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La laringe

Malattia linguaggio dell’AnimA
La voce – barometro dello stato d’animo
Tutti gli uomini attribuiscono un significato ai toni della voce, attraverso cui interpretano funzioni e sintomi. In questo campo è quindi facile ricavare delle interpretazioni.
La voce diventa un sintomo quando non si adatta alla struttura corporea della persona. Rivela chiaramente quando qualcosa non è in armonia con il resto dell’organismo e per questo è più sincera delle parole che suo tramite ci giungono all’orecchio.
Una voce bassa e esile in un corpo grosso e robusto colpisce tanto quanto una voce profonda e sonora in un corpo sottile e minuto. Mentre il primo caso si manifesta di frequente, il secondo è invece piuttosto raro, dato che un fisico gracile non dispone in genere di una cassa di risonanza sufficientemente ampia da permettere alla voce profondità e volume. È però possibile non utilizzare l’intera cassa toracica e lasciar vibrare la propria voce in una cornice di dimensioni ridotte.
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Una voce pigolante, che infastidisce se proviene da un corpo imponente, ci rivela che il soggetto in questione non ha fiducia nelle proprie capacità, che del resto neanche utilizza: non permette al suo organo di vibrare insieme al suo fisico. La paura della propria forza e dei suoi effetti è in questo caso naturale quanto la distanza della voce dal corpo: l’atteggiamento interiore è, in contrasto con l’aspetto esteriore, timoroso e privo di fiducia in se stesso.
Una voce tremula è indice di paura, ma può in certi momenti vibrare di commozione interiore. Simile a questa è la voce atona che appartiene alle persone mogie, le quali troppo presto sono state umiliate e non sono riuscite a sviluppare la propria forza e a esprimersi con maggiore vigore.
La voce rauca è dovuta a corde vocali irritate e a un non confessato stato d’animo altrettanto agitato. Può, ad esempio, indicare che il soggetto si trova costantemente prossimo a urlare, senza però riuscire a farlo veramente dal profondo del cuore. La voce sembra sovraffaticata, o perché ha gridato, anche se non in modo completo, o perché l’urlo deve essere continuamente represso.
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La raucedine indica che la voce proviene dalla zona della testa e del collo, certamente non dallo stomaco o dal cuore, il che significa che l’individuo non sostiene le sue affermazioni con tutto se stesso. Nell’attrito, traspaiono contemporaneamente l’impulso a parlare e la resistenza a farlo.
Chi ad esempio non rinuncia a parlare nonostante sia raffreddato, diviene immediatamente rauco: ha il naso pieno e preferirebbe non sentire, non vedere e non odorare più niente, vorrebbe chiudersi su tutta la linea. La voce rauca tradisce la situazione sovreccitata.
Una voce calda diviene rauca solo se il soggetto, in particolari circostanze, ha parlato troppo. Senza la cassa di risonanza nel corpo c’è da chiedersi se la voce riesca a trovare risonanza presso gli ascoltatori. Più rauca e gracchiante è, meno credibile risulta.
La raucedine può arrivare fino alla perdita della voce (afonia), un sintomo che si riscontra nella maggior parte delle malattie della laringe, dall’infiammazione, alla paralisi e al tumore. Non avere più voce significa, anche in politica, non avere più diritto (di voto).
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Una voce messa a tacere rivela una inconfessata situazione di privazione delle proprie forze e dei propri diritti. Superficialmente può essere provocata da una strettoia fisica, ad esempio del gozzo, dietro però si nasconde certamente un blocco psicologico.
Gli insegnanti e i cantanti soffrono spesso di raucedine e segnalano con ciò da un lato l’eccessivo impegno vocale, dall’altro l’impossibilità di utilizzare appieno la voce. Spesso si arriva al punto in cui i problemi psicologici irrisolti depongono piccoli noduli sulle corde vocali cosicché queste non riescono più a flettersi nel modo giusto.
