Perché resisti

Difendere la nostra separatezza ci dà un'ottima opportunità di praticare il biasimo come sistema di vita. Quando credi nell’unità e la vivi, incolpare diventa letteralmente impossibile

È facile resistere a questo principio per tutta la vita. Perché?

Ci è stato insegnato che la separatezza è l’essenza della nostra umanità. Crediamo nei confini, nei limiti, nelle classificazioni e nelle tradizioni. Abbiamo imparato a vedere «gli altri» distinti da noi, e in molti casi a considerare letteralmente nostra nemica una metà dell’umanità. Siamo stati educati a dare grande valore alla nostra nazionalità o etnia e a considerare chiunque sia differente «al di fuori del clan».

Queste etichette sono diventate il nostro modo di autodefinirci. Dopo una vita di condizionamento ideologico ci identifichiamo come francese, uomo, donna, protestante, alto, bruna, conservatrice, atletico, borghese, e così via. Sono tutte etichette che ci dividono e ci classificano, rendendoci difficile pensare all’unica canzone e alla nostra trasformazione spirituale.

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Quello dell’unità è sicuramente un concetto astratto, e quindi arduo da afferrare e applicare alla vita. Per crederci veramente e farlo operare è necessario guardare al mondo fisico da una prospettiva ancora più ampia di quella che possiamo scorgere lasciandoci andare all’immaginazione più sfrenata. Dobbiamo essere capaci di uscire dal nostro angusto campo visivo, e non è cosa facile in un mondo che impone di vivere entro rigidi confini fisici.

Per ottenere una visione d’insieme dobbiamo sospendere il nostro modo di pensare condizionato. Sarebbe come chiedere a una cellula epatica, che ha conosciuto solo l’ambiente del fegato, di abbandonare l’idea che esista solo il fegato e di vedersi invece parte dell’intero organismo di cui ignora addirittura l’esistenza. Il fegato è la sola cosa che conosce, che ha visto o sperimentato. E tuttavia si vuole che consideri il proprio funzionamento in, rapporto a un insieme di cui si può solo speculare l’esistenza.

E questa la situazione in cui ti trovi, con un’eccezione, hai una mente capace di comprendere l’unità del tutto. Sei parte della mente universale. Pur tuttavia, immaginare il funzionamento dell’insieme mentre sei in una forma fisica, nei confini inerenti al mondo della forma, rimane un’impresa estremamente ardua.
E più facile scegliere il mondo dei confini. 

Anche se comprendiamo la metafora del corpo come totalità, è difficile operare la conversione dal microscopio al telescopio. Tendiamo a seguire la strada più facile, a difendere limiti e confini. E più facile, anche se molto meno fruttuoso, vivere in un mondo in cui le linee siano chiaramente segnate, spesso da persone vissute migliaia di anni fa.

Difendere la nostra separatezza ci dà un’ottima opportunità di praticare il biasimo come sistema di vita. Quando credi nell’unità e la vivi, incolpare diventa letteralmente impossibile, perché sai che siamo tutti legati e perciò la tua energia vitale è diretta a trovare soluzioni per il bene del singolo individuo e del tutto. Quando l’obiettivo è la separatezza tendiamo a considerare gli altri responsabili di qualsiasi cosa manchi nella nostra vita. Sono facili bersagli cui attribuire colpe.

Puoi non essere disposto a rinunciare a dare la colpa a «loro», particolarmente a chi risiede in un coro completamente differente dell’unica canzone, che probabilmente non vedrai mai di persona, e che fisicamente sembra così diverso. Sta a te decidere se sia più conveniente avere dei nemici e delle persone da odiare e da incolpare o invece sentire che siamo tutti uniti. Fino a quando avremo bisogno di altri cui attribuire la responsabilità dei problemi della nostra vita ci sarà facile resistere al concetto di unità.

A chi profitta personalmente della separazione sarà facile irridere il concetto di unità. Chiunque lavori nel settore della produzione e commercializzazione di armi per uccidere i fratelli e le sorelle si farà beffe di questa «scempiaggine» dell’unità e dell’appartenenza a una totalità. Chiunque abbia bisogno di rimanere attaccato a un modo di vivere e di essere tradizionale, che ci divide in categorie superiori e inferiori, opporrà resistenza a ciò che sostengo in questo capitolo.

Dal punto di vista dell’azienda, della religione, o di qualsiasi altra attività che abbia lo scopo di ricordarti di giudicare gli altri, questa dell’unità è un’idea sconcertante, pericolosa. In verità a chiunque investa energia vitale nel disordine, anche se a un livello molto secondario, l’idea dell’unità parrà inquietante. Una semplice rassegna storica ci offre varie chiavi di interpretazione. Molti leader che hanno creduto e predicato l’idea dell’unità dell’umanità sono stati assassinati. Chi cerca di eliminare la guerra è spesso deriso come uno stupido idealista.

Chi scrive canzoni che ci chiedono di immaginare la possibilità di un mondo unito viene distrutto, in un modo o nell’altro, per tale tentativo. Fa comodo dimenticare l’insieme in nome del profitto: è sentito come una minaccia da chi vuole promuovere separatezza.

Queste sono dunque alcune delle ragioni per cui possiamo resistere a questo principio universale. Tuttavia la nostra stessa so¬pravvivenza e l’evoluzione della specie dipendono dal fatto che un numero sufficiente di persone abbracci l’idea dell’unità.

Sono convinto che ciò avverrà. Con la stessa certezza con cui affermo che l’universo è un’unica canzone, sono sicuro che l’umanità riuscirà a udire il messaggio dell’unità. Si avvicina ogni giorno di più. Presento ora alcuni suggerimenti per accelerare, con l’ adozione del meraviglioso principio dell’unità, la tua trasformazione.

(Dott. Wayne W.)

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