Dolore pelvico cronico

Relazione tra sintomo e causa

Secondo l’Associazione Internazionale per lo studio del dolore (IASP), il dolore viene definito come “un’esperienza sensoriale ed emotiva associata ad un danno tissutale effettivo o potenziale”. Tali sensazioni vanno da un senso di fastidio o di pressione fino al dolore intenso più o meno persistente, ma comunque ricorrente quando è cronico.

Il dolore pelvico cronico (Chronic Pelvic Pain – CPP) è definito come un dolore continuo o ciclico a livello del basso addome o della pelvi che perdura da almeno 6 mesi.

Una revisione sistematica della letteratura mondiale sulla prevalenza del dolore pelvico cronico ha mostrato che la prevalenza di dismenorrea varia dal 17 all’81%, della dispareunia dall’8 al 21 % e quella del dolore non ciclico dal 2 al 24% (linee guida SIU 2011).

La sindrome dolorosa pelvica impatta negativamente sulla qualità di vita e sulla psiche, alterando lo stato di benessere generale, le relazioni interpersonali,

la vita lavorativa e sociale. Inoltre, in questi casi, sono frequenti i disturbi della sfera sessuale e le alterazioni dei rapporti affettivi.

Le donne adulte con sindrome dolorosa pelvica non riferiscono particolari limitazioni nella vita sessuale durante la fase dell’adolescenza, mentre nell’età adulta,

quando tendenzialmente il dolore aumenta, anche i rapporti sessuali diventano più dolorosi e vengono vissuti in modo non più sereno (Rothrock et al. 2002; Peters et al. 2007).

Il professionista in sede di visita deve

  •  Promuovere modifiche dello stile di vita
  • Identificare i triggers che promuovono lo stato infiammatorio
  • Combattere l’infiammazione attraverso l’utilizzo di cibi specifici e antinfiammatori naturali
  • Trattare le patologie concomitanti
  • Proporre trattamenti farmacologici e non farmacologici ad hoc

Vi sono prove significative che alcune citochine/chemochine sono coinvolte non solo nell’inizio ma anche nella persistenza del dolore patologico attivando direttamente i neuroni sensoriali nocicettivi.

Inoltre, alcune citochine infiammatorie sono coinvolte nella sensibilizzazione centrale indotta da lesioni nervose e infiammazione e sono correlate allo sviluppo di iperalgesia/allodinia controlaterale.

Iperalgesia: aumentata risposta ad uno stimolo capace di provocare sensazioni dolorose. Allodinia: sensazione dolorosa in risposta ad uno stimolo innocuo.

Le citochine sono piccole proteine che vengono secrete e rilasciate dalle cellule e che hanno un’azione specifica sulle interazioni e le comunicazioni tra le cellule stesse.

Il termine “citochine” è generico, fanno parte della famiglia delle citochine le linfochine (citochine prodotte dai linfociti), le monochine (citochine prodotte dai monociti), le chemochine (citochine con attività chemotattica) e le interleuchine (citochine prodotte da leucociti e che agiscono su altri leucociti).

Le citochine, che possono avere azione proinfiammatoria o antinfiammatoria, possono agire sulle cellule che le secernono, con azione autocrina, sulle cellule vicine, con azione paracrina, o in alcuni casi su cellule distanti, con azione endocrina.

Le citochine pro-infiammatorie principalmente coinvolte nel processo del dolore patologico sono le interleuchine IL-1β, IL-6 e TNF-α. L’interleuchina IL-1β viene rilasciata principalmente dai monociti e dai macrofagi ma anche da cellule non appartenenti al sistema immunitario come i fibroblasti e le cellule endoteliali.

Recentemente è stato scoperto che l’interleuchina IL-1β viene espressa nei neuroni nocicettivi e la sua espressione è maggiore a seguito di lesioni da schiacciamento al nervo periferico e, dopo un trauma, nella microglia e negli astrociti localizzati nel sistema nervoso centrale.

Tale citochina aumenta la produzione della sostanza P e della prostaglandina E2 (PGE2) in un certo numero di cellule neuronali e gliali. Vi sono altresì prove che l’interleuchina IL-6 contribuisce allo sviluppo del dolore neuropatico a seguito di una lesione del nervo periferico.

Anche il TNF-α è una citochina pro-infiammatoria che svolge un ruolo chiave in alcune forme di dolore, in particolare nell’iperalgesia infiammatoria e neuropatica (Zhang JM 2007).

