Campo VA
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Vorrei con questa recensione esprimere la mia gratitudine per Francesco AnimA grande, come lo chiamo io… Stavo attraversando un momento davvero difficile .. di quelli dove non sai più da dove partire… è bastata una consulenza telefonica breve ma di sostanza aggiungo, e lui aveva già capito tutto ed io avevo capito che stavo già meglio, si è aggiunta poi una cura di 20 gg ma io dopo 10 stavo benone avevo ritrovato la vitalità che avevo dimenticato da un po’. Grazie è poco per Francesco professionista ricercatore e amante dello stare bene. 😍🥰🤩

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