Che un’operazione chirurgica non possa risolvere il problema, lo dimostrano i cantanti che ricorrono spesso ad interventi di questo tipo senza riuscire a risolvere il problema delle loro corde vocali e della loro voce insoddisfacente.
Pazientemente e con continuità, l’organismo ha incorporato i nodi dei problemi, posizionandoli quasi tutti nello stesso luogo. Se il nodo fosse collocato altrove, la voce potrebbe risuonare più forte e in modo più pieno, poiché vibrerebbe sfruttando tutte le sue possibilità.
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Spesso sono gli esercizi di respirazione che permettono ai nodi di sciogliersi e consentono al soggetto di esprimersi pienamente. Attraverso la corrente del respiro, considerato «sfogo dell’anima», si può riuscire a mettere in moto gli autentici stati d’animo.
Il compito, in caso di raucedine, consiste nel parlare a bassa voce e nell’imparare a tacere: quello che sul piano fisico porta ad aver cura di se stessi e al riposo, sul piano dell’anima spinge a scendere in profondità: tale comportamento diventa necessario quando ciò che diciamo ha bisogno del sostegno di tutta la personalità e di tutto il corpo. Solo allora la voce riesce ad adempiere alle sue funzioni.
Chi parla con una voce scialba e confusa, avrà grandi difficoltà nel farsi capire.
Quando gli interlocutori non lo comprendono, si chiedono se questa persona vuole essere effettivamente capita e se crede in ciò che dice. I pensieri che esprime in modo così confuso gli sono effettivamente chiari? Una voce scialba, che confonde parole, indica pensieri altrettanto confusi.
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Chi parla annaspa e ha paura di concludere: ciò che dice potrebbe risultare slavato e non convincente. Evidentemente non vuole apparire troppo risoluto nelle sue posizioni: i suoi punti di vista infatti non sono definitivi e certamente non sufficientemente chiari per essere annunciati con voce limpida e decisa.
Una tendenza analoga è indicata dalla voce insicura e bloccata. Ad ogni parola appena bisbigliata, chi parla, oltre a ciò che sussurra, sembra voler dire: «Per favore, non farmi del male, io non voglio farti niente». La sua enfatizzata mitezza fa sì che la sua autenticità venga subito messa in discussione e fa nascere il sospetto che sotto la pelle della pecora si nasconda in realtà un lupo.
Lo stesso si può dire delle voci piagnucolose o lamentose, prive di energia. Nel caso in cui dietro alle parole ci sia effettivamente forza, bloccata però dalla paura, lo si avverte dal tono compresso, o da un’intonazione particolare del mormorio stesso.
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Chi parla senza espressione e senza forza, cerca di sfuggire, con la mitezza, alla paura della forza e dell’espressività: il suo compito consisterà nell’imparare appunto la mitezza. Dovrà imparare a riconoscere la non autenticità della propria mitezza poiché una persona dal contegno sottomesso è pur sempre una persona. I toni bassi sono il suo compito e insieme la sua possibilità di ritrovarsi.
Soltanto allora parlare a voce più alta diverrà per lui un’opportunità, altrimenti rimarrà sempre un lupo nella pelle di un agnello. Se però lungo il percorso si accorgerà di essere ricoperto completamente dalla pelle di pecora, scoprirà di nascondere in sé ben altre cose. Finché continuerà a far la pecora, correrà continuamente il pericolo che tutta la sua mitezza resti per sempre nascosta dentro di lui. Se invece scoprirà e accetterà l’altra sua componente, la sua natura di lupo, la mitezza forzata diverrà sicurezza autentica, che potrà esprimersi sia con un dolce mormorio che con un energico ruggito.
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Una voce che risuona sempre alta e minacciosa è certamente sinto¬matica. Spesso annuncia le regole più rigide o addirittura le sottoscrive. I dispensatori di buon umore, che fanno rimbombare le mura col loro tono forte quanto il rombo di un cannone, a lungo andare infastidiscono il prossimo e in fin dei conti mettono se stessi di cattivo umore.
Lo stato d’animo è qualcosa che riguarda la sensibilità reciproca: per esprimersi armonicamente è necessario che ci sia accordo in ogni momento. Anche i noti allegroni si liberano di qualcosa attraverso il loro modo di fare, che è indubbiamente spassoso e gaio, ma al tempo stesso rumoroso fino a divenire molesto. Se si lasciassero andare completamente e profondamente almeno una volta alla gioia e al divertimento, potrebbero liberarsi e si aprirebbero a nuovi stati d’animo in nuove situazioni.
La voce sibilante maschera una personalità simile a quella di un serpente e include tutta la profonda simbologia collegata a questo rettile fin da epoca biblica. Non soltanto la falsità della lingua biforcuta, ma anche la seduzione ha in questo caso notevole rilevanza. Bisbigliare qualcosa a qualcuno ha in sé un brivido di pericolosità e di congiura. Il polo opposto è rappresentato dalle parole schiette pronunciate con chiarezza.
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La seduzione si avverte, o per meglio dire fa attrito, anche nella voce scellerata, la quale suggerisce che il suo possessore ha vissuto e amato fino all’eccesso. I fumatori, che affumicano costantemente la loro laringe, possono sempre ricorrere a questo significativo tono di voce.
Una voce roca indica che le cose non passano facilmente attraverso le labbra, ma incontrano una certa resistenza. Se la voce è rauca come se facesse attrito, rende percepibile un certo sforzo. La soluzione viene dal riconoscere veramente le resistenze interiori.
Chi ha una voce stridula costringe gli altri a prestare attenzione alle proprie parole, attenzione che altrimenti non riuscirebbe a ottenere con ciò che dice. Il tamburino del romanzo di Gunter Grass, Il tamburo di lotta, rappresenta il prototipo di questo tipo di voce. Quando non riusciva ad ottenere ciò che desiderava col suo tamburo marziale, la sua voce stridula faceva tintinnare i vetri.
Una voce strozzata rappresenta tutto quello che l’individuo soffoca dentro di sé: le lacrime represse, rabbia, ira. La voce afflitta è in ultima analisi sempre espressione di una sofferenza interiore.
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Il fatto di sputacchiare mentre si parla è più un problema di espressione che di voce. Sebbene innocuo, a causa della sua simbologia invisibile, il sintomo è molto sgradevole. Qui ci troviamo di fronte all’esternazione della propria aggressività: si sputa in faccia agli altri ciò che non si riesce a presentare tranquillamente. Dietro a ciò si nasconde il tentativo di esprimersi in modo particolarmente accurato. Invece di ricorrere a questo modo infantile di esprimersi, il soggetto non potrebbe provare a parla¬re con la necessaria precisione e pregnanza?
Per essere in armonia con la propria voce, è assolutamente indispen¬sabile vibrare in modo equilibrato a livello di sentimenti e lasciare che il mondo interiore si esprima attraverso le parole. Solo così c’è la possibilità di divenire armonicamente liberi e aperti a tutti gli stati d’animo.
Domande
1. La mia voce è in armonia? (Con il mio aspetto? il mio lavoro? la mia posizione sociale? i miei scopi?)
2. La mia voce emerge o si nasconde? Corrisponde alla mia vera esigenza di vita?
3. Posso fidarmi della mia voce e parlare liberamente? Riesco a farla arrivare al mio interlocutore?
4. Riesco, anche se contrastato, ad esprimermi liberamente?
5. Quale sentimento di base è espresso dalla mia voce? Corrisponde alla mia armonia spirituale?
6. Resto legato a certi stati d’animo o sono aperto alle esigenze del momento?
7. Cosa porta la mia voce come messaggio, oltre al contenuto delle parole?
(Dott. Rudiger Dahlke)
FitoMater Erisimo
 

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