Sospetta malattia infettiva

È importante rilevare: ◗ la presenza di brivido nell’insorgenza e di sudorazione nella defervescenza; ◗ l’andamento distinguibile in continuo, remittente o intermittente; ◗ la ritmicità nella remittenza; ◗ la tollerabilità generale del rialzo termico.

Come riconoscerla

Le malattie infettive godono di un privilegio unico nell’ambito delle patologie umane, in quanto l’eziologia è riconducibile a un agente necessario e sufficiente: il microrganismo.

Ciò permette, quando si riesca a isolarlo e si disponga dell’antimicrobico efficace, di guarire il paziente eradicando il microrganismo aggressore.

La febbre è il segno clinico che più caratterizza la patologia infettiva. Occorre tuttavia ricordare che alcune infezioni decorrono in assenza di febbre e che la febbre può essere presente in numerose patologie di eziologia non infettiva (neoplastiche, autoimmuni).

Ne vanno pertanto indagate le caratteristiche, perché da queste possono scaturire indicazioni fondamentali.

È importante rilevare:

◗ la presenza di brivido nell’insorgenza e di sudorazione nella defervescenza;

◗ l’andamento distinguibile in continuo, remittente o intermittente;

◗ la ritmicità nella remittenza; ◗ la tollerabilità generale del rialzo termico.

Le infezioni possono colpire qualsiasi organo o apparato; occorre quindi compiere un’attenta ricerca dei segni o sintomi di accompagnamento che possono indirizzare su specifici distretti. Ciò è possibile eseguendo un’accurata anamnesi e un altrettanto accurato esame obiettivo.

La presenza, accanto alla febbre, di linfoadenopatia o di manifestazioni esantematiche, di diarrea e dolori addominali, di tosse ed espettorazione, di cefalea e vomito orienteranno su distretti e aspetti particolari della patologia infettiva.

In molti casi la febbre rappresenta l’unico segno clinico: queste circostanze sono quelle di più difficile inquadramento e si pongono in diagnosi differenziale con patologie non infettive. L’anamnesi, allora, assume grande rilevanza e può permettere il rafforzamento o l’esclusione di sospetti diagnostici.

Vanno indagate le abitudini di vita, le attività lavorative e ricreative, le abitudini sessuali, i recenti viaggi in Paesi esotici, l’assunzione di cibi particolari, l’esposizione a punture d’insetti, le terapie antibiotiche e i ricoveri ospedalieri recenti, i possibili contatti con soggetti con patologie infettive in atto.

diabete

Inoltre va tenuta presente l’eventuale circolazione in atto, in forma epidemica, di agenti patogeni, per esempio il virus influenzale o i Rotavirus in popolazioni pediatriche.

Occorre infine considerare l’eventualità di trovarsi di fronte a un soggetto immunocompromesso, non di rado ignaro del proprio stato; ciò è importante perché in questi pazienti lo spettro dei possibili microrganismi patogeni si amplia enormemente.

Un’anamnesi epidemiologica e clinica condotta con metodo e un accurato esame obiettivo portano, spesso, a un adeguato orientamento diagnostico.

Quando ciò non basta bisogna ricorrere alle indagini di laboratorio e, progressivamente, alla diagnostica per immagini o anche a pratiche invasive.

La prescrizione delle indagini deve procedere con gradualità e sulla scorta dei sospetti diagnostici comunque maturati. Inizialmente ci si può:

resistenza: l’insensibilità acquisita da una specie o da un ceppo batterico, naturalmente sensibile a quell’antibiotico, in seguito a mutazione selettiva. Per esempio, i micoplasmi non fanno parte dello spettro d’azione delle cefalosporine e delle penicilline poiché sono privi del target d’azione di tali antibiotici, cioè della parete cellulare.

micobatteri

Invece il 90% dei ceppi di stafilococco, specie in origine sensibile, ha sviluppato la capacità di distruggere gli antibiotici sopra citati attraverso la produzione di betalattamasi divenendo, così, resistenti. La terapia antibiotica può essere mirata (l’antibiotico viene scelto in base al batterio identificato e preferibilmente sulla scorta dell’antibiogramma) o empirica.

Malgrado i progressi in campo diagnostico, nella gran parte dei casi l’antibiotico viene prescritto senza conoscere il batterio responsabile del quadro clinico in quanto:

◗ la patologia è banale e non sono indicati approfondimenti diagnostici (per esempio piodermite) o non sono ancora disponibili i risultati delle indagini microbiologiche;◗ non è possibile identificare il batterio per mancanza di strutture adeguate o per il tipo di patologia (per esempio polmonite).

La terapia eziologica antivirale viene praticata soltanto nei confronti delle infezioni da HIV (virus dell’immunodeficienza umana), HCV (virus dell’epatite C), HBV (virus dell’epatite B) e da virus erpetici con l’eccezione dell’EBV (virus di Epstein – Bar ).

Per gli altri agenti virali non si dispone a oggi di molecole efficaci. Come tutti i farmaci anche gli antimicrobici possono presentare effetti indesiderati:

di tipo allergico: esantemi, shock anafilattico su base individuale (anamnesi!) anche a dosi molto basse (tuttavia il rischio è maggiore con dosi elevate e somministrazione parenterale);

Si ricorre pertanto alla terapia empirica (letteralmente: basata sull’esperienza) scegliendo uno o più antibiotici (spesso, ma non necessariamente, ad ampio spettro!) sulla scorta di una valutazione probabilistica del/ dei possibili agenti eziologici basata su dati derivanti dall’epidemiologia, dalla clinica o dagli esami ematochimici di routine.

di tipo tossico: gastrite, epatite, danno midollare o renale in relazione all’eventuale tossicità intrinseca del farmaco sui vari organi, alla dose giornaliera e alla durata della terapia (tuttavia il rischio è maggiore in base alla suscettibilità individuale come, per esempio, una preesistente gastrite);

di tipo idiosincrasico: anemia emolitica in presenza di fattori geneticamente determinati (per esempio chinino e deficit di G6FD, glucosio- 6-fosfato deidrogenasi).

Bibliografia: Medicina di Segnale

Giselle Parma
Giselle Parma
Rimini
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