Asse Intestino – Cervello

Il ruolo della permeabilità intestinale e dell’infiammazione nel controllo biologico e comportamentale dei soggetti alcol-dipendenti, mostra una aumento della permeabilità intestinale negli alcolisti, permeabilità che permette alle endotossine (ed eventualmente anche a caseomorfine e gluteomorfine) di penetrare nel circolo sanguigno.

Il legame tra l’intestino e la dipendenza da sostanze (alcool e altre droghe)

La dottoressa Natasha Campbell-McBride afferma che il suo protocollo GAPS (basato sulla dieta paleolitica e sui probiotici) è utile anche per risolvere i problemi legati alla dipendenza da sostanze (alcool e altre droghe).

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La scopo del protocollo GAPS è quello di curare la disbiosi intestinale che evidentemente concorre (assieme a una serie di problematiche sociali e psicologiche) all’instaurarsi di una dipendenza.

Non è un caso che il metodo Gerson (nato allo scopo di curare tumore e tubercolosi, e basato sul risanamento dell’intestino e del fegato) ha dato buoni risultati anche nel risolvere problemi di dipendenza da sostanze.

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Se la dieta GAPS (una versione della dieta dei carboidrati specifici) abolisce del tutto i carboidrati complessi (e quindi tutti i cereali, gli pseudo-cereali e i tuberi amidacei), la dieta associata al metodo Gerson del resto prevede ben pochi carboidrati, ben poco glutine (un po’ di avena) e tantissima frutta e verdura biologica cruda, sotto forma di spremute.

Non è un caso che l’articolo Role of intestinal permeability and inflammation in the biological and behavioral control of alcohol-dependent subjects (“Ruolo della permeabilità intestinale e dell’infiammazione nel controllo biologico e comportamentale dei soggetti alcol-dipendenti”) mostra una aumento della permeabilità intestinale negli alcolisti, permeabilità che permette alle endotossine (ed eventualmente anche a caseomorfine e gluteomorfine) di penetrare nel circolo sanguigno.

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Ovviamente non è abbastanza per indicare che lo squilibrio intestinale sia causa e non effetto del consumo di alcool e/o altre droghe (probabilmente il nesso causale esiste in tutte e due le direzioni) ma è sicuro che, una volta nota la correlazione tra le due cose, non ci si può limitare a curare il problema psicologico alla base della dipendenza, perché altrimenti lo squilibrio intestinale rischia di influire negativamente sulla psiche ed alimentare un circuito chiuso.

Altro articolo che illustra la correlazione tra danno al microbioma intestinale ed alcool (sebbene non chiarisca in che senso vada il nesso causale) è The intestinal microbiome and the leaky gut as therapeutic targets in alcoholic liver disease (“Il microbioma intestinale e l’intesino poroso come un obiettivo terapeutico nella malattia epatica da alcool”) .

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Abbiamo appena visto al capitolo precedente che una dieta senza glutine e caseina apporta notevoli miglioramenti nei soggetti autistici e nei cosiddetti schizofrenici.

La disbiosi intestinale impedisce una corretta digestione di diverse sostanze; in particolare l’incompleta digestione di glutine e caseina genera la produzione di gluteomorfine e caseomorfine, sostanze morfinosimili che innescano una vera e propria dipendenza da latticini e da farinacei contenenti glutine. Forse anche questo fenomeno (specie alla luce di quanto appena riportato) potrebbe contribuire a spiegare il legame tra intestino e dipendenza da sostanze.

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Ma vediamo infine le informazioni che ci porta l’articolo Intestinal permeability, gut-bacterial dysbiosis, and behavioral markers of alcohol-dependence severity (“Permeabilità intestinale, disbiosi dei batteri intestinali e indicatori comportamentali della gravità della dipendenza da alcool”) , il quale ci informa che alcuni (ma non tutti) i soggetti alcolizzati soffrono di eccessiva porosità intestinale, e che questi soffrono più degli altri di ansia, depressione e desiderio incontenibile dell’alcool dopo un lungo periodo di astinenza.

Tra l’altro i soggetti alcolizzati con intestino permeabile analizzati in questo studio mostrano una composizione alterata del microbiota intestinale (ovvero una disbiosi) e gli autori concludono che questa, alterando la funzionalità della barriera intestinale contribuisce ai disturbi del comportamento;

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di conseguenza si propone l’idea di considerare il microbiota un aspetto da tenere in considerazione nella gestione della dipendenza da alcool, ovvero si propone lo stesso approccio fin qui da me discusso (e che ci crediate o no, ho scoperto questo articolo solo dopo avere scritto il resto del capitolo).

334 Pubblicato su Journal of Helminthology. 2013 Sep;87(3):257-70, autori Finsterer J, Auer H; 335 http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23046708.
Vedi anche più avanti il capitolo sul cancro.
Pubblicato su Brain, behavior and immunity 2012;26:911–918, autori Leclercq S, Cani PD, Neyrinck A M, Stärkel P, Jamar F, Mikolajczak M, Delzenne N M, de Timary P; 337 http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22521198.
Pubblicato su Frontiers in physiology 11 October 2012, autori Phillipp Hartmann, Wei-Chung Chen, Bernd Schnabl; 338 339 http://journal.frontiersin.org/…/10.3…/fphys.2012.00402/full.
Pubblicato su Proceedings of the National Academy of Science U S A. 2014 Oct 21;111(42):E4485-93, autori Leclercq S, Matamoros S, et al.; http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25288760.

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