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Perdonare te stesso

Perdonare te stesso: e perché no?

Vivendo secondo i principi discussi in questi TESTI di Wayne W, che pubblico quotidianamente ti troverai a trattarti con più dolcezza.

Questo è un atto di auto-assoluzione, il segno che stai rinascendo alla vita. Nel mio ufficio ho un magnifico cuscino con un ricamo che dice: «Posso, mi do il permesso». L’ha cucito mia cognata molti anni fa. E un modo per ricordarmi che posso vivere come preferisco, fare errori, imparare da questi e così via.

Molte persone vivono pensando di non avere scelta. Adulti moralisti sono riusciti a convincerli che esistono regole immutabili che governano ciò che si può e non si può dire, che ordinano che non si può mai arrivare in ritardo, bere, fumare o godere della vita, che impongono di odiare i nemici che si sono avuti in sorte, di ignorare tutte le religioni eccetto quella della propria famiglia di origine, di disprezzare chi è diverso da noi, di non divorziare mai, e così via.

A un certo punto della tua vita hai adottato queste regole facendone un codice di condotta permanente. Tuttavia hai anche scoperto che è impossibile osservarle in ogni circostanza. Di conseguenza hai provato un forte senso di colpa per non essere stato all’altezza del codice moralista di condotta che ti è stato imposto.

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Questo senso di colpa è un ostacolo che inibisce il risveglio spirituale, e l’unico modo per sfuggirvi è di perdonarti per tutto quello che hai fatto. Di nuovo si ripresenta l’assurdità del bisogno di perdonare. In realtà non hai nulla di cui perdonarti, eppure se non lo fai, continui a rimanere imprigionato nel senso di colpa. Più apprendi le lezioni della coscienza superiore e vivi in questa prospettiva, meno tenderai a pensare di avere bisogno di perdonare te stesso.

Esamina ogni tua convinzione con il criterio dell’utilità che può avere per farti vivere una vita di armonia e di impegno. Se ti comporti in modo da violare alcune di quelle supposte regole assolute, non hai fatto nulla di sbagliato! Hai semplicemente fatto qualcosa. Ed è ormai fatta.

Se sei angustiato dal rimorso e dal senso di colpa, allora il giudicare quell’azione sbagliata può sembrare utile per evitare il suo ripetersi. Ma lo è veramente? Probabilmente no. Invece impara da ciò che hai fatto, decidendo se è qualcosa che, sulla base dei tuoi valori, vuoi ripetere o meno, poi supera il problema. Ci vuole uno sforzo per analizzarti e capire si ti muovi ancora sulla base di regole decise da altri.

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Tuttavia è uno sforzo che vale la pena, se non ti stai assumendo la responsabilità delle tue decisioni. Puoi, ne hai il permesso. Non hai bisogno di farti perdonare da nessuno, eccetto che da te stesso, e persino questo non è necessario una volta che ti sia impadronito dell’arte dell’autoassoluzione. Quando ti sarai liberato della tendenza a giudicare gli altri, ti sarai anche perdonato e avrai imboccato la strada dell’illuminazione.

Liberarsi della tendenza a giudicare gli altri significa in realtà liberarsi della tendenza a giudicare se stessi. Il bisogno di classificare gli altri in categorie definisce te, non loro. Quando smetti di farlo, hai perdonato tutti i lati di te stesso che vedi negli altri. Più a tuo agio ti senti con il comportamento degli altri, anche se personalmente non agiresti nello stesso modo, più a tuo agio sei con te stesso. Più continui a rispondere alla condotta degli altri con reazioni intellettuali violente, più devi impegnarti per autoassolverti.

Dì: «Posso. Mi dò il permesso». Non perché te lo suggerisco io, o perché non sei più sotto la tutela dei genitori, o perché qualche rappresentante dell’autorità te ne ha dato il permesso, ma semplicemente perché ami te stesso. Nessun senso di colpa, rancore o autoflagellazione per quelli che consideri errori. Basta comprendere che nella vita non si fallisce, si producono solo risultati e si ha il diritto di imparare e di crescere sulla base dei risultati prodotti.

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La parola «fallimento» implica chiaramente un giudizio, e in qualsiasi contesto ti attribuisca la qualificazione di fallito, ti stai giudicando invece di accettarti. L’accettazione diventerà amore di sé; quando ne sarai pieno, sarà questo amore che trasmetterai agli altri.

Di conseguenza l’essere disposto a perdonarti è un passo necessario per essere in armonia con tutti i principi universali. Ti dà il permesso di essere qualsiasi cosa tu scelga. E ti dà il diritto all’autodeterminazione. Tutto ciò che hai fatto è ora passato, indipendentemente da come lo giudichi: lo è e basta. Anche tu cerca di essere e basta. Il passato è compiuto e tutto ciò che hai fatto ha contribuito a renderti come sei in questo momento. Ogni cosa, senza eccezioni, è stata necessaria perché fossi qui in questo momento, a leggere queste parole nel luogo esatto in cui ti trovi attualmente.

Avevi bisogno di ogni azione compiuta e ora, per imparare veramente la lezione del perdono, devi solo permettere l’ingresso a questo pensiero e con amore perdonarti. Apprendi la lezione e sii in armonia con te stesso e con chiunque incontri. Più ti sentirai in pace e sarai disposto a essere buono con te stesso, anche quando sbagli, più perdonare diventerà un modo di vita. In altri termini, l’accettazione, che è l’assenza del bisogno di perdonare, diventerà sempre più un abito di vita.

Vedrai moltissimi violare i tuoi valori e le tue convinzioni.

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Rifiutati di giudicarli. Aiutali quando te lo chiedono e sappi che nel percorso di risveglio su cui sei incamminato, puoi scegliere di non farti influenzare dalla loro condotta. Quanto più sai di pensare e agire in armonia con ciò che l’universo può essere, tanto meno tendi a giudicare gli altri; cessi anche di giudicare te stesso, ed è questo l’aspetto meraviglioso di tale processo.

Ti stai trattando nel modo in cui vuoi veramente essere trattato, come l’essere divino che sei. In ogni momento sei animato dall’intelligenza che sostiene ogni forma. Sei abbastanza importante da saperlo, e abbastanza divino da voler trasmettere tale consapevolezza agli altri.

(Wayne W. Modificato)

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