Allattamento e divezzamento

L’alimentazione non ha soltanto finalità nutritive ma costituisce un tramite molto importante con il mondo esterno.

Introduzione di alimenti solidi

Nel primo anno d’età, più che in ogni altra epoca di vita, l’alimentazione non ha soltanto finalità nutritive ma costituisce un tramite molto importante con il mondo esterno. Il “divezzamento” è comunemente inteso come il processo di introduzione di alimenti solidi a complemento dell’allattamento, indipendentemente dal tipo di alimentazione, al seno o con biberon.

Della raccomandazione dell’ESPGHAN (European Society for Paediatric Gastroenterology Hepatology and Nutrition), in accordo con le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), di introdurre i primi cibi solidi non prima della 17ª settimana e comunque, in caso di allattamento al seno esclusivo, a partire dal sesto mese.

Il divezzamento, però, non va ricondotto a una mera transizione da una dieta lattea a un regime composito e strutturato, né tantomeno all’opportunità di uniformare lo stile alimentare del bambino a quello dell’adulto.

La scelta degli alimenti da introdurre è a sua volta motivata dall’esigenza di complementare e non sostituire il latte materno quando quest’ultimo non è più in grado di garantire il necessario apporto di energia, proteine, ferro, zinco e vitamine (A, D).

Inoltre il divezzamento rappresenta un momento estremamente delicato per i segnali associati ai vari alimenti, che orientano l’apparato metabolico, plasmano il gusto e più in generale si traducono in esperienze psicosensoriali.

Si tratta di segnali biochimici che non sono legati soltanto alla composizione qualitativa e al sapore dei cibi ma agiscono, sia direttamente sia indirettamente, come veri e propri biomodulatori, al pari degli innumerevoli e variegati fattori presenti in quel “sistema biologico” – così viene spesso definito – che è il latte materno.

bambini

Oltre a motivazioni di ordine nutrizionale, esistono poi fattori neurofisiologici legati allo sviluppo maturativo del sistema nervoso centrale (perdita del riflesso di estrusione, capacità di masticare e deglutire), oltre che processi maturativi anatomo-fisiologici del rene e dell’apparato gastrointestinale, che permettono al bambino di alimentarsi in modo differente dalla suzione al seno o al biberon e di accettare nuovi alimenti in modo fisiologico e privo di rischi.

Alla nascita, infatti, il rene presenta ancora una ridotta capacità di concentrazione delle urine, che viene acquisita intorno al quarto mese unitamente a quella di sopportare e smaltire un maggior carico di soluti. Analogamente la mucosa gastrointestinale, l’interfaccia tra le sostanze che vengono introdotte dall’esterno e l’organismo, offre alla nascita una scarsa protezione verso le molecole di provenienza esogena, protezione che, mediata dal processo di progressiva saldatura intercellulare (gut closure), matura durante l’allattamento e dovrebbe essere completa intorno al terzo-quarto mese.

È proprio l’allattamento al seno a fornire le molecole che possono promuovere la maturazione immunologica della mucosa gastrointestinale sia attivamente attraverso molecole ad attività immunomodulante e immunostimolante (interleuchine, nucleotidi) sia passivamente (attraverso le IgA secretorie). Anche i meccanismi di difesa gastrointestinali non immunologici (acidità gastrica, regolazione della flora intestinale) sono condizionati dal latte materno mediante oligosaccaridi e molecole ad azione prebiotica e bifidogena che favoriscono, appunto, lo sviluppo di una flora favorevole all’organismo ospite.

È stato dimostrato sperimentalmente che un divezzamento a elevato tenore di carboidrati induce l’espressione di complessi enzimatici diversi rispetto a un divezzamento a elevato tenore lipidico, così come stati di iperinsulinemia attivano l’espressione di quei geni codificanti per enzimi lipogenici che viene prevenuta da un elevato apporto di grassi.

In termini evolutivi il divezzamento potrebbe allora essere interpretato come un processo di adattamento dell’organismo alle modificate condizioni esterne. Usi, costumi, tradizioni e motivazioni psicologico-affettive hanno variamente contribuito allo spostamento dei termini verso un insieme di regole non sempre riconducibili a evidenze scientifiche.

È comunque opportuno considerare che un divezzamento troppo precoce potrebbe comportare un aumento del rischio non solo di diarrea e allergie alimentari, ma anche di squilibri nutrizionali secondari alla precoce sospensione dell’allattamento al seno e che, al contrario, divezzare troppo tardi potrebbe provocare ritardo di crescita, deficit immunitari, e parimenti malnutrizione, se il latte materno rimane l’unico alimento fornito al bambino dopo il sesto mese di vita.

Un bambino che assuma regolarmente latte materno durante il divezzamento arriva a una quota giornaliera di acido arachidonico e docosaesaenoico raggiungibile solo con quantitativi non realistici di alimenti animali quali uovo, pesce o fegato. Nel secondo semestre, il latte materno favorisce l’introduzione di alimenti

solidi, garantendo: ◗ il mantenimento dell’apporto proteico entro limiti accettabili (prevenzione di adiposità e sovrappeso/obesità); ◗ l’incremento dell’apporto di acidi grassi polinsaturi a lunga catena (LC-PUFA) e colesterolo (migliore performance di sviluppo mentale a distanza);

◗ l’incremento dell’apporto di glutammina (come amminoacido libero), glutammato e lisozima (antibatterico) a possibile effetto protettivo sulla mucosa intestinale; ◗ la prosecuzione dell’apporto di fattori di crescita ad azione immunomodulante e immunostimolante e protettivi (interleuchine, nucleotidi, IgA, oligosaccaridi).

L’introduzione di alimenti solidi, a partire dalla prima pappa con carne, assicura l’apporto di quei micronutrienti e macronutrienti che rappresentano gli elementi limitanti per la crescita di un soggetto che continui a essere allattato esclusivamente al seno, cioè zinco, ferro, vitamine A e D, energia e proteine di elevato valore biologico.

Quando il latte materno non è più disponibile durante il divezzamento, le formule “di proseguimento” assicurano un apporto di nutrienti sicuramente più adeguato alle esigenze del bambino rispetto al latte vaccino, poiché hanno un contenuto proteico ridotto, un minor contenuto di grassi saturi e una maggiore concentrazione di grassi polinsaturi, ferro e zinco. L’introduzione di latte vaccino e/o di altra specie animale va quindi posticipata almeno oltre il 12° mese di vita.

Patrizia Andrioli
Patrizia Andrioli
Lecce
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Francesco, che dire, sei un'Anima, meravigliosa, Ti conosco da mesi e subito ho compreso il tuo spessore umano oltre che professionale. Sei stato così gentile ad ascoltarmi, l'altro giorno, a cercare di capire la mia sofferenza... Grazie per tutto quello che fai per noi con tanto amore e tanta passione. Ogni tuo prezioso consiglio ci migliora la vita. Grazie con tutto il cuore 💚

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