La piattaforma d’innesco del dolore pelvico nasce dalla dell’inflammasoma (inflammasome system), un evento multilivello e multiorgano.

 L’inflammasoma è un complesso proteico a localizzazione citoplasmatica responsabile dell’attivazione dell’enzima caspasi-1, e della conseguente conversione della pro-IL-1β in IL- β, una citochina fortemente proinfiammatoria e pro-algica.

Il dolore acuto, se non gestito correttamente, diventa un dolore persistente ed in alcuni casi può evolvere in dolore cronico. La trasmissione continua di stimoli dolorosi, per lungo tempo, provoca a livello delle corna posteriori del midollo spinale una sensibilizzazione dei neuroni spinali.

A seguito di un dolore cronico si verifica una proliferazione e trasformazione funzionale delle cellule gliali del midollo spinale, in particolare della microglia e degli astrociti: queste cellule attivate producono citochine pro-infiammatorie (IL-1, TNF-α, ecc.),

e sostanze citotossiche (ossido nitrico, radicali liberi) che inducono aumento della densità e dell’attività di vari recettori, in particolari dei recettori NMDA (fenomeno del wind-up e sensibilizzazione dei neuroni delle corna posteriori) favorendo la trasmissione degli impulsi algici periferici verso i centri sovraspinali (Calvo M et al. 2012).

La Sensibilizzazione Centrale, ovvero l’amplificazione del segnale doloroso o tattile proveniente dalla periferia, che si verifica a livello spinale e dei centri superiori, è un processo comune a tutte le sindromi di dolore cronico come il dolore pelvico cronico, la vulvodinia e la fibromialgia.

Invecchiare è un’opportunità di evolvere oltre che una condizione ineluttabile, purché sia “in salute”. Questa è la condizione imprescindibile per affrontare al meglio questa fase della vita.

La salute della donna

Il compito del professionista della salute è di promuovere uno stato di salute stabile e solido ben prima che questa età dell’oro e argento abbia inizio. L’inquadramento generale è fondamentale così come è fondamentale non chiedere solo “come sta?” ma anche “come si sente?

La risposta a questa domanda offrirà un’impronta decisa sulla condizione soggettiva della donna.

La valutazione dello stato psico-fisico avviene con la prescrizione e la lettura ragionata di alcuni esami opportuni, scelti in base alle caratteristiche personali e alla familiarità di alcune patologie che fanno da specchio e riferite alla genesi materna (il dismetabolismo glucidico, l’obesità, il rischio cardio-vascolare, eventuali dismetabolismi lipidici).

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Anche il percorso emotivo della donna che si ha in esame condiziona la qualità della sua vita.

Bisogna osservare se ci sono alterazioni dell’umore, tendenze ansioso/depressive, alterazioni del ritmo sonno-veglia e della qualità del sonno, alterazioni del potenziale energetico e funzionale psichico.

Oltre a ciò, è necessario prendere in considerazione se le dirette antenate di sesso femminile avevano segni di degenerazione neuro-psichica come senilità o tratti di Alzheimer’s (AD) o di Parkinson (PD), così da poter valutare la necessità di porre attenzione a potenziali problematiche neuro-degenerative (Khatami M 2014).

A questo si aggiunge la necessità di analizzare le abitudini alimentari e il livello di attività fisica giornaliero/ settimanale. Il movimento è fonte essenziale di salute, è quindi necessario proporre alla paziente l’attività fisica più congeniale, con il supporto di professionisti dell’area motoria.

Dalla passeggiata a passo sostenuto, al ballo, allo yoga, al nuoto, al nordic walking. Tutte le attività fisiche ben bilanciate e non portate all’estremo promuovono la produzione di endorfine neurogene, il turn-over ematico e cellulare, la plasticità neuro-funzionale, oltre a supportare la salute osteo-articolare.

Bibliografia scientifica: Libro salute della Donna Metagenics

 

Francesca Boraso
Francesca Boraso
Cardano al Campo VA
Vorrei con questa recensione esprimere la mia gratitudine per Francesco AnimA grande, come lo chiamo io… Stavo attraversando un momento davvero difficile .. di quelli dove non sai più da dove partire… è bastata una consulenza telefonica breve ma di sostanza aggiungo, e lui aveva già capito tutto ed io avevo capito che stavo già meglio, si è aggiunta poi una cura di 20 gg ma io dopo 10 stavo benone avevo ritrovato la vitalità che avevo dimenticato da un po’. Grazie è poco per Francesco professionista ricercatore e amante dello stare bene. 😍🥰🤩

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