Il colore grigio

L’Arte di Vivere

La tematica dell’invecchiamento va esaminata anche in base ai fenomeni dell’incanutire e del grigio. I cambiamenti che si verificano sulla cute sono molteplici e includono, tra l’altro, anche l’indebolimento delle capacità sensoriali e la comparsa della cataratta, che fa scendere una cortina di fumo davanti al mondo variopinto.
 
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La percezione dei colori diminuisce con l’età, uno sguardo offuscato consente visioni altrettanto annebbiate. Il velo grigio si forma anche davanti all’orecchio, che diventa incapace di percepire i toni più alti, mentre il gusto e l’olfatto non riescono più a individuare i sapori più piccanti e gli odori più forti.
 
Perfino l’anima sembra incanutire in vari modi: dà l’impressione di essere stanca e sfinita, priva di desideri e di colore.
 
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Nei capelli, la scomparsa dei colori è particolarmente evidente e può essere interpretata come un segno di rassegnazione. Quando infatti prima di cadere come può avvenire a una certa età, i capelli diventano grigi, molti se ne spaventano, anche se le tempie maschili brizzolate piacciono a molti.

In questo caso, le esperienze vissute nel mondo documentano l’inizio della vecchiaia. Ziegler sostiene che l’incanutimento è strettamente legato al discorso della paura che si prova di fronte alla senescenza, e la paura è ciò che questa fase della vita deve superare.

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Il rapporto tra la paura e il grigio è particolarmente evidente nei casi di incanutimento precoce e in quelli in cui tale fenomeno si verifica all’improvviso, nelle ore notturne.
 
I motivi principali che provocano la repentina trasformazione sono le sensazioni di spavento e la paura della morte, che la coscienza non è in grado di affrontare in modo adeguato. Il corpo deve intervenire in sua vece e l’orrore si manifesta concretamente nel colore dei capelli.
 
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La cosa da fare è imparare a conoscere la paura, scendere nel polo oscuro e andare volontariamente là dove la vita perde la sua varietà di colori: nel mondo delle ombre, il lato notturno della vita.

Qui si è ora nel proprio elemento, perché di notte tutti i gatti sono grigi.

Nel viaggio notturno i colori variopinti del mondo superiore non hanno alcun valore, qui abbiamo a che fare con le profondità dell’anima, all’elaborazione delle esperienze di vita, il grande arco, l’astrazione, sta al centro, perché anche la teoria è grigia.
 
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Il confronto con le ombre, se accettato e integrato, può tingere i capelli di quel grigia, che però è simbolo anche di saggezza. Il grigio è semplicemente l’unione di luce e ombra e la diversità di colori del mondo appare come mera illusione.

«Saggio» e «bianco» non sono poi così distanti.

Nel bianco sono contenuti tutti i colori, proprio come nella saggezza è racchiuso tutto il sapere. Solo la nostra coscienza sa se, una volta divenuti vecchi e grigi, questa tinta esprima in noi una mancanza di colore oppure se il bianco sia un simbolo di completezza.
 
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Se il colore dei capelli rispecchi o compensi uno stato interiore, è cosa che non può essere stabilita dall’esterno, ognuno può capirlo solo per se stesso.
Un aspetto essenziale della vecchiaia va ricercato nel grigio che descrive uno stato dell’anima. Nella misura in cui il colore si indebolisce, ecco apparire il grigio e, nella misura in cui la vita perde di forza, ecco manifestarsi la paura.
 
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A questo proposito colpisce quanto questo colore sia simile a quello degli spettri, che vivono al confine della vita, e lì si fanno sentire suscitando paura. I fantasmi non possiedono più i colori della vita e sono messaggeri del regno dei morti (senz’AnimA).

Lo spettro della vecchiaia, nelle sue diverse forme, ci perseguita.

Non appena acquistiamo qualcosa, è già fuori moda. È diventato impossibile vivere tra stracci che diventano subito antiquati, opinioni superate e conoscenze antiche: la realtà ci confina subito tra i ferri vecchi e, nonostante tutto, questo è il male minore.
 
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Assorbiti dalla preoccupazione di far sì che tutto ciò che ci circonda sia sempre nuovo, non ci accorgiamo che l’incantesimo che abbiamo evocato per difenderci si spezza facilmente ogni volta che va a cozzare contro ciò che è vecchio.
 
Facciamo ricorso alla magia come un tempo si faceva con le apparizioni spettrali. Abbiamo smesso di credere nei castelli fantasma e nelle presenze che si aggirano tra le antiche rovine delle fortezze semplicemente perché abbiamo trasferito la paura negli ospizi, nelle case di cura e in tutti gli altri luoghi riservati agli anziani: luoghi che possono essere esteriormente piacevoli, ma che evitiamo.
 
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Dal virus della vecchiaia non vogliamo assolutamente essere contagiati: si potrebbe essere posseduti dallo spirito che vi si aggira. L’immediata vicinanza dei poli opposti diviene ancora una volta evidente, dato che noi siamo completamente posseduti dal fantasma del nuovo.
È una maledizione essere vecchi in una società così posseduta dalla gioventù e che cerca continuamente di rinnovarsi. E così la cattiva abitudine degli incantesimi, in passato molto diffusa, ha di nuovo un posto centrale.
 
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Ci permettiamo ancora di accarezzare l’idea di essere risparmiati dallo spettro orrendo dell’età.

 
Come in passato si cercava di rabbonire i fantasmi facendo loro offerte materiali per convincerli a terminare la loro persecuzione, oggi quasi l’intera società paga altri tributi affinché ai vecchi venga prestata la dovuta assistenza, nell’illusoria speranza di togliere all’età senile qualcosa del suo spavento.
 
L’assistenza agli anziani fa sì che, ben accuditi materialmente, si vivano con particolare lucidità la paura e l’orrore della vecchiaia. Niente ci allontana di più dal tema vero e proprio di questo tempo.
 
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L’archetipo della vecchiaia più noto e citato è quello del vecchio saggio. Nella nostra società ha però perso il suo ruolo, perché gli anziani si aggrappano spasmodicamente alla vita e vivono in un continuo stato di tensione che non si addice certo a un vecchio saggio.
 
Saggio è colui che come  Socrate sa di non saper niente e che è consapevole che la vita è molto più che sapere e agire. In una società imperniata sull’azione, i vecchi saggi sarebbero estremamente sgraditi e dovrebbero mettere continuamente in discussione la loro saggezza dolorosamente acquisita.
 
(Dott. Rudiger Dahlke)